Sondrio, 04 febbraio 2018   |  
Opinioni   |  Politica

Molteni fuori dai giochi, per ora. Ma mai dire mai

di Alberto Comuzzi

Renzi sì, Renzi no. Gori sì, Gori no. La telenovela degli ammessi nelle liste dei candidati (in questo caso del Pd) appassiona il ceto politico e il mondo che gli ruota attorno; i cittadini osservano, ma, purtroppo, con sempre maggior distacco.

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Alcide Molteni, sindaco di Sondrio

 

Poteva non riguardare anche Sondrio la telenovela delle liste dei candidati per le imminenti elezioni politiche nazionali e amministrative regionali? Poteva passare inosservata l'esclusione di un candidato forte, come il sindaco di Sondrio, Alcide Molteni?

Che cosa sarà successo nelle ore precedenti la chiusura di una lista importante come quella del Pd? Interpellando persone informate dei fatti la vicenda potrebbe avere avuto questi sviluppi, al netto di qualche imprecisione.

Dunque Alcide Molteni è tesserato del Pd e, da sempre, idealmente vicino alle posizioni di Massimo D'Alema e Pier Luigi Bersani; a loro si ispira la corrente maggioritaria del partito in Valtellina, tanto da eleggere il segretario provinciale.

All'ultimo congresso, però, Molteni e il gruppo di cui è leader decide di convergere sulle posizioni di coloro che si riconoscono nella linea politica di Matteo Renzi, cioè la minoranza, capeggiata dal senatore Del Barba. Nasce così una nuova maggioranza che elegge segretario provinciale il renziano Giovanni Curti. Lo spostamento di Molteni verso Renzi crea il sospetto tra alcuni compagni di partito che la sua sia una prima mossa, una specie di “captatio benevolentiae” verso il Segretario nazionale, per assicurarsi un posto a Roma, Camera o Senato “per me pari son”.

Intendiamoci, rispetto a tanti “parvenu della politica” ne ha tutti i titoli: vent'anni sindaco di Sondrio sono un eccellente viatico per legittimare la sua presenza al Parlamento. Renzi, però, in lista mette un compagno di cordata a lui vicino fin dai tempi del suo esordio come rottamatore, il senatore Del Barba “blindandolo” alla Camera.

Escluso come candidato al Parlamento, Molteni allora si candida nella lista civica per Gori, notizia che viene rimbalzata dalla stampa locale con grande enfasi. Baci e abbracci tra due sindaci, di Sondrio e di Bergamo, in corsa per il Pirellone.

Nell'eccitazione del momento ci si dimentica però che Gori ha già in corso una trattativa (un gentlemen's agreement?) per la sua lista con “inComune”, l'associazione che riunisce undici sindaci della Provincia cosiddetti civici perché non iscritti al Pd. In cambio del loro appoggio Gori promette di inserire nella sua lista il sindaco di Grosotto, Guido Patelli e quello di Novate Mezzola, Mariuccia Copes.

Più che stupore la notizia della candidatura di Molteni nella lista di Gori crea malumore e, forse, risentimento, negli undici sindaci civici i quali chiedono spiegazione al candidato presidente in Regione. Fatti due conti (la somma di voti che può portare “inComune” è certamente superiore a quella di cui dispone Molteni),  Gori fa marcia indietro e reinserisce nella propria lista i due sindaci.

Da qui partono i rumors e gli interrogativi che il cronista non può fingere di non conoscere e tacere.

Perché Molteni non ha chiesto di candidarsi alle regionali, come era naturale, nella lista del Pd e ha invece promosso la candidatura del suo fidatissimo compagno di partito, Michele Iannotti? Se fosse entrato nella lista di Gori non si sarebbe trovato fatalmente in competizione con Iannotti?

“A pensar male si fa peccato, ma spesso s'indovina”, sosteneva Giulio Andreotti; e nel caso specifico di Molteni il sottile puzzle da lui architettato – stando ad una “voce” informata dei fatti – potrebbe avere i seguenti connotati.

Allora, visto che m'è andata buca per Roma, ripiego sulla Regione e, candidandomi nella lista di Gori, in un sol colpo, faccio fuori i due sindaci di “inComune” che in passato non sono stati molto benevoli nei miei confronti, ma soprattutto tolgo voti al Pd renziano che mi ha escluso dai giochi. Non sempre però le ciambelle riescono con il buco.

Da un'altra prospettiva la vicenda di Molteni conferma che da leggi ingiuste e sbagliate, come quella elettorale, per esempio, nascono ingiustizie. Nel nuovo Parlamento avremo deputati e senatori (grillini, ma non solo) inesperti, che avranno tolto spazio a persone con competenze in tanti importanti settori a cominciare da quello dell'amministrazione della cosa pubblica.

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