Sondrio, 26 marzo 2017   |  
Opinioni   |  Salute

Medicina di montagna: la Regione la sostiene o finge di farlo?

La voce dei cittadini della Valtellina e della Valchiavenna in materia socio-sanitaria ed ospedaliera è chiara e unitaria. È una materia sulla quale sarà misurato anche il reale impegno dei politici e degli amministratori che si battono per il bene del territorio

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Luigi Mescia, del quale abbiamo già pubblicato lettere in passato, riprende il filo conduttore delle sue denunce sulle carenze di Regione Lombardia in materia di sanità di montagna e invia un forte messaggio – attraverso la stampa locale – a ASST della Valtellina e Alto Lario, ATS della Montagna, Sindaci dei comuni capoluoghi di mandamento, Sindaco di Sondalo, Sindaco di Traona, Partiti politici provinciali, OO SS, Conferenza dei Sindaci, Comitati spontanei di Sondalo, Morbegno e Chiavenna

Mi corre l’obbligo di sottoporre le seguenti considerazioni in materia socio-sanitaria ed ospedaliera che riguardano l’intero territorio provinciale. Innanzitutto vorrei sgomberare il campo sulla presenza nell’ASST del Presidio ospedaliero di Menaggio.

Già più volte ho sottolineato che l’Alto Lario, Menaggio compreso, è quantomeno spurio con la Valtellina e la Valchiavenna. Molto meglio per tutti che ritorni con Como, anche perché vi sono numerose prese di posizioni che provengono da quel territorio, da molti sindaci e dai cittadini.

Nel frattempo, ASST e ATS, possono chiedere che il Presidio di Menaggio diventi un POT (Presidio ospedaliero territoriale).

Entrando più nel merito dei Presidi provinciali, si registrano pesanti interrogativi, perplessità e dubbi, su come stanno vivacchiando il Presidio di Sondalo, quello di Sondrio, il POT di Morbegno e il Presidio di Chiavenna (mancanza di personale medico e paramedico: si sono dimessi o andati in pensione, ed altri ne seguiranno a breve, più direttori di strutture complesse senza aver provveduto alla loro sostituzione, forse anche perché la Giunta regionale non ha autorizzato.

Inoltre numerosi medici, per scarsità di organico, sono costretti a violare le norme per presenze e guardie al di sopra di quanto previsto, e ASST potrebbe avere delle responsabilità).

Le scelte sono fatte altrove, a Milano (dolente nota) e a Bergamo per quanto riguarda l’emergenza-urgenza che fa capo ad AREU che, di fatto, determina, con la sua “longa manus”, la politica sanitaria e ospedaliera in provincia.

Si ravvisa l’opportunità che i vertici di ASST e ATS chiedano con forza, e senza timori, che gli organici siano adeguati: la Regione deve sentirsi pressata e non “paventare” ripercussioni sui D. G. scelti e nominati proprio dalla Regione stessa.

I vertici di ASST e ATS debbono “rappresentare e difendere, anche con le unghie, l’interesse della loro “Azienda” o “Agenzia”, che sono poi gli interessi dei cittadini e dei lavoratori. Se ciò non venisse fatto, forse sarebbe meglio che si cambino i vertici!

Andando oltre nella riflessione, necessita far sì che possa essere un coordinamento svolto dagli Enti locali, all’interno della “Medicina di Montagna”.

I Sindaci e la Conferenza dei sindaci non vengono coinvolti, in contrasto con le direttive della legge 23/2015, anche se, in estremis, il Presidente della Conferenza dei sindaci ha richiesto un incontro con l’Assessore Gallera; l’Assessore Gallera ha convocato il Presidente della Conferenza dei sindaci in Regione per il 28 marzo p. v., ( con l’auspicio, è la mia speranza, che anche tutti i sindaci possano interloquire, nell’interesse delle rispettive comunità).

Il Presidente della Conferenza dei sindaci, però, dopo che si è concordato un documento il 21 marzo scorso con le OO SS Confederali sulla sanità di montagna della nostra provincia non lo ha presentato per la necessaria discussione e approvazione al consesso dei sindaci; parrebbe un metodo equivoco in quanto la rappresentanza dei sindaci, non rapportandosi con tutte le comunità locali, mette in seria discussione la valenza del documento in quanto rappresenterebbe un mandato non concesso dall’intera comunità provinciale. Così, se il documento è accettato è merito suo, diversamente è colpa della Regione. E’ il gioco delle tre carte!

Per di più, non vengono nemmeno ascoltate le voci e le raccolte di firma di decine e decine di migliaia di cittadini attraverso i Comitati spontanei che sono, giova ribadirlo, apartitici.
I cittadini e i sindaci dovranno preventivamente essere ascoltati prima di qualsiasi decisione che i vertici di ASST e ATS decidano, anche sul fronte del “socio-sanitario”, al di là di enunciazioni di principio che si possono anche condividere, ma, nella realtà, lasciano il tempo che trovano, perché i Sindaci, nei loro comuni, sono la massima autorità socio-sanitaria.

Dov’è la “politica” in provincia di Sondrio? Assente in quanto i partiti da anni hanno smesso di produrre idee e proposte nell’esclusivo interesse dei cittadini, con la rara eccezioni di Morbegno e su iniziativa della C. M. di Morbegno, dove qualche iniziativa è stata portata avanti.

Si registrano due eccezioni: i Sindacati confederali provinciali non hanno mai smesso di esercitare il loro ruolo e i “movimenti” spontanei di Sondalo, Morbegno e Chiavenna, anche attraverso la raccolta di decine e decine di migliaia di firme, sono un “pungolo” efficace in grado di farsi ascoltare dai sindaci e dalla Regione.

I Partiti, comunque assenti, con qualche eccezione, non devono appropriarsi e intrufolarsi nei comitati, ma devono ascoltarli e saper coniugare risposte serie e adeguate, distinguendo, però, e sempre, i ruoli, perché i “movimenti spontanei” sono e debbono essere “apartitici”.

Cosa rimane da fare? Aspettare anche il 3 Aprile, quando l’Assessore Gallera verrà in Valtellina e si pronuncerà sulle indicazioni che la Giunta regionale intende adottare sul POAS dell’ASST, compresa anche la possibilità di chiedere all’ASST di rivedere alcune posizioni sul POAS stesso a suo tempo deliberato, viste le recenti richieste sollevate dal territorio.

E poi, aspettare le elezioni regionali del prossimo anno e votare con onestà quei partiti e quei candidati che si sono esposti nell’interesse delle nostre comunità provinciali.
Occorrerà superare anche le appartenenze e le simpatie verso i partiti che ci hanno rappresentato per anni e che ci rappresentano sia in sede comunale che provinciale e, soprattutto, in sede regionale.  Luigi Mescia

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