Milano, 05 novembre 2019   |  

Lombardia legge elettorale semaforo verde per le modifiche

Consiglio regionale approva integrazioni a richiesta referendum con 47 voti a favore, respinti tutti gli emendamenti delle opposizioni

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Il Consiglio regionale della Lombardia, nella seduta odierna, ha dato il via libera alle modifiche della richiesta di referendum per l’abolizione della quota proporzionale nella legge elettorale nazionale, rese necessarie in base alle prescrizioni della Corte di Cassazione. La Suprema Corte, ha spiegato in Aula la Presidente della Commissione Affari Istituzionali, Alessandra Cappellari (Lega), ha invitato i promotori “a integrare la formulazione del quesito con integrale trascrizione dei testi delle disposizioni di cui si chiede l’abrogazione”.

Ha aggiunto, “ha proposto un titolo al fine di identificare meglio l’oggetto della consultazione, ossia ‘Abolizione del metodo proporzionale nell’attribuzione dei seggi in collegi plurinominali nel sistema elettorale della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica’”. Nel corso del dibattito, sono stati respinti oltre 30 emendamenti presentati dai gruppi di opposizione. Pollice verso anche per quattro Ordini del giorno del Movimento cinque Stelle e uno del Partito Democratico.

In sede di dichiarazione di voto, il Consigliere Niccolò Carretta (Lombardi Civici Europeisti), pur dichiarandosi estimatore del sistema maggioritario, ha fortemente criticato modi e tempi del dibattito sulla proposta all’attenzione dell’Aula di Palazzo Pirelli. Un percorso, ha detto, “pasticciato e non all’altezza della serietà che le meritano le nostre istituzioni”.

Sulla stessa linea il capogruppo pentastellato Marco Fumagalli: “Con i nostri emendamenti ed odg – ha stigmatizzato – abbiamo voluto portare in Consiglio delle iniziative niente affatto ostruzionistiche, che vertono su questioni importanti, come primarie, omogeneità dei collegi elettorali, tutela della rappresentatività delle minoranze, primarie di partito. La maggioranza, purtroppo, non è mai voluta entrare nel merito e consentire così una discussione seria”. J’accuse rispedito al mittente dal Consigliere azzurro Mauro Piazza. L’opposizione, ha osservato il Consigliere di Forza Italia, “è passata dal niente al troppo. Quando la richiesta di referendum è arrivata per la prima volta in Aula, ha preferito abbandonare i lavori, scegliendo di non partecipare a un dibattito che invece i partiti al governo della Regione hanno svolto in maniera pregevole, facendo onore al nostro ruolo. Mentre ho trovato effettivamente fuori ruolo il comportamento tenuto oggi, di fronte a modifiche solo formali e non sostanziali”. Piazza ha inoltre evidenziato come nel dibattito odierno, si sia fatta “un’eccessiva drammatizzazione del tema. Qui – ha sottolineato – non siamo di fronte ad alcun rischio per la democrazia. Cambiare il sistema elettorale non espone ad alcun pericolo di tale natura, tanto più quando se ne propone uno in vigore in Paesi con una tradizione democratica assai più antica della nostra”.

Per Fabio Pizzul, quello di oggi è stato un “secondo tempo” dopo la prima votazione di settembre, “nella quale il centrodestra ha voluto forzare i tempi per assecondare il bisogno di visibilità politica del leader della Lega. In quella circostanza – ha ricordato il Presidente del gruppo PD – non abbiamo preso parte alla discussione al voto perché volevamo manifestare con tutta l’evidenza possibile nei confronti di quelle modalità sbagliate. Oggi abbiamo voluto ribadire nel merito le nostre perplessità, invitando i partiti di maggioranza a un sussulto di dignità affinché questi temi tornino nel luogo in cui si deve parlare di legge elettorale, ossia le Aulee del Parlamento”.

Di tutt’altro avviso il numero uno dei consiglieri leghisti Roberto Anelli, secondo il quale “non c’è stata alcuna strumentalizzazione da parte del segretario del Carroccio. Lo conferma – ha spiegato – il fatto che Salvini da settimane non tocca questo argomento, di cui certo non ha bisogno per avere visibilità”. E in merito all’accusa di possibili ‘pericoli’ legati all’introduzione del maggioritario, il capogruppo della Lega non ha dubbi: “E’ certamente più democratico un sistema che consente ai cittadini di scegliere un partito o una coalizione sulla base di un programma preciso e trasparente e di sapere la sera stessa delle elezioni chi ha vinto e quindi chi li governerà per gli anni a seguire, piuttosto di un sistema che consente manovre e giochi di palazzo”.

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