Lecco, 24 dicembre 2016   |  
Opinioni   |  Cronaca

Natale: una delle tante gioie contemplate dal cattolicesimo

di Alberto Comuzzi

Nella notte in cui si celebra il mistero dell'Incarnazione milioni di uomini si riappacificano con sé stessi e ritrovano

origini significato presepe tradizioni

Natività di Gesù

Natale. Ancora una volta è Natale e tutti, praticanti e non praticanti, sentono il dovere di essere più buoni. Le chiese, confermano le statistiche, si popolano per la Messa di mezzanotte perché anche molti di coloro che abitualmente non osservano il precetto festivo avvertono il desiderio, nella “notte magica”, di essere partecipi di un momento di spiritualità.

Non c'è persona che non ammetta di avere provato delusione quando, ancora fanciullo, ha preso coscienza che a lasciare i doni sotto l'albero non era Gesù bambino con l'aiuto dell'asinello, ma i genitori, i nonni e gli zii.

Inutile sostenere il contrario: Natale è una festa gioiosa per grandi e piccini (se avvolti dal calore famigliare), struggente, quando non angosciante, per gli adulti senza affetti.
Il 25 Dicembre il mondo si ferma, anche quello orientale che non si riconosce nella nascita del Redentore.

Per il credente cristiano, naturalmente, la festa più importante è la Pasqua, ma quella più gaia è il Natale. Quello che stiamo per celebrare somiglia tanto agli ultimi segnati dalla crisi economica e ha ben poco da spartire con quelli consumistici degli anni della “Milano da bere”, tanto criticati, ma che più d'uno forse oggi rimpiange. Il troppo benessere può creare infelicità, ma le ristrettezze economiche, anche se non rasentano la miseria, non generano certo felicità.

Nel suo recente discorso alla città di Lecco, il prevosto monsignor Franco Cecchin, ha osservato che «inconsapevolmente anche noi cristiani siamo condizionati dal contesto nel quale respiriamo: negli anni della contestazione (1968) tutto era tendenzialmente politico, oggi invece è quasi tutto orientato al privato. Come tendenza non siamo portati a impegnarci con competenza e continuità nella costruzione della città, ma primariamente a ciò che serve a livello individuale».

Ecco, forse sotto l'albero, i cristiani dovrebbero aspettarsi di ricevere quel “ben dell'intelletto” con il quale discernere le opere buone da quelle cattive e, grazie a questo “bene”, motivarsi per uscire dalle sicure pareti domestiche con il preciso obiettivo di riappropriarsi, almeno di una parte, di quell'agorà oggi frequentata soprattutto da egoisti lestofanti. Oggi troppi cristiani benestanti hanno rinunciato alle sfide di aprire attività, di rischiare denaro in nuovi progetti, di creare nuove imprese e hanno preferito congelare in banca patrimoni che, se intelligentemente investiti, avrebbero potuto generare profitti e lavoro. Nel clima natalizio non ci potrebbe stare una ripassatina alla “parabola dei talenti”?

Rifluendo nel privato i cristiani non hanno neppure saputo indignarsi e opporsi convintamente a quei deputati europei, pusillanimi, che non hanno avuto il coraggio di mettere per iscritto che la cultura e la storia del Vecchio Continente sono basate sui valori della religione giudaico-cristiana. Per coerenza costoro non dovrebberocelebrare il Natale. Come insegna Papa Francesco, la misericordia divina non si arresterà comunque davanti all'insipienza di quei deputati europei.

Allora, a Colui che s'è incarnato per salvare l'umanità, chiedere il dono dell'illuminazione della mente è un atto, certamente di umiltà, ma anche di saggezza e d'intelligenza. Con tutto ciò che si profila nel 2017 tutti avremo bisogno di una mente lucida. Beh, buon Natale.

 

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