Sondrio , 23 marzo 2019   |  

L’inganno del successo

di Gabriella Stucchi

Il vero successo è dato dalla capacità del dono di sé, in ascolto e in aiuto a chi ha bisogno.

Lnganno del successo

Nell’Introduzione l’autrice, Paola Versari, psicologa e psicoterapeuta, docente all’Università Auxilium di Roma e nella Scuola di Counselling Esistenziale Frankliano di Brescia, spiega le linee conduttrici del testo.

L’approfondimento del pensiero dello psichiatra Viktor E. Frankl, conosciuto attraverso il prof. Eugenio Fizzotti, massimo esponente della Logoterapia in Italia, rappresenta l’inizio delle riflessioni sul successo umano. L’autrice espone i sentimenti provati durante il viaggio ad Auschwitz per rendere omaggio a Frankl, uno dei sopravvissuti all’orrore dei campi di concentramento per tre anni. Morirà a 92 anni nel 1997, quasi cieco, con 29 lauree honoris causa, mostrando che il vero successo è trovare un senso all’esistenza, con l’uscire da sé per darsi a qualcosa o a qualcuno, dando un senso anche all’inevitabile sofferenza.

Nel secondo capitolo viene presentato il successo ottenuto attraverso un concerto, in cui cantante e presentatrice, incitati dalla musica, avvolti dalle luci, danzano, mentre risuonano gli applausi frenetici della folla. Ma, calato il sipario, ci si accorge che è tutto evanescente. “Il successo- scrive Giuseppe Bevilacqua- è un imbroglio ....è come una droga che crea una vera e propria dipendenza”. La cultura narcisista che caratterizza il nostro tempo favoriscono il disinteresse verso i veri valori umani, cioè l’interesse per la qualità della vita, per l’ambiente, per i propri simili, per le cause umanitarie e politiche. Con i social network si può raggiungere notorietà; anche alcune tv a volte antepongono l’immagine alla sostanza, l’apparire al posto dell’essere.

Nel terzo capitolo, “L’abbaglio del falso successo”, l’autrice parte da un’indagine effettuata tra bambini e adolescenti e rileva come dalle risposte emerge che il successo è visto come mezzo per raggiungere tre scopi: la celebrità, il potere, la ricchezza. Però si dà il caso che molte persone di successo soffrono, non sono soddisfatte, o addirittura, sono soggette a disagi psichici. Il motivo è che questo successo gratifica solo l’apparato esteriore, la nostra immagine, senza rispondere alle domande di senso dell’uomo. Per non parlare poi della dipendenza da Facebook, in cui dietro i “mi piace” c’è un perfetto sconosciuto. Lo psichiatra David Martinelli, riferendosi agli adolescenti, sottolinea come il collegamento digitale continuo forma l’identità, crea dipendenza, perché si passano ore a guardare la gente che parla con la propria immagine, si pubblicano foto e si aspettano le reazioni; questo non interviene sulla formazione.

Anche in vari realities della tv si descrive un uomo depauperato della sua umanità, con manifestazioni esibizionistiche e narcisistiche, addirittura aggressioni incontrollate, abuso di alcolici...Così si elimina nel giovane la possibilità di vivere la sua dimensione spirituale e si introduce la cultura dello sballo, del divertimento, delle droghe, del piacere, della ricerca del successo, creando un vuoto di valori.

“La luce del vero successo”, argomento che viene trattato nel quarto capitolo, prende spunto da un fatto concreto: dal funerale di Fabrizio Frizzi, nella chiesa di Santa Maria in Montesanto. “Un uomo senza l’artificio di alcun riflettore...ha saputo splendere di luce propria... trovando il vero successo”. Sono citate le testimonianze dirette, da cui emergono la riservatezza, il garbo, la disponibilità a far del bene, in modo semplice, con tutti. Da qui il suo grande insegnamento: dedicarsi con spirito di abnegazione al proprio lavoro e prestare attenzione alle necessità degli altri.

L’ultimo capitolo è dedicato agli “Invisibili”, ai senzatetto, a coloro che vivono sotto i più bei tetti delle più belle case di Roma, dormendo nel sacco a pelo. L’autrice afferma di aver incontrato tra questi gente bellissima, con dei valori, con storie personali molto profonde, importanti; gente anche colta che si è trovata per strada per vari motivi; anche italiani che hanno perso il lavoro. L’autrice dichiara di aver avvertito il loro bisogno di essere ascoltati, per cui conversando con qualcuno/a, ha colto le loro sofferenze, non solo le ha condivise, ma ha continuato a tenere rapporti.
Ricorrendo quindi agli insegnamenti di Frankl, l’autrice afferma che si può vivere la sofferenza disinnescando il processo di disperazione, conferendole invece un significato, consapevoli che accettare la sofferenza produce una crescita, una maturazione e un arricchimento, non nascondendo che tutto ciò richiede un sacrificio, cioè un soffrire per amore di qualcosa o di qualcuno.

Libro di contenuti molto interessanti, sostenuti da esempi concreti che sottolineano come il vero successo consista nel dedicare la propria vita a un compito preciso, aperti all’ascolto dell’altro, anche dei più deboli, da cui si ottiene la vera felicità.

Paola Versari “L’inganno del successo” – Edizioni Ares – euro15.00

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