Grosio, 16 gennaio 2017   |  

Migranti a Grosio: il Sindaco sia il garante di una loro corretta gestione

Più di mille grosini hanno sottoscritto una petizione contro l’accoglienza indiscriminata di stranieri la cui presenza potrebbe essere loro imposta esclusivamente da un'ordinanza prefettizia. Ma i cittadini italiani avranno o no il diritto di cautelarsi e di esprimersi contro le scellerate scelte di “ministri” incompetenti ?

presidio lega asl 2

Caro direttore,

nell’ultimo numero de Il Settimanale della diocesi, il responsabile delle pagine valtellinesi, Alberto Gianoli, stigmatizza il fatto che più di mille grosini abbiano sottoscritto una petizione “contro l’accoglienza dei migranti”; nei giorni scorsi è stato, infatti, preannunciato l’arrivo in paese di una dozzina di migranti economici, temuta avanguardia di possibili altri futuri arrivi.

La presa di posizione non stupisce, semmai sorprende la consueta lettura del fenomeno migratorio, la cui unica soluzione sarebbe un’accoglienza incondizionata, al di fuori di ogni realistico riferimento alla situazione in cui si trova a vivere l’Italia, e che, stranamente, mai spreca una sola parola per il miliardo e oltre di africani che chiedono di essere aiutati ad esercitare il loro diritto a non emigrare.

Ben diverso l’approccio che connota invece l’editoriale del direttore dello stesso Settimanale, mons. Angelo Riva, dal significativo titolo “Ordine o caos”, che si conclude, dopo aver auspicato veloci procedure di identificazione di chi sbarca in Italia, in questi termini: “dobbiamo sapere in fretta se uno è un profugo o un migrante economico, che ha diritto di soggiorno sul territorio europeo solo in forza di un permesso di lavoro. Doloroso ma va oliato anche il meccanismo dei rimpatri: non possiamo riempire le nostre città di “diniegati” allo sbando o senza permesso di soggiorno, facili prede della criminalità e della radicalizzazione islamista. E’ vero: un tempo fummo colonialisti. Ma ora qui, amici africani e asiatici, tutti, e tutti insieme, non ci state”.

Parole di sano realismo, che credo gli stessi promotori della petizione sarebbero pronti a sottoscrivere e sostituire ai loro slogan, magari un po’ sopra le righe, con cui è stata accompagnata la raccolta firme.

È consolante constatare come, alla lunga, la realtà abbia il sopravvento su ogni forma di ideologismo. Come sono lontani, infatti, i tempi in cui la stampa cattolica non dava voce agli appelli dei vescovi africani che scongiuravano i loro giovani a non lasciarsi " ingannare dall'illusione di lasciare i rispettivi Paesi alla ricerca di impieghi inesistenti in Europa e in America e...restasssero in Africa per costruire un continente migliore”!

Fatta questa premessa, non si illudano i grosini che le oltre mille firme siano in grado di influenzare il Prefetto nelle sue decisioni; troppo pressanti sono gli ordini da Roma a dare pronta soluzione al problema perché ci si lasci sfuggire l’opportunità offerta dagli spazi dell’ex albergo Capriolo.
Se i fatti evolveranno in tal senso, sarebbe opportuno fissare però qualche paletto, perché il tutto avvenga in un clima di civile convivenza.
Tanto per cominciare, gli amministratori grosini, Sindaco in primis, unici effettivi interlocutori del Prefetto, dovrebbero farsi carico della gestione del fenomeno che ne consenta un assorbimento, il meno traumatico possibile, da parte della popolazione stessa.

A partire da una puntuale vigilanza sul pieno rispetto della convenzione di gestione dei migranti (che dovrebbe essere resa pubblica), vigilando che tutti i termini della stessa (servizi di vitto e alloggio, assistenza medica e psicologica, insegnamento dell’italiano, assistenza giuridica ecc.) vengano puntualmente adempiuti, a prescindere dal soggetto, privato o cooperativa, cui venga direttamente appaltato il servizio, a cui il cittadino grosino non avrebbe alcun titolo di muovere alcun rilievo.
L’Amministrazione comunale, ma anche le altre amministrazioni (Asl, VVFF, carabinieri), dovrebbero espletare periodicamente sulle strutture di accoglienza quei controlli che non mancano di effettuare, a volte in forme vessatorie, su qualsiasi altro esercizio pubblico, onde evitare gli squallidi spettacoli cui abbiamo assistito in questi giorni in televisione, con riferimento al centro di Cona a Venezia.

I lavoratori grosini, in gran numero loro stessi emigranti in Svizzera come con sottile perfidia sottolinea nel suo articolo Gianoli (omettendo peraltro di ricordare che nella vicina confederazione elvetica si va di solito essendo in possesso di un contratto di lavoro), amerebbero non dover assistere all’imbarazzante spettacolo che si vede spesso in televisione, ma anche in certi paesi della provincia, di persone che trascorrono la giornate tra telefonate, navigazioni internet o situazioni, degradanti per gli stessi migranti, di vero e proprio ozio o, più semplicemente, non se ne stiano a letto fino ad ora tarda.

Per questo, in attesa che gli eventuali ospiti imparino il minimo di italiano che permetta loro di seguire eventualmente qualche percorso professionalizzante o di apprendistato, quotidianamente l’Amministrazione dovrebbe impegnare queste persone, in affiancamento degli operai comunali, in servizi di pulizia strade, manutenzione sentieri, piuttosto che come aiuto, nel caso di presenze femminili, nelle cucine della Casa di riposo o dell’asilo.

Soluzioni queste del tutto provvisorie, anche se da molti spacciate come definitiva risposta al fenomeno dei migranti, in attesa di conoscere, magari dal Prefetto, chi dovrà farsi carico di accompagnare queste persone verso il mondo del lavoro, trovando loro un’occupazione regolarmente contrattualizzata. Argomento questo quasi sempre dimenticato. Eppure è la vera ragione per cui queste persone hanno lasciato il loro Paese, rischiando spesso la loro stessa vita, per venire da noi per trovare lavoro che purtroppo non c’è, neppure per moltissimi italiani.

Al riguardo, sarebbe interessante conoscere quanti migranti economici, giunti in provincia (per esempio quelli ospitati a Sondalo) negli ultimi tre anni, sono usciti dal programma di assistenza avendo trovato un’occupazione definitiva con regolare inquadramento contrattuale. Perché l’accoglienza più che di buoni sentimenti e di belle parole deve connotarsi in risultati quali il numero delle persone cui si è trovato un lavoro onorevole e regolare. Diversamente avremo dei migranti economici assistiti a tempo indeterminato!

Un’ultima considerazione. Per superare le preoccupazioni esistenti in paese, anche tra chi non ha sottoscritto la petizione, il Sindaco dovrebbe ottenere dal Prefetto assicurazioni che a questo primo flusso non ne seguano altri, impegnandosi nei confronti dei propri amministrati a rimettere il proprio mandato nel caso in cui l’autorità centrale non rispetti i propri impegni, come troppo spesso è capitato in altre provincie.
Forse, con queste poche ma chiare regole i grosini potrebbero accettare di fare la loro parte e dimostrare che non sono così insensibili come li si vorrebbe raffigurare e, magari, dare vita, con l’impegno dei propri amministratori, a un modello di gestione del fenomeno migratorio almeno accettabile.
Lettera firmata

Siamo in perfetta sintonia con il cortese lettore, di cui rispettiamo il desiderio di non rendere pubblico il nome (la cui identità, però, ci è nota), alla luce anche di quanto ormai non viene più sussurato nelle redazioni dei quotidiani nazionali, ma pubblicato a titoli cubitali.

Sotto la presunta apertura verso i migranti economici, la solidarietà umana, l'amore verso il prossimo, la mano tesa al più bisognoso, la fratellanza umana e chi più ne ha più ne metta, si cela, di fatto, una ignobile speculazione economica e politica.

Proprio oggi, domenica 15 Gennaio, “Il Giornale” a pagina 4, citando l'inchiesta de “Il Fatto qutodiano”, conferma ciò che per altro si conosceva da tempo: il partito del ministro Angiolino Alfano, Ncd, che a livello nazionale conta meno del 3 per cento, nel comune di Mineo (dove è stato aperto il centro di identificazione ed espulsione di Cara di Minea) raggiunge il 40 per cento e da lavoro a centinaia di persone. Idem attorno ad altri luoghi in Italia dove sorgono centri di accoglienza o di identificazione.

È un dato di fatto: persone vicine all'ex Ministro degli Interni ed oggi degli Affari esteri gestiscono il business dei migranti. (a.com.)

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