Sondrio, 04 giugno 2020   |  

Molto social. Molto soli

di Gabriella Stucchi

I giovani, la famiglia e la Chiesa nell’era di Internet

Molto social

“I ragazzi si muovono solo verso chi fa vedere la felicità possibile, qui ed ora”. Nella Prefazione Giulio Michelini, presbitero e teologo dei Frati Minori, spiega il significato del libro di Monica Mondo, autrice e conduttrice di TV2000. L’autrice parte da fatti realmente accaduti nell’ambito dell’uso imprudente dei media per suggerire riflessioni e consigli per “comunicare il bene”.

L’autrice parte dall’uso dei pc e degli smartphone da parte di bambini prima dei 12 anni, che vengono bombardati da informazioni superflue, che impediscono loro di cogliere i momenti più belli della loro età: il rapporto con la natura, il giocare sulla sabbia, il canto, il racconto di storie di nonni e anziani. Ma anche da Google si possono trarre fiabe da vedere e commentare insieme, magari scegliendo episodi di mondi poveri, che aiutano a riflettere sulle diversità globali. Occorre, cioè, non lasciare soli i bambini.

Il problema è più complesso negli adolescenti, il cui passaggio per crescere è assai doloroso. Se non è possibile stare vicini personalmente, per impegni inderogabili, è opportuno trovare un sostituto, che faccia da punto di riferimento: un insegnante, un amico, un medico, un sacerdote. È fondamentale entrare nel loro intimo, magari attraverso mail, chat, social, anche per scoprire amici, che si possono invitare a casa, per creare un legame di simpatia. L’essere loro vicini, ascoltarli con attenzione e passione, mostrando che sta a cuore la loro felicità. Cercare un dialogo, un rapporto, per evitare che si concentrino su Facebook e Instagram alla ricerca di ciò che manca alla loro vita.

Anche uno sguardo sui telefoni dei figli ogni tanto può essere utile, per comprendere il loro mondo. Ma questo richiede una preparazione adeguata anche per i genitori e tutti coloro che hanno rapporti con adolescenti: allora il dialogo è reciproco, interculturale. In caso contrario, il concentrarsi su Twitter e lo scambiarsi selfie crea un mondo virtuale, a volte trasgressivo (cfr. fenomeni di bullismo, a volte con esiti gravi per non dire tragici).

Agli adulti tocca la responsabilità e la scelta di esercitare dei mezzi idonei per l’uso del telefonino. Si devono porre delle regole, ad esempio lasciare lontano lo smartphone da pranzi e cene; è maleducato guardarlo intensamente quando si sta parlando con qualcuno. Tanto più a scuola, dove si va per crescere e imparare.
Bisogna essere consapevoli che i ragazzi sono succubi di collegamenti virtuali, uniti a gruppi che non si incontrano, ma desiderano avere qualcuno che voglia loro bene, anche a casa, sentire un vero abbraccio, una mano sulla spalla.

Da qui l’importanza degli educatori, su cui il giudizio dell’autrice è molto duro: “Non per tutti l’insegnamento è vocazione, e non mestiere; non per tutti ‘docere’ (insegnare) fa rima con ‘ducere’ (condurre)...Sono da tener cari, dice l’autrice, gli insegnanti che sanno attrarre, che fanno brillare l’intelligenza dei loro allievi.

L’autrice si rivolge poi alla Chiesa educante, che deve ripartire con i ragazzi dalla filosofia, con modalità che attraggono l’attenzione: la poesia, l’arte, il cinema.
Esorta a riproporre l’antropologia cristiana, non attraverso messaggi o testimonianze in rete, ma con incontri veri, dove si verifica dal vivo ciò che un ragazzo o un giovane vivono e sentono i loro sentimenti, le loro passioni: la compagnia, lo stare insieme sono la strada per cogliere la verità.

Nel rapporto educativo l’autrice pone come parole imprescindibili ”maestro”, “cammino”, “compagnia” e afferma che “‘la Chiesa è il logo di compagnia, di sequela, di passi più o meno lenti per diventare quello che il buon Dio vuole che siamo”. Ma la strada è bella per chi va avanti e ha una meta chiara. I ragazzi, dichiara fortemente l’autrice, hanno bisogno di una “guida”. Questa deve stabilire un legame per tirar fuori le potenzialità della persona, con amore e dedizione, pronti ad ascoltare, a suggerire, trattando i ragazzi da pari a pari, non con regole, ma tenendo presente il desiderio di libertà, di novità che i giovani hanno, quindi stando loro accanto nel discernimento con discrezione e rispetto, pur nella vigilanza dei principi fondamentali. Anche proporre la vita di santi, rilevando le loro doti può essere un esempio utile, se si apre al dialogo costruttivo in cui ciascuno esprime se stesso, in libertà, con sguardo fraterno ed empatico.

L’autrice dedica poi un capitolo a Roma e nota che i luoghi di ritrovo dei giovani non sono le grandi basiliche, ma le piccole chiese, in cui cucine apparecchiate , computer, cartelloni ai muri attirano; luoghi in cui le signore anziane fanno le torte o i centrini per i bambini dell’oratorio, che è pieno. Anche nelle università i giovani dialogano con i cappellani se si sentono accolti e capiti.

Si arriva infine alle Giornate Mondiali della Gioventù, un’esperienza di 34 anni. Ai giovani piace stare insieme, anche con personalità diverse: è la voglia di unità. Il primo a comprendere che bisognava ripartire dai giovani fu Paolo VI, che li chiamò a raccolta nella Domenica delle Palme; fu Giovanni Paolo II e intuire che occorreva che i giovani si incontrassero in esperienze comunitarie. Fu una vera esplosione di gioia: i ragazzi si sentirono protagonisti, chiamati a testimoniare Cristo fra tutte le genti.

È un libro di rapida lettura, che contiene riflessioni, esortazioni, ed anche critiche, perché si comprenda che i ragazzi - giovani hanno bisogno non di regole, ma di sentirsi coinvolti nella loro crescita, affiancati, con discrezione, da persone credibili, in modo tale da sentirsi loro stessi autori dei passaggi non facili che il periodo adolescenziale – giovanile comporta.

Monica Mondo “MOLTO SOCIAL – MOLTO SOLI” – Porziuncola – euro 8.00

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