Sondrio, 08 maggio 2020   |  

La misericordia di Dio tra sofferenza e compassione

di Gabriella Stucchi

Nella forza dello Spirito, la storia del mondo e dell’universo è portatrice e rivelatrice di un’unica verità inconfondibile e irrinunciabile: Dio si dona continuamente all’uomo, perché «Deus caritas est» (1Gv 4,8).

La misericordia di Dio

L’autore Vincenzo Palumbo, insegnante di Teologia dogmatica all’Istituto superiore di scienze religiose a Capua, affiliato alla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia meridionale, offre un contributo per approfondire il rapporto esistente tra sofferenza e compassione, presentando il percorso compiuto da alcuni teologi contemporanei.

Si parte dalla “teologia della croce”: proprio attraverso la croce si realizza la salvezza dell’uomo, nell’obbedienza amorosa del Padre, che comunica la sua esperienza di amore crocifisso, che prende la “miseria” nostra nel suo cuore. L’autore sottolinea poi gli apporti del magistero conciliare e post-conciliare, rilevando il contributo della “Gaudium et spes” del 1965, in cui è dichiarato che la risposta agli interrogativi che sembrano senza soluzione è da trovare nel mistero pasquale di Cristo.

Nella lettera apostolica di Giovanni Paolo II “Salvifici doloris” del 1984 la sofferenza assume un valore altissimo, in quanto la redenzione si è compiuta mediante la sofferenza di Cristo, dando un valore nuovo al dolore umano: la sofferenza unisce a lui, santifica, prepara il giorno in cui Dio asciugherà ogni lacrima. Giovanni Paolo II nell’enciclica “Dominum et vivificantem” aggiunge che lo Spirito Santo trasforma la sofferenza di Gesù in amore che ha forza di redenzione.

Vengono poi proposte prospettive di ricerca di teologi contemporanei di origine cattolica e protestante, in cui si avverte che l’interesse per la teologia della croce è aumentato grazie alla riflessione in rapporto alla trilogia trinitaria.

L’autore dedica un intero capitolo a Marcello Bordoni, sacerdote della Diocesi di Roma morto nel 2013, docente di cristologia all’Università Lateranense; ne analizza il pensiero e deduce che “alla luce della storia di Gesù, la croce è il luogo teologico dove è manifestato in pienezza l’amore libero e gratuito del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”, quindi “rivelazione dell’amore trinitario di Dio”.

Si presenta poi il pensiero di Bruno Forte, teologo, filosofo, arcivescovo metropolita di Chieti-Vasto. Egli sottolinea che “la cristologia nasce dalla storia”, cioè il Dio cristiano è nella storia, Gesù è il centro del mondo e l’inizio di una direzione nuova nella storia, in cui ci sono molte sofferenze e Dio non è impassibile alle nostre sofferenze. Egli prende l’iniziativa di offrire il Figlio che in obbedienza al Padre si offre nello Spirito, il quale rivela il vero volto di Dio che è amore.

Si tratta quindi di un amore trinitario. Il Padre del Crocifisso è il Dio che dà senso alla sofferenza del mondo mediante la croce, in cui si manifesta l’incarnazione. Gesù è lasciato solo sulla croce, ma la Pasqua di risurrezione è segno di riconciliazione e realizza il disegno di salvezza mediante lo Spirito che rende il Cristo vivo e operante nell’oggi.

Gesù ha sofferto, ma questo rivela la verità del Padre: “Chi ha visto me ha visto il Padre” (Gv 14,9). La bellezza del Dio cristiano si manifesta quando assume il patire, il morire. Il mistero del dolore e dell’amore di Dio rivelano nella croce il vero volto del dio cristiano che è con noi e per noi: il Dio della “compassione”. Dio dell’umanità, “cum-patire”: Dio patisce con e per l’uomo la sua sofferenza.

La vicinanza di Dio ai sofferenti esprime l’amore, quindi annulla la domanda del perché il dolore, perché la sofferenza, in quanto essi sono chiamati con il Crocifisso a trasformare, nello Spirito Santo, il dolore in amore. Gesù crocifisso, amore nei segni del dolore, è la via che conduce alla Bellezza eterna, unica salvezza del mondo.

Nel IV capitolo l’autore propone il pensiero del teologo Giacomo Canobbio, secondo il quale è la necessità dell’uomo di sperimentare la solidarietà di Dio che gli fa percepire un Dio che prova dolore, compassione per l’uomo, quasi condividendolo, così da generare l’amore redentivo in Gesù Cristo, affinché, per mezzo della sua pietà, nell’uomo l’amore possa rivelarsi più forte del peccato (cfr. enciclica “Dominum et vivificantem” di Giovanni Paolo II). Dio manifesta così la sua “compassione” e solidarietà. Ma si rileva che il Dio che ci può salvare è un Dio non soggetto alla sofferenza, ma un Dio pienezza di vita a tal punto che non sopporta la sofferenza degli uomini. La sofferenza di Dio non è uguale a quella degli uomini.

Il capitolo V presenta il pensiero di Vito Mancuso, dottore in Teologia , insegnante di Filosofia e Teologia presso l’Università Via e Salute san Raffaele di Milano.
Egli si pone il problema del dolore innocente. Secondo Mancuso Dio non interviene né nella natura, né nella storia, ma nella parte spirituale dell’uomo, in colui che gratuitamente ama, facendosi prossimo a colui che è nella sofferenza, in quanto questi accoglie la grazia. Dio è amore ed egli è solo dove c’è lo spirito dell’amore.

L’handicap è il luogo dove appare la più grande miseria, ma anche la più grande nobiltà dell’uomo. Dio è dove l’uomo si fa capace di bene e di amore e la cura dei portatori di handicap è una delle più sublimi forme di gratuità: quando si agisce così si è visitati dalla grazia (da Dio). Mancuso chiarisce che la redenzione degli uomini deve essere pensata in connessione con “la caducità di cui è vittima la natura, e di cui l’handicap è uno dei segni più eloquenti”. Dio Padre come subisce la morte del Figlio, così subisce la necessità di una natura libera, che può anche sbagliare, e che di fatto talora sbaglia nel generare i suoi figli. (Mancuso “Il dolore innocente”, 152).

Nelle “Conclusioni” l’autore riprende passi della bolla di indizione del Giubileo straordinario della misericordia di papa Francesco del 20 novembre 2016 e cita passi di san Giovanni XXIII, di Paolo VI e di san Giovanni Paolo II sul tema della misericordia, come pure l’enciclica di Benedetto XVI “Deus caritas est”.

“La misericordia è evento sostanziale della vita del credente in quanto è un incontrare quotidianamente il verbo di Dio che ha assunto una carne mortale per amore nostro, diventando il Salvatore misericordioso, icona della sensibilità del Padre, fino alla morte di croce”. Occorre quindi “cum-pati”, “soffrire con”, farsi carico del dolore altrui, provare dolore per la sofferenza degli altri”.

Il libro è molto impegnativo per la lettura, ma assai importante per cogliere, attraverso le numerose citazioni bibliche, ecclesiastiche e filosofiche, il grande valore dell’amore misericordioso del Padre e, di conseguenza, l’amore del cristiano in particolare nei confronti di chi soffre ed è in difficoltà.

Vincenzo Palumbo ”La misericordia di Dio tra sofferenza e compassione”
EDB - euro 35.00

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