Milano, 21 dicembre 2017   |  

Morto Padre Gheddo, un missionario che ha onorato padre, madre e Chiesa

di Alberto Comuzzi

Ricoverato per una polmonite in un ospedale milanese si è spento all'età di 88 anni. Giornalista e scrittore aveva documentato le vicende dei tanti Paesi visitati, un'ottantina nei cinque continenti.

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Padre Piero Gheddo con Madre Teresa di Calcutta (foto d'archivio)

Padre Piero Gheddo, religioso del Pontificio Istituto Missioni Estere, è morto all'ospedale san Carlo di Milano dove era ricoverato per una polmonite. Aveva 88 anni ed era originario di Tronzano Vercellese. Durante l'intera sua attività pastorale ha nobilitato l'attività dei missionari cattolici raccontandone l'opera, spesso oscura al grande pubblico, nei luoghi più sperduti degli ottanta Paesi del mondo che aveva visitato.

Autore di un centinaio di libri, oltre che stimato editorialista, padre Gheddo (per anni direttore di “Mondo e missione” e fondatore dell'agenzia “Asia News”, attualmente diretta dal suo confratello Bernardo Cervellera) è stato vicino a tanti giornalisti animandoli, quando richiesto, spiritualmente.

Era nota la sua vicinanza a Indro Montanelli, il giornalista che ha dato più lustro all'Italia nel Novecento.

Alla fine degli anni Sessanta e nel successivo decennio, quando il vento della contestazione studentesca, prima e quello del terrorismo, poi, soffiò forte nel nostro Paese, padre Gheddo fu uno dei pochi preti e intellettuali a denunciare apertamente i guasti che l'ideologia sottostante ai due fenomeni, il comunismo, avrebbe provocato.

In una manifestazione pubblica al Teatro Nuovo, nel 1975, padre Gheddo ebbe il coraggio di salire sul palco e denunciare ciò che stava accadendo in Cambogia dove i Kmer rossi uccidevano vittime innocenti usando i bastoni per risparmiare i colpi di fucile.

Per il genocidio cambogiano morirono 2 milioni di persone. Il politicamente corretto dell'epoca suggeriva di non divulgare notizie che potessero turbare le coscienze del popolo italiano che doveva essere sempre più permeato da una cultura di sinistra in ascesa. Chi non era di “Lotta continua” o, più genericamente “di sinistra”, era fascista, clerico-fascista o borghese.

Padre Gheddo, in virtù della sua coscienza di autentico cristiano, non si lasciò intimorire e continuò a testimoniare con i suoi scritti il bene che la Chiesa e i suoi missionari facevano in giro per il mondo, opponendosi con dolcezza, ma con grade fermezza, alle bugie che certo sinistrume nostrano andava diffondendo, anche con la violenza (non solo verbale).

Di Padre Piero Gheddo, che abbiamo avuto la fortuna di frequentare soprattutto nel suo periodo milanese, prima che si trasferisse a Roma per costruire l'Archivio Storico della sua congregazione, molto è stato detto e tanto si dirà. Tra le sue molteplici iniziative una, in particolare, ci ha sempre favorevolmente stupito: la raccolta di dati e testimonianze che si prodigò di raccogliere per portare agli onori dell'altare i suoi genitori, per i quali nutriva una venerazione speciale.

Che dire di più di un credente che, come pochi altri, ha saputo esaltare la bellezza e la forza espressi dal quarto comandamento?   

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