Sondrio, 23 luglio 2020   |  
Cronaca   |  Cultura

L'insurrezione valtellinese in mostra a Sondrio

Il Museo Valtellinese di Storia e Arte, per iniziativa dell'Assessorato alla Cultura del Comune, accoglie nelle proprie sale la storica rievocazione del "Sacro Macello" avvenuto nel 1620.

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Alessandra Baruta, direttrice MVSA (a sinistra) e Marcella Fratta, Assessore alla cultura Comune di Sondrio.

Marcella Fratta, infaticabile assessore alla Cultura del Comune di Sondrio, insieme ad Alessandra Baruta, direttrice del Mvsa (Museo Valtellinese di Storia e Arte), martedì 21 Luglio alle ore 18.00 con una cerimonia privata hanno inaugurato – alla presenza di un ristretto pubblico composto anche da diverse autorità istituzionali –, la mostra-allestimento “1620. Insurrezione valtellinese”, ubicata nelle sale al II piano dell’elegante palazzo Sassi de’ Lavizzari, sede del Mvsa.

L’”insurrezione valtellinese” altro non è che il tristemente noto “Sacro macello di Valtellina” - come venne definito dallo storico Cesare Cantù -, serie di episodi cruenti occorsi fra Sondrio e Tirano nel Luglio di quattro secoli orsono. Un brano di storia con la “S” maiuscola, scritto da un gruppo di cattolici, capitanati da Giacomo Robustelli da Grosotto, ai danni della popolazione riformata, nel più ampio contesto di una rivolta filo-spagnola contro la Repubblica delle Tre Leghe che controllava tutto il territorio della Valtellina.

Una terra ove la tensione fra cattolici e protestanti, diretta conseguenza dello scisma luterano, si era fatta sentire in maniera più pesante che in tutto il resto del continente. Tali accadimenti ebbero, tra l’altro, conseguenze nefaste sul futuro dell’Europa, andando a inasprire definitivamente i rapporti fra protestanti e cattolici e contribuendo pure allo scoppio della “Guerra dei Trent’anni”.

Preme sottolineare che l’indubbio pregio della mostra – segno del grande fermento culturale che anima il comune di Sondrio e della diffusa voglia di ritornare, con tutte le cautele in atto causa Covid 19, al “com’era prima” – è quello di collocare tali episodi “locali” in un contesto più dilatato che però evidenzia il ruolo svolto dalla peculiare posizione geografica della Valtellina e dalla conseguente importanza dei suoi ambìti valichi alpini, crocevia nodali per traffici e commerci.

Pregevoli stampe, documenti e libri d’epoca, tra cui un raro volumetto della Rhetia (materiale tutto reso disponibile da Luca Bonetti, studioso di storia dell’arte locale, e dalla biblioteca civica di Sondrio), chiari pannelli esplicativi della storia valliva – in parallelo con quella della rimanente Europa – accompagnano in una visita che si presenta dinamica e “interattiva”, facilmente fruibile e altamente istruttiva. Particolarmente indicata, pertanto, agli studenti.

Si aggiungono i due bei ritratti – che ci mostrano pure curiosi particolari, quali i numerosi anelli indossati dal protagonista maschile – di Giacomo Robustelli e di Lucrezia Venosta de' Parravicini di Traona, ai quali fa da pendant la fedele ed elegante ricostruzione su manichini degli abiti “indossati” nelle tele (e ciò grazie alle ricerche di Giusi Sartoris).

Per approfondire le tematiche proposte nella rassegna, ci si può avvalere della ricca e minuziosa bibliografia proposta, frutto delle appassionate ricerche di Adriano Stiglitz, direttore della biblioteca civica “Pio Rajna”.

La mostra sarà accessibile sino a fine 2020 e potrà essere visitata negli orari di apertura del Museo (il giovedì e il venerdì dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.00, il sabato e la domenica dalle 10.00 alle 18.00). Vi sarà anche la possibilità di effettuare visite guidate (su prenotazione) il sabato e la domenica alle 10.30 e alle 16.30. (Mina Bartesaghi)

 

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