Milano , 28 ottobre 2016   |  
Cronaca   |  Cultura

Le Penne Nere testimonianza storica di un Paese immemore delle proprie radici

di Alberto Comuzzi

All'Università Statale di Milano un convegno sulla Guerra Bianca che ha visto tanti giovani italiani soffrire e anche morire per conquistare e difendere lembi di terra patria.

Artiglieri da montagna

Artiglieri da montagna sull'Adamello (1915-1918)

La prima guerra mondiale (1915-1918) e la cosiddetta guerra bianca combattuta dagli Alpini su cime alte oltre i 3200 metri d'altezza possono dire qualcosa a noi e ai nostri giovani?

Certamente, sì, almeno per l'Ufficio studi dell'Ana (Associazione nazionale alpini) che, giovedì mattina 27 Ottobre all'Università Statale di Milano, ha promosso il convegno “La Guerra Bianca. Sui ghiacciai dell’Adamello” con le relazioni di Mario Isnenghi, Nicola Labanca e Gianni Oliva, mentre Massimo Bernardini ha svolto il compito di moderatore.

Diversi gli spunti di riflessione emersi dopo l'intervento del presidente nazionale dell'Ana, Sebastiano Favero, che ha ricordato che per celebrare il centenario della Grande Guerra siano stati catalogati ben 65 interventi di restauro di luoghi dove le truppe alpine combatterono e, soprattutto che «fin dal 1919, anno di costituzione dell'Ana, il cappello con la penna nera sia stato simbolo più di solidarietà umana che di epici eroismi militari, che pure non sono mancati».

È stato osservato che diffondere la conoscenza dei fatti d’arme che consacrano il mito delle Penne Nere sulle montagne che sono ancora oggi i simboli della memoria (nel 1915 la conquista di Monte Nero; nel 1916 la Guerra Bianca sui ghiacciai dell’Adamello; nel 1917 l’Ortigara e la battaglia d’arresto; nel 1918 il Monte Grappa) significa ricordare la nostra storia il che equivale a comprendere chi siamo, da dove veniamo, «per poterci così confrontare», come ha sottolineato Favero, «con chi nulla ha a che fare con le nostre tradizioni e cultura».

Certo è che se là dove si dispensano i saperi, le Università, c'è la convinzione della «non spendibilità accademica dei fatti che, dal 1915 al 1918, hanno coinvolto oltre 4 milioni di italiani chiamati a vestire la divisa militare», come ha sostenuto uno dei relatori, risulta poi impensabile costruire nella nostra società una coscienza collettiva basata sulla condivisione storica di alcuni incontestabili fatti d'arme.

Altra affermazione risuonata sotto le volte quattrocentesche della Sala Crociera è stata: «Senza l'Europa l'Italia è morta». Un convincimento, questo, forse dettato più dal desiderio inconscio di sostenere nella battaglia referendaria il capo dl Governo, Matteo Renzi, che non dalla consapevolezza che l'Italia prima dell'euro aveva conosciuto un benessere diffuso e successivamente perso a mano a mano che crescevano i vincoli introdotti dall'indomita burocrazia europea.

A parte queste due “perle sfuggite dal seno” del tutto fuori tema, il convegno ha offerto spunti di grande interesse ed è stato un'ulteriore conferma della serietà e solidità dell'Ana, un sodalizio, unico al mondo, custode di quei valori che i suoi associati, gli Alpini, perfetti uomini della montagna, tanto bene incarnano: pazienza, temperanza, altruismo, resistenza e spirito di sacrificio.

 

 

 

 

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