Sondrio , 11 aprile 2018   |  

Latte: in arrivo nuove regole

E' quanto richiesto dalla Coldiretti di fronte alle comunicazioni di unilaterali di variazione al ribasso del prezzo alla stalla, o di riduzione delle quantità richieste rispetto agli accordi presi

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E’ quanto chiede la Coldiretti di fronte alle comunicazioni unilaterali di variazione al ribasso del prezzo alla stalla, o di riduzione delle quantità richieste rispetto agli accordi presi, che le industrie stanno mandando agli allevatori e che mettono a rischio la sopravvivenza e il lavoro di oltre 30mila aziende agricole, senza considerare l’indotto. 

La legge 91 del Luglio 2015  prevede infatti l’obbligo di contratti scritti della durata minima di 12 mesi. E proprio ai sensi della normativa vigente, alla Coldiretti continuano ad affluire le deleghe firmate dai singoli allevatori che incaricano l’organizzazione a rappresentarli sia di fronte alle industrie in sede di trattative per il prezzo sia di fronte ai magistrati nel caso scoppiasse una vera e propria guerra giudiziaria con le aziende di trasformazione.

Le modifiche unilaterali al ribasso del prezzo del latte  vanno contro una situazione di mercato che invece offre segnali positivi, a partire dalle quotazioni del Parmigiano Reggiano che con stagionatura a 18 mesi sulla Borsa di Parma ha toccato il record di 10,63 euro al chilo, la quotazione più alta registrata negli ultimi cinque anni. Volano anche i valori del burro che ha toccato i 4,80 euro al chilo con un progresso del 10,47 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, un trend accompagnato anche da un aumento del 12,5 per cento della spesa delle famiglie. In progresso anche il latte spot (quello venduto al di fuori dei normali contratti di fornitura) che alla Borsa di Lodi, principale piazza di riferimento italiana, ha ripreso a crescere con un balzo di quasi il 7 per cento nell’ultimo mese.

Come se non bastasse mai così tanto formaggio italiano è stato consumato all’estero come nel 2017 che ha fatto segnare un record storico con l’aumento del 6 per cento in quantità rispetto allo scorso anno che ha portato a ben il 63 per cento l’incremento delle spedizioni nel corso di un decennio, come in Francia dove è diretto quasi un quarto del totale esportato (23 per cento), in Germania che si colloca al secondo posto tra i principali clienti, in Gran Bretagna e negli gli Stati Uniti dove nell’ultimo anno si è verificato un aumento del 10 per cento delle spedizioni.

E in cima alla lista dei formaggi italiani più richiesti all’estero ci sono proprio il Grana Padano ed il Parmigiano Reggiano, che oltre a essere punti di riferimento importanti per il prezzo del latte italiano, in quantità rappresentano il 21 per cento del totale esportato e che guidano la lista del 51 formaggi italiani che hanno avuto il riconoscimento dell’Unione Europea come denominazione di origine (Dop/Igp) a partire dal Pecorino Romano, dal Gorgonzola e dalla mozzarella di Bufala Campana e che fanno segnare volumi importanti nell’export. 

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