Sondrio, 08 ottobre 2018   |  
Società   |  Cronaca

La movida sondriese non deve scimmiottare quella milanese

di Alberto Comuzzi

La socializzazione dei giovani non può essere confinata dentro e fuori bar alla moda dove l'alcool diventa elemento catalizzatore e alfiere di comportamenti disinibitori.

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Movida in una città italiana (foto d'archivio)

La movida milanese, che nulla ha da invidiare a quella catalana, ha contagiato anche Sondrio che, seppure in formato alpestre, per ora si concentra nelle serate di venerdì e sabato. Non va bene ubriacarsi e schiamazzare, anche se in stile valtellinese, vale a dire un paio di sere la settimana e non di più.

È un dato di fatto che ormai non c'è città italiana che non registri un aumento della vita serale e notturna, soprattutto dei giovani (teenagers inclusi).

Il business legato alla movida registra incassi vertiginosi, parliamo di Milano in particolare dove qualcuno sospetta che non pochi locali che la animano siano gestiti da apparati formalmente rispettosi della legge, ma eticamente non esemplari e, in alcuni casi al limite della legalità. Non così a Sondrio dove la movida resta unicamente una forma moderna di socializzazione e una forma di trasgressione, tutto sommato, naive.

È un fatto oggettivo, però, che la liberalizzazione delle licenze abbia favorito, sia nel centro storico che in periferia l'apertura di nuovi locali. Le varie campagne contro l'abuso di alcool che enti e istituzioni promuovono, spesso con enfasi, finiscono pertanto ad avere un unico sapore: quello di uno sterile moralismo.

Da un lato si promuovono seminari per la prevenzione dell'alcolismo e dei danni da questo prodotti, dall'altro si amplia l'offerta per il consumo di vino e di alcolici. L'endemico cerchiobbottismo italiano (l'espressione calza benissimo in questo caso).

Così il venerdì e il sabato torme di giovani gironzolano, mezzi inebetiti dall'alcol – e, in qualche caso, non solo – disturbando il sonno di non pochi sondriesi. Non a caso, nella recente riunione in prefettura, giovedì 4 Ottobre, presenti tutte le autorità preposte all'ordine pubblico, una delegazione di cittadini sondriesi ha sollevato il problema.

In centro città, in meno di un chilometro quadrato, si contano una quindicina di locali aperti sino a tarda notte per la comprensibile "gioia" di chi ha la "fortuna" di vivere nei paraggi.

Senza puntare l'indice accusatore verso l'Amministrazione comunale non si può però non rilevare che per favorire la socializzazione dei giovani esistono altre forme più efficaci che quella di lasciar loro alzare, tre, quattro, cinque volte, bicchieri colmi d'alcool, afferrati da mani sempre più tremolanti a mano a mano che la sera affonda nella notte.

Nulla da eccepire se nelle sere di fine settimana un giovane si trova con i propri coetanei in un bar a ridere e a scherzare, in modo civile, ovviamente. È un suo diritto, legittimo e forse anche tranquillizzante per gli stessi genitori.

Identico diritto di vedere salvaguardato il proprio riposo hanno però anche i cittadini che vivono negli stabili o in prossimità di quelli in cui prosperano le attività della movida. Qui l'intervento delle autorità è indispensabile.

Insomma, grazie alla salubre aria di montagna e al contesto che la circonda Sondrio potrebbe diventare un modello originale di movida non più caratterizzata da fumo di sigarette, cocktail di distruttivi alcolici, bottiglie di vino e birra sparse lungo i marciapiedi, schiamazzi etc. etc., ma da un allegro sommesso vociare di giovani intenti più a gustare stuzzichini di bresaola, bitto, casera innaffiati da moderate dosi dei prelibati vini valtellinesi.

 

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