Lecco, 05 giugno 2018   |  

Meccanica da record, Bartesaghi (Confindustria): ora serve stabilità

di Stefano Scaccabarozzi

"Serve che il Governo e l'Europa si impegnino in azioni diplomatiche atte a stemeprare i toni di alcune prese di posizione che oggi preoccupano".

antonio bartesaghi 2018

Antonio Bartesaghi

Un surplus da 1,8 miliardi di euro nel 2017 per il metalmeccanico delle province di Lecco e Sondrio. La bilancia commerciale dei due territori lo scorso anno ha fatto segnare un risultato positivo di 1,86 miliardi di euro, per il 95% derivante dal metalmeccanico.

Numeri accolti con favore da Antonio Bartesaghi, presidente di categoria dei metalmeccanici di Confindustria Lecco e Sondrio: «I dati parlano molto chiaro, l'italia continua a essere, anche dopo una crisi di quasi 10 anni, un paese a fortissima vocazione metalmeccanica e oggi anche meccatronica. Siamo il secondo paese europeo per la meccanica e uno dei principali a livello mondiale. Qui si parla di economia reale, manifuttura, creazione di valore. Le imprese che hanno superato la crisi hanno cambiato metodi di lavoro, selezionati nuovi mercati, hanno sviluppato tecnologie e competenze e ora hanno tutte le carte in regola per primeggiare nei loro settori».

mauro medola centro studi confindustria

Mauro Medola, Centro Studi Confindustria

Prestazioni record in questa prima parte del 2018 per la meccanica e la siderurgia lecchese. Con una crescita, rispettivamente del 4,8% e del 10,6%, hanno infatti registrato una variazione superiore al dato medio dell'industria e alle performance regionali. Un trend che riguarda l'industria lecchese a 360 gradi con attività produttiva (+4%) e fatturato (7,4%) che, nei primi tre mesi dell'anno, hanno espresso un aumento più elevato della media regionale mentre gli ordini hanno registrato un incremento del +4,1%. Una ripresa con effetti anche occupazionali con l'industria lecchese chefa segnare un aumento congiunturale del +1,4% rispetto alla fine dello scorso anno e una variazione del +2,4% rispetto a marzo 2017.

Un settore, quello metalmeccanico, che dunque si conferma un punto di forza e che vede nella meccanica uno dei suoi traini principali con oltre 2400 aziende. Nel 2017 l’export totale è stato di oltre 5 miliardi di euro, con una crescita del 6,3% rispetto all’anno precedente. Le esportazioni di prodotti metalmeccanici hanno rappresentato quasi 3,7 miliardi di euro, pari a poco meno dei tre quarti dell’export manifatturiero e al 72,9% dell’export totale. Nel biennio 2016-2017 le esportazioni metalmeccaniche sono aumentate del 7%, a conferma dell’eccellenza e della qualità delle nostre produzioni.

Secondo le rilevazioni del Centro Studi di Confindustria il sentiment per i prossimi mesi, così come i giudizi sull’andamento occupazionale, espresso dalle imprese metalmeccaniche è positivo ed esprime fiducia. Ad aprile oltre un’azienda su quattro (29%) ha incrementato la propria forza lavoro rispetto ai mesi precedenti; inoltre per una realtà su cinque sono previste ulteriori assunzioni nei prossimi mesi.

direttore caracno Giorgio Bertolini

Giorgio Bertolini

Segnali positivi che secondo Bartesaghi oggi vanno però rafforzati e difesi: «A fronte di questo ritrovato periodo di sviluppo stiamo vivendo un momento di tensione. Sappiamo che anche nei periodi di crescita ci può essere un leggero rallentamento, un assestamento. Ma oggi sui mercati internazionali, fondamentali per le nostre aziende che vivono in gran parte grazie all'export, ci sono tensioni: dai dazi al rischio di guerre commerciali, dalla Brexit che ancora pesa in Gran Bretagna, alla situazione mediorientale e all'Iran. Serve che il Governo e l'Europa si impegnino in azioni diplomatiche atte a stemeprare i toni di alcune prese di posizione che oggi preoccupano».

Chiare anche le richieste avanzate al nuovo Esecutivo: «Ci auguriamo che vengano portate avanti politiche economiche – continua Bartesaghi – in continuità con gli ultimi anni. Le aziende per avere la fiducia necessaria a investire devono avere una percezione di tranquillità nel medio periodo. Parte del merito di questa ripresa è del piano per Industria 4.0: siamo partiti in ritardo rispetto al resto dell'Europa, ma è stato molto utile per spingere le aziende a investire. Oggi però serve la garanzia di poter avere questi incentivi, anche non enormi, ma continuaitivi, negli anni, questo favorirebbe la crescita».

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