Sondrio, 02 febbraio 2021   |  
Lombardia   |  Economia

L'importazione di riso danneggia la nostra agricoltura

Nel 2020 il riso in arrivo dal Myanmar (governato da una dittatura) in Italia è aumentato dell'80,5 per cento.

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Riso (credit Francesco Angrisani)

«Chiediamo al Governo italiano di far sentire la propria voce in Europa per sospendere le importazioni di riso dal Myanmar, Paese sede di un colpo di Stato e soggetto ad agevolazioni tariffarie per l'esportazione di riso in Europa.

Non possiamo continuare a sostenere economicamente uno Stato in cui è in corso un golpe. L'Italia produce metà del riso europeo e la Lombardia il 40% del riso italiano. Sarebbe opportuno che le istituzioni italiane tutelassero i nostri risicoltori, la qualità dei nostri prodotti e la sicurezza alimentare che il nostro riso sa garantire»Lo ha detto l'assessore regionale all'Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi, Fabio Rolfi.

Nel 2020 il riso in arrivo dal Myanmar in Italia è aumentato dell'80,5 per cento.

 «È attivo in Unione europea – ha aggiunto Rolfi - il regime agevolato doganale per il Paese del Sudest asiatico Eba (Everything but arms, tutto fuorché le armi). Questo comporta esenzioni tariffarie sulle produzioni di riso di varietà Japonica. Visto che si tratta di una delle maggiori risorse economiche di quel Paese bisogna sospendere qualsiasi concessione.

Non è possibile continuare a penalizzare i nostri agricoltori per agevolare quelli di uno Stato in cui governano i militari. L'Italia alzi la voce, dimostri la propria autorevolezza da grande Paese agricolo e colga l'occasione per ridiscutere questi accordi totalmente punitivi verso le nostre aziende e oggi dopo il golpe non più accettabili anche sotto il profilo delle relazioni internazionali».

 

«La Lombardia produce oltre 600.000 tonnellate all'anno di riso, abbiamo più di 90.000 ettari: 13.029 a Milano, 76.875 a Pavia, 1.045 a Mantova e 1.914 a Lodi. Abbiamo assistito – ha concluso l'assessore - lo scorso anno a inondazioni che hanno danneggiato le risaie della Lomellina. Il libero commercio deve essere equo, cioè basarsi complessivamente sulle stesse regole».

 

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