Milano, 30 dicembre 2016   |  

Sempre più moschee illegali mascherate da centri culturali

I Comuni in Lombardia, che hanno risposto alla richiesta di collaborazione per la mappatura dei centri islamici sono 700

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"Sono esattamente 700 i comuni della Lombardia che hanno risposto alla nostra richiesta di collaborazione volontaria riguardante il monitoraggio dei luoghi di culto in applicazione alle normativa regionale vigente. Alcuni di questi si sono limitati a inviare solo ed esclusivamente la mappatura dei punti di preghiera presenti nel Piano di governo del territorio, altri hanno invece collaborato concretamente segnalando 'criticità' che potrebbero essere non conformi alle leggi urbanistiche della Lombardia". Lo afferma Viviana Beccalossi, assessore regionale al Territorio, Urbanistica, Difesa del suolo e Città Metropolitana, delegata dal presidente Maroni a porre in essere ogni tipo di azione contro il radicalismo islamico, tracciando un bilancio di fine anno relativamente all'azione di monitoraggio dei luoghi di culto, con particolare riferimento alle moschee, ai centri islamici e alle scuole coraniche.

Il maggior numero di risposte è giunto dalla provincia di Brescia (111), seguita da Bergamo (94), Pavia (73), Milano (72), Varese (68), Cremona (58), Como (52), Sondrio (45), Lecco (42), Mantova (33), Lodi (27) e Monza (25). Tra i capoluoghi mancano all'appello Brescia, Como, Lecco, Mantova e Varese. In totale, dalle risposte giunte dai Comuni, sono più di una settantina i casi da approfondire, una trentina dei quali caratterizzata da evidenti 'criticità.

L'assessore cita, solo a titolo esemplificativo il caso di Casalmaggiore (Cremona) dove i locali di una macelleria, da anni, sono utilizzati anche come punto di aggregazione islamico. Quelli di Cinisello Balsamo (Milano) e Macherio (Monza) dove i centri islamici sono oggetto a ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato o ancora quelli di Isorella e San Paolo (Brescia) dove, così come sembra essere consuetudine in molte altre realtà lombarde, esistono luoghi di aggregazione musulmana destinati al culto che non rispondono alla legge regionale. Senza dimenticare, poi - aggiunge Viviana Beccalossi - il caso di Sesto San Giovanni, salita di recente, suo malgrado, alla ribalta delle cronache per la cattura del terrorista di Berlino, dove si registra l'anomalia di una moschea 'provvisoria'.

I recenti fatti di cronaca evidenziano come il  lavoro di Regione Lombardia sia utile e necessario. Al di là della verifica del rispetto delle leggi urbanistiche, di stretta competenza del suo assessorato, si è  avuto un riscontro positivo della bontà dell'azione di monitoraggio anche in tema di sicurezza. La Prefettura di Milano, Carabinieri e Polizia hanno infatti richiesto la documentazione fin qui trasmessa a Regione Lombardia dai comuni. È ora necessario capire in che modo sia possibile porre in essere, magari con provvedimenti di legge, restrizioni e controlli anche sui centri culturali islamici.

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