Sondrio, 23 aprile 2020   |  

Libia si continua a morire anche di Covid-19

L’unica cosa che la pandemia da Coronavirus è non riuscita a fermare è la sanguinosa guerra tra il Governo di accordo nazionale guidato del Presidente Sarrraj e le milizie del generale Haftar non è ragionevole pensare che ciò accada dopo le premesse dello scorso anno

Libia map

Lo scorso anno a cavallo dei mesi di aprile e maggio a Tripoli si continuava a combattere nonostante il Ramadan. Il portavoce del Generale Haftar, oppositore del governo riconosciuto dalla comunità internazionale del presidente Serraj, era comparso in un video per incitare le truppe alla guerra santa nel mese del digiuno dei musulmani. La dichiarazione era arrivata dopo poche ore dalla richiesta dell'Onu di una tregua di una settimana. In poco più di un mese di combattimenti ebbero il bilancio di 400 morti e le Nazioni Unite parlavano di 55 mila sfollati.

Lo scorso marzo il Presidente Serraj e il Consiglio presidenziale libico avevano accolto con favore la richiesta umanitaria da parte di paesi stranieri di fermare le ostilità per consentire alle autorità del paese di rispondere alle minacce del Coronavirus. In una dichiarazione, il Consiglio presidenziale aveva dichiarato che era favorevole alla sicurezza di tutti i libici ovunque si trovassero, aggiungendo che stava lavorando con il Ministero della Salute per imporre misure preventive in tutta la Libia.

Il Consiglio presidenziale aveva invitato a sostenere gli sforzi volti a mantenere la pandemia di Coronavirus lontano dalla Libia, ribadendo l'impegno per le conclusioni della conferenza di Berlino, tra cui una sospensione delle ostilità e la protezione dei civili.

Il Ramadan è uno dei cinque pilastri dell'Islam. È il mese della preghiera per i musulmani di tutto il mondo. Il mese dura dai 29 ai 30 giorni in base al calendario islamico, che dipende dalle fasi lunari.

Ogni anno, il popolo libico attendeva questo mese con grande passione e gioia e le famiglie si preparavano con massima cura. Questo mese è il mese sacro del digiuno, dedicato alla preghiera, alla meditazione e all’autodisciplina. Il digiuno è un obbligo per tutti i musulmani praticanti adulti e sani che, dalle prime luci dell’alba fino al tramonto, non possono mangiare, bere, fumare e praticare sesso.

Dal digiuno sono esentati i minorenni, i vecchi, i malati, le donne che allattano o in gravidanza. Le donne durante il ciclo mestruale e chi è in viaggio sono solo temporaneamente esentati. Al tramonto il digiuno viene interrotto con un dattero o un bicchiere d’acqua. Poi segue il pasto serale (iftar)

Atteso che l’unica cosa che la pandemia da Coronavirus è non riuscita a fermare è la sanguinosa guerra tra il Governo di accordo nazionale guidato del Presidente Sarrraj e le milizie del generale Haftar non è ragionevole pensare che ciò accada dopo le premesse dello scorso anno.

Infatti, dopo aver riconquistato le città di Sabratha, Surman e al-Ajaylat, a Ovest di Tripoli, sabato scorso il governo di accordo nazionale ha lanciato l’offensiva per riprendere il controllo di Tarhuna, principale base dell’uomo forte della Cirenaica nell’Ovest della Libia, situata circa 65 chilometri a Sud-Est della capitale.

Come aveva fatto lo scorso anno il generale Haftar sono ora le forze di Sarraj che stanno facendo il massimo sforzo per ottenere il massimo vantaggio prima dell'inizio del mese sacro di Ramadan. Certamente l’obiettivo è allontanare il più possibile da Tripoli le forze di Haftar e nelle prossime ore dobbiamo attenderci un'offensiva durissima contro le forze dell'autoproclamato Esercito nazionale libico (LNA). Come detto tutto questo non ha fondamento, se si accetta la tesa che i mussulmani della Libia preferiscono continuare a combattere rispetto a sospendere le ostilità per rispetto del mese sacro.

A seguito dell’offensiva, le forze di Haftar sono state costrette a ripiegare a sud, verso la base aerea di Al-Watiya. Nell’area a sud della capitale libica, invece, le posizioni sul terreno restano fondamentalmente cristallizzate. Altro fronte caldo continua a essere quello a sud di Misurata. Se fino a un mese fa, la situazione sembrava pendere in favore di Haftar negli ultimi giorni non soltanto che l’avanzata non c’è stata, ma che, anzi, le forze del LNA (stanno subendo diverse perdite da parte dei “tagliagole” turcomanni/siriane, che combattono assieme ai misuratini e sono stati inviati in Libia dal governo turco di Erdogan.

Fase difficile, dunque, per le truppe di Haftar che, nonostante alcune informazioni, facciano capire che sono arrivati in suo supporto un centinaio di miliziani siriani filogovernativi provenienti inviati dai Russi.

Si ripete in terra libica lo scontro già visto in Siria, dove terroristi e mercenari al soldo dei turchi dopo aver trucidato i curdi senza una ferma reazione dei paesi occidentali ora sono a compiere il loro lavoro sulle sponde del Golfo della Sirte.

Al momento la battaglia sembra comunque concentrarsi nell’area di Tarhouna, la più importante base del generale Haftar a ovest. Le notizie di cosa stia accadendo ora in questa città vitale per Haftar non sono ancora chiare, ma sembra che le forze del GNA sorrette dai mercenari al soldo dei turchi potrebbero entrate in città. Chi conquista Tarhouna conquista un capitale importante per le sorti di questa guerra, da qui la sua valenza strategica e da qui la possibile un bagno di dato l’attitudine dei turcomanni.

L’intervento dei russi a favore di Haftar, l’ingerenza turca o meglio in controllo turco del governo Serraj non sono buone notizie per il nostro governo che, specialmente in politica estera, al momento, sembra lasci veramente molto a desiderare.

Si può concordare che il “Virus di Wuhan” distolga completamente l’attenzione italiana ma si rischia che durante la “fase due” ci sia un brutto risveglio e che il presidente Serraj rinfrancato dalle vittorie nei combattimenti favorite dal supporto del dittatore turco ci volti definitivamente le spalle, ma forse è già troppo tardi.

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