Sondrio, 11 settembre 2017   |  
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Sondrio, Como, Lecco: perché i giovani devono emigrare?

di Alberto Comuzzi

La ripresa dell'economia è il vero problema da risolvere, prima ancora di mettere mano ai dossier emigranti e sicurezza, che quasi sempre sono le facce della stessa moneta

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In Italia risiedono 60.589.445 persone (dato Istat al 31 dicembre 2016), di cui più di 5 milioni di cittadinanza straniera, metà dei quali europei, pari all'8,3% dei residenti. Nel nostro Paese, informa sempre l'Istat, vi sono circa 200 nazionalità con la comunità rumena maggiormente rappresentata (23,2%) seguita da quella albanese (8,9%).

Mentre continuano a crescere le acquisizioni di cittadinanza – nel 2016 i nuovi italiani hanno superato il numero di 200.000 – il movimento migratorio di nostri connazionali verso l'estero fa registrare un saldo positivo di circa 144 mila unità, in lieve aumento rispetto all'anno precedente. Il dato più preoccupante però è che a lasciare l'Italia sono soprattutto i giovani con alto livello di istruzione, vale a dire laureati e ricercatori in materie scientifiche.

Di contro un titolo de “Il Sole 24Ore”, «Migranti: nel 2017 663 morti in Mediterraneo, quasi 252mila sbarchi in Italia» (edizione del 4 Aprile), illustra chiaramente come la Penisola si stia ripopolando con un'immigrazione fuori controllo. Ai migranti sbarcati quest'anno vanno aggiunti quelli del 2016, che sono stati 181.436, circa il 18% in più dell’anno precedente, il 2015 (153.842) e oltre il 6% in più del 2014, che pure aveva registrato 170.100 arrivi.

Tommaso Frattini, professore di Economia del Lavoro all’Università di Milano e responsabile, assieme a Ainhoa Aparicio Fenoll del Collegio Carlo Alberto di Torino, ha pubblicato lo scorso Febbraio lo studio “Migration Observatory’s Report: Immigrants’ integration in Europe” in cui sostiene come «In Italia si richiede manodopera a basso costo non qualificata da fuori dal Paese e si perde quella qualificata autoctona. La popolazione straniera in Italia è pari all’8,3%, e meno di un quarto risulta “occupato”. Il 34% svolge mansioni poco qualificati: i migranti occupano quei ruoli lavorativi che risultano sostenibili riducendo, ad esempio, gli interventi di prevenzione e sicurezza per le condizioni di lavoro».

Insomma l'Italia perde “cervelli” e importa prevalentemente mano d'opera dequalificata, con l'aggravante che per quella consistente parte che proviene da Paesi di tradizione musulmana risulta pure più complicato sviluppare efficaci politiche d'integrazione. Accoglienza, sicurezza, ma soprattutto reale ripresa economica sono i temi su cui si misureranno le diverse forze politiche nella prossima campagna elettorale.

Una disoccupazione giovanile che, in talune regioni, sfiora il 40 per cento e 150.000 italiani costretti ogni anno ad emigrare sono eloquenti indici di un Paese in grande sofferenza.

Anche i dati di un territorio tra i più evoluti come quello lecchese confermano il trend: i giovani “in panchina” (chi non studia e non lavora) in provincia sono infatti stimati tra i 5mila e i 6mila, in calo rispetto alla punta massima di 7mila, ma comunque il triplo rispetto al 2008, anno di inizio della crisi economica.

Per quanto riguarda la disoccupazione giovanile: gli under 24 che cercano un'occupazione si attestano attorno alle 2mila unità, contro i 7mila occupati, dati che sono in miglioramento negli ultimi due anni. «Lo squilibrio tra domanda e offerta giovanile – spiegano gli esperti del gruppo CLAS – si riduce troppo lentamente e nel caso dei giovani laureati si amplia addirittura.

Per quanto riguarda i diplomati e chi esce da un percorso professionale si ha un tasso di occupazione attorno al 70-75%. Il flusso dei neolaureati residenti nel territorio lecchese invece continua a essere ampiamente superiore alle necessità delle imprese. La conseguenza è la ricerca di occasioni di lavoro in area milanese o all'estero, con una perdita di capitale umano per il nostro tessuto economico». Sono infatti 29.300 i lecchesi che lavorano fuori provincia, mentre sono 20.800 quelli la raggiungono da fuori.

Anche in provincia di Sondrio (come a Como, del resto) sono pochissimi i giovani – e ancor meno quelli laureati – che riescono a trovare occupazione nel proprio territorio.

Nel 2018 celebreremo il dodicesimo anniversario della cosiddetta crisi dei subprime, quella “bolla finanziaria” con la quale gli Stati Uniti hanno infettato le economie di tutti i Paesi occidentali e che, proprio come una guerra, ha causato tanti lutti.

Quanti imprenditori italiani si sono suicidati perché non più in grado di proseguire nella loro attività? La sfida di chi governerà l'Italia nei prossimi anni sarà quella di rilanciarne l'economia, innanzi tutto. Quanto al resto: “l’intendance suivra” (vettovaglie e fureria seguiranno) come disse il generale de Gaulle al momento di intraprendere un cambiamento politico difficile.

 

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