Sondrio, 12 febbraio 2017   |  

La Rai e Crozza sanno di svolgere un servizio pubblico?

di Alberto Comuzzi

Il nervosismo dell'intero apparato mediatico e di chi lo governa è palese per quanto sta accadendo negli Stati Uniti. Si teme che le decisioni di Trump possano presto contagiare l'Europa cambiando equilibri politici ed economici.

crozzatrumpimgres

Nella serata finale di Sanremo che stavamo guardando per quanto un po' distrattamente siamo stati negativamente colpiti dalla satira di Crozza sul presidente Trump, fino a prova contraria legittimo presidente degli Stati Uniti. In sala c'era anche il Direttore Generale della Rai che ha mostrato di gradire la “performance” del comico genovese. Ci sembra sconcertante che il servizio pubblico si permetta di mettere in questo modo alla berlina il Presidente di un Paese con cui abbiamo tutto l'interesse ad avere buoni rapporti. Su La7 o su qualsiasi altra televisione privata Crozza sarebbe stato abilitato a fare la satira pungente in cui è maestro. Sulla televisione di Stato ci pare impropria.

Crozza fa parte di quella nomenclatura di intellettuali progressisti che, a parole sferzano “i potenti” fingendo di stare dalla parte dei deboli e dei poveri, ma che, grazie ai loro elevati redditi, vivono agiatamente attenti a non perdere i privilegi che il loro status consente.

Dall'avvento di Trump c'è, in Italia, un clima di agitazione tra quei ceti politici, economici, finanziari e culturali che, ben assestati al potere in virtù anche dei legami
costruiti con l'apparato democratico che ha governato gli stati Uniti dal 1993 al Gennaio scorso (a parte l'intermezzo di Bush), temono ora di veder messa in discussione la propria posizione.

Mentre negli Stati Uniti nessuno contesta lo spoil system (dirigenti e funzionari sono strettamente legati alle fortune dei propri leader di cui condividono la sorte) nel nostro Paese chi campa di politica deve riposizionarsi velocemente se mutano gli assetti di potere, oppure deve rassegnarsi a rimanere parcheggiato in qualche ufficio pubblico o para pubblico perdendo il proprio “poterino”, ma conservando – e in qualche caso addirittura migliorando – stipendi e fringe benefit.
Ecco il clima in Italia non è ancora quello da 8 Settembre 1943 (tutti a casa con quello che è poi accaduto fino al Maggio 1945), ma i più svelti hanno capito che con Trump qualcosa è cambiato.

La storia ci ha insegnato che ciò che avviene negli stati Uniti poi si riverbera in Europa; in genere, prima in Francia e subito dopo in altri Paesi. In Italia l'onda lunga di Trump farà probabilmente sentire i propri effetti il prossimo anno (i tempi si stanno accorciando terribilmente rispetto al passato).

È sintomatico però che, fino ad oggi, per quello che se ne sa, gli unici politici italiani ad essere stati invitati dall'Amministrazione Trump negli Stati Uniti siano stati il senatore Giulio Tremonti e il governatore della Lombardia, Roberto Maroni. Illuminante anche la telefonata arrivata, con comodo, dopo quella con una decina di altri leader europei e non, tra il Presidente degli Stati Uniti e il nostro primo ministro, Paolo Gentiloni.

C'è poco da fare satira o prendere sotto gamba Trump. Gli americani che hanno eletto Trump non scherzano e probabilmente non ridono neppure con le battute di Pulcinella. Anche l'humor anglosassone è diverso dal nostro. Dobbiamo cominciare a tenerne conto, seriamente.

 

Appuntamenti

Ritrovaci su Facebook

Caleidoscopio

18 Ottobre 202 a.C. battaglia di Zama. Scipione l'Africano sconfigge Annibale, assicurando la vittoria alla Repubblica romana

Social

newFB newTwitter