Tirano , 08 marzo 2018   |  

La tiranese Rosa Genoni, intelligente femminista del XX secolo

di Donatella Salambat

Per onorare la figura di una stilista che ha lanciato la moda italiana nel mondo, dal 19 Maggio al 17 Giugno, Tirano le dedica una mostra all'interno del calendario “Universi femminili”.

RG FOTO ROSA TANAGRA E CAPPELLO

Fotografie dell' Archivio Genoni-Podreidera

Che cosa ha da invidiare la moda italiana a quella francese? Credo sia stata la domanda che Rosa Genoni, nata a Tirano in provincia di Sondrio nel 1867, primogenita di 18 fratelli, si pose ancora ragazzina quando, all'età di nove anni, si trovò ad apprendere i primi rudimenti di sartoria dalla zia paterna a Milano mandata dalla mamma Margherita, sarta di Grosio e dal papà, Luigi, calzolaio di Tirano.

Rosa Genoni, caparbia, volitiva, audace, incarna il ruolo di donna capace di emergere in una società tendenzialmente maschilista dimostrando che le donne sono intelligenti e capaci quanto e spesso anche più degli uomini. Rosa arriva nel capoluogo lombardo nel pieno dello sviluppo industriale e commerciale. Nell'hinterland è fiorente l'industria tessile ed aprono molti laboratori di sartoria in cui trovano occupazione molte donne come operaie, sarte, cucitrici, ricamatrici, stiratrici o “piscinine”, le apprendiste di bottega, nomignolo che verrà affibbiato anche alla piccola Rosa.

In quegli anni la giovinetta si immerge nel lavoro di sartoria e frequenta la scuola serale per ottenere la licenza elementare. Frequentando i circoli operai incontra Anna Kuliscioff con la quale stringe un'amicizia che durerà tutta la vita. Per imparare il francesce frequenta i corsi comunali festivi; frequenta il partito opeaio e nel 1884 all'età di 18 anni ha occasione di recarsi a Parigi  dove rimarrà quasi 3 anni  per capire il processo creativo e i metodi produttivi della moda d'Oltralpe.

Nel 1888 torna a Milano e viene assunta dalla sartoria Bellotti, riuscendo così ad aiutare i fratelli ad andare in Australia, dove il Governo assegna ad ogni immigrato  tanta terra quanta ogni affittavolo riesce a dissodarne. Suo fratello Ernesto, introdurrà in quel Paese la coltura biodinamica negli anni quaranta.

Meno fortunato è il fratello Battista, accusato ingiustamente di omicidio. Per aiutarlo Rosa si rivolge ad uno degli avvocati penalisti più importanti di Milano, Alfredo Podreider. I due si innamorano, ma il loro amore è contrastato dalla madre di Alfredo, Carolina, che vede in Rosa una donna troppo indipendente. Nonostante la nascita, nel 1903, della figlia Fanny, la coppia dovrà attendere fino al 1924, anno della morte della suocera, per consacrare la loro unione con il matrimonio.

Nel 1905 Rosa Genoni entra alla Società Umanitaria, scuola professionale femminile, come insegnante di Storia del Costume, incoraggiando le proprie allieve a disegnare e a creare modelli. È sempre più convinta dell'alta qualità della sartoria italiana rispetto a quella francesce. Così, nel 1906, allestisce un intero padiglione all'Esposizione Internazionale di Milano esponendo otto modelli. Per le sue creazioni trae spunto dall'arte italiana e dai dipinti del Botticelli. Espone abiti sfarzosi, utilizza e riadatta sete, velluti, perle, pizzi e merletti, tutto rigorosamente di produzione italiana. Questo le fa conquistare il Gran Premio  della Giuria Internazionale e partecipa al Primo Congresso delle Donne Italiane a Roma, che si svolge dal 23 al 30 Aprile 1908 dove, insieme a Carlotta Clerici, entrambe  delegate dell'Umanitaria, Rosa propone l'idea di Moda Italiana maturata negli anni.

Rosa è una donna inarrestabile, riesce a portare il suo stile anche sul palcoscenico. Infatti, l'attrice Lyda Borelli, indossa un modello chiamato “Tanagra” nella rappresentazione della commedia di Paul Gavault “Matrimonio di Giacomina” al teatro Olimpia di Milano. Questo capo è un modello trasformabile e di semplice realizzazione. L'abito ottiene un largo consenso di pubblico tanto da essere pubblicato nella rivista per signore “Marhgerita” e nel settimanale popolare “L'Illustrazione italiana”.

Rosa, donna dai mille interessi, insieme ad altre figure femminili di spicco dell'epoca come Anna Maria Mozzoni, Anna Kuliscioff e Argentina Altobelli, si batte per i diritti delle donne nel mondo del lavoro. Scrive articoli  per l'abolizione  dell'orario notturno, del divieto delle mansioni pericolose e insalubtri, per i due mesi di congedo per maternità e le otto ore lavorative su "La Difesa della Lavoratrici" il giornale di Anna Kuliscioff con la quale stringe una grande amicizia; con Anna parteciperà al Congresso Internazionale Socialista a Zurigo.

A distogliere Rosa dal mondo della moda sarà lo scoppio della guerra in Libia (1911) e del Primo Conflitto Mondiale. Pacifista convinta, in quegli anni si recherà nelle capitali europee con il Comitato per la Pace. Insieme al fratello, Ernesto e al marito, fonda la “Pro Umanitate” per assistere i prigionieri di guerra. Partecipa, unica italiana, al Primo Congresso Internazionale Femminile dell'Aja nel Maggio del 1915 e si reca con altre delegate a Londra per perorare la causa della Pace. Rosa durante il Primo conflitto si attiva ad assistere i prigionieri di guerra italiani in Austria.

Nel 1925 muore la sua cara amica Kuliscioff. Nel 1933, Rosa obbligata a lasciare l'insegnamento all'Umanitaria per non giurare fedeltà al Fascismo, si dedica allo studio dell'Antroposofia e tenterà le prime coltivazioni biodinamiche in Italia. Per trent'anni vivrà appartata fino al 1954, anno in cui si spegnerà non nella “sua” Milano, ma a Varese.

Una donna che ha lasciato un impronta indelebile nella storia e per questo,  la nipote Raffaella Podreider, curatrice dell'Archivio Genoni-Podreidera a Milano,  città d'adozione di Rosa Genoni le ha dedicato una mostra speciale, all'Archivio di Stato a Milano che chiuderà il 17 Marzo;  nelle sale sono esposti  abiti, bozzetti, documenti autentici e inediti di Rosa Genoni la cui firma stilistica è stata anche collegata a Casa Savoia e all'alta società  mondana europea del suo tempo: la baronessa Marie de Liebenberg, donna Carla Erba, Lyda Borelli, Eleonora Duse, Anna Kuliscioff. La città che le diede i natali, Tirano, dal 19 Maggio al 17 Giugno, le dedicherà una mostra all'interno del calendario “Universi femminili”.

Rosa Genoni, è stata una pioniera nel campo della moda, della politica e dell'imprenditoria. Ha mostrato l'eccellenza del femminino in un periodo in cui il maschilismo era ben più imperante dell'odierno pur così gravido di violenza. La Genoni è un'antesignana intelligente dell'emancipazione femminile che è cosa ben diversa dal voler competere con l'universo maschile tentando di somigliargli.

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