Sondrio, 05 giugno 2019   |  

La Masseria delle Allodole

di Gabriella Stucchi

L’autrice propone in modo toccante la storia del genocidio armeno

Arslanlibro

Il libro, ambientato in Anatolia, si apre con la storia di una famiglia armena di cui sono descritti i vari componenti, ciascuno con il proprio carattere, la propria attività, i rapporti con l’ambiente. Siamo nel 1915, allo scoppio della prima guerra mondiale. Il capofamiglia, il vecchio Hamparzum, muore stringendo la manina del piccolo nipote Nubar, un’immagine che ha del prodigioso, di cui tutto il quartiere parla.

Sempad, il secondogenito, si deve ora occupare della famiglia, perché il primogenito Yerwant si è trasferito in Italia, dove è medico molto ricco e apprezzato. Ma Yerwant riflette a lungo e si prepara per una visita al paese natale, anche per mostrare i progressi ottenuti. Sempad è felice e pensa dove potrebbe sorgere la villa di Yerwant.

Ma il maggio 1915 si avvicina l’ora del massacro. Alla famiglia Arslan si presenta il medico Krikor che comunica che tutti gli uomini sono convocati in pretura nel pomeriggio. Temendo il peggio, Sempad e Krikor decidono di rifugiarsi per una giornata alla Masseria delle Allodole. Mentre in città aumenta il panico, Shushanig, la moglie di Sempad, decide di raggiungere il marito alla Masseria delle Allodole insieme a tutta la sua famiglia e ad alcuni amici. Yerwant, pur avvertendo il pericolo, non rinuncia al suo progetto e si accinge a partire, di nascosto dai suoi.

Intanto un gruppo di soldati si dirige verso la Masseria delle Allodole, la invade e uccide tutti i maschi, mentre le donne tornano in città, confortate da Ismene, una lamentatrice greca. Iniziano i riti per i massacrati: così Sampad e i suoi avranno una sepoltura, mentre gli altri armeni che saranno trucidati resteranno cadaveri insepolti. Le donne armene sono allontanate e dirette verso Aleppo, con l’intenzione di privarle di ciò che possiedono ed anche di violentarle o ucciderle. Con loro anche vecchi, zoppi, donne anziane.

Yerwant, giunto nel paese, legge sui giornali le poche informazioni sulle stragi armene e comincia a capire il disegno di morte in cui anche Sempad è stato coinvolto, poiché non ha più scritto notizie. Si sente oppresso da un senso di colpa, come sopravvissuto e nel 1924 chiede al governo italiano il permesso di togliere legalmente dal suo cognome la finale “ian” che denuncia l’origine armena.

Intanto continua il cammino delle donne guidate da alcune giovani che hanno frequentato le scuole, tra cui Azniv, Veron, Haiganush, la figlia del maestro, Vartuhi l’impiegata della posta, insieme al vecchio prete Hovhannes: sono convinte di farcela. Ma all’improvviso arrivano i cavalli di una delle tribù curde, poi altri, che circondano i carri e rubano tutto quello che trovano, impiccando chi si oppone, compreso il vecchio prete, a cui cavano gli occhi. Viene poi amorevolmente seppellito, tra pianti e preghiere.

Ormai la carovana è in completa balìa dei gendarmi. Gli orrori continuano: le tribù curde uccidono, rubano, stuprano le donne, portano via le ragazze e le bambine per i loro harem. La descrizione è straziante: i sopravvissuti soffrono anche per la fame e per la sete. Le sopravvissute, tra cui Shushanig e Azniv, sono seguite da Ismene, il mendicante Nazim e il prete greco Isacco con la moglie, che cercano un modo per aiutarle. Ad Aleppo riescono a trovare Zareh, fratello di Sempad e amico della moglie del console francese. Fuggono su una carrozza, ma Azniv viene uccisa con un colpo di sciabola che le tronca la testa, proprio mentre canta. La fuga continua, e corrompendo alcune guardie, riescono a portar via Shushanig e i suoi figli ancora in vita (Arussiag, Henriette e Nubar) e a nasconderli fino a che non potranno essere portati in Italia da Yerwant al sicuro.

Il romanzo si chiude con la voce della narratrice "nessuno, caro lettore, è più tornato nella piccola città".

L’autrice propone in modo toccante la storia del genocidio armeno, attraverso le vicende di un gruppo di armeni che vissero in Anatolia vittime dei rastrellamenti organizzati dal governo turco.

Antonia Arslan “La Masseria delle Allodole” – BUR – euro 7.80

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