Trento , 16 aprile 2017   |  

Non lasciamoci rubare la speranza

L'appello di don Lauro in cattedrale: "La vita non è codice fiscale o budget di spesa, ma mistero e incanto"

Duomo Veglia20Pasquale201

Fotografie di Gianni Zotta

“Non lasciamoci rubare la Speranza, Cristo Risorto. Frequentiamo la sua vita. Liberiamoci dalla lettura tecnico-economica, a cui ci riduce il sistema. Diciamo basta a una vita pensata come codice fiscale, come budget di spesa, come profilo virtuale. L’uomo e la donna sono bellezza, mistero, incanto”. Così l’arcivescovo di Trento Lauro Tisi, questa mattina, nell’omelia del solenne pontificale di Pasqua in cattedrale ha esordito mettendo al centro della riflessione, la grande “notizia” della Risurrezione di Gesù, già annunciata nella lunga Veglia pasquale di ieri sera, sabato 15 Aprile, durante la quale l’Arcivescovo ha conferito Battesimo, Prima Comunione e Cresima a due donne, Ilaria e Ionida.


In apertura dell’omelia di oggi, domenica 16 Aprile, Tisi sottolinea che “Il potere degli uomini, per quanto possa essere assoluto, conosce il limite della morte. Può decidere – lo raccontano le cronache di questi giorni – la morte degli altri, ma non può nulla per sottrarre se stesso alla morte. Il Risorto, invece, esercita la sua signoria anche sulla morte”. Dal vescovo, l’invito concreto a vivere la Pasqua nella quotidianità: “Credere al Risorto è intrecciare incontri, è imbandire tavole di fiducia, è possibilità di ripartire e di ricominciare”.


“Chi parlerà alle solitudini e agli abbandoni di uomini e donne che soffrono una povertà spirituale, temibile come una carestia?”. Un editorialista locale, qualche giorno fa, rilanciava così una salutare provocazione per il mio episcopato. Nella direzione auspicata dall’interrogativo, si muove la notizia che oggi ci scambiamo: “Davvero il Signore è Risorto". Il potere degli uomini, per quanto possa essere assoluto, conosce il limite della morte. Può decidere – lo raccontano le cronache di questi giorni – la morte degli altri, ma non può nulla per sottrarre se stesso alla morte. Il Risorto, invece, esercita la sua signoria anche sulla morte. La risurrezione non è una teoria, non è un sogno, ma un evento, una realtà storica. Gesù è Risorto non perché nel cuore dei suoi discepoli resti vivo il ricordo, ma perché essi possano vivere di Lui, e – come egli stesso dice – “fare le sue opere e compierne di più grandi”. (Gv 14,12). L’affidabilità dell’evento della Risurrezione trova conferma, prima di tutto, nel modo di morire di Gesù. Un morire in cui il centurione individua i tratti di Dio: “Vistolo spirare in quel modo, disse: ‘Veramente quest’uomo era Figlio di Dio’”. (Mc 15,39). ll soldato romano percepisce un nesso strettissimo tra il perdono e il potere sulla morte. Perdonare è non consentire al male e alla morte di vincere. È affidare l’ultima parola alla vita. Questa è la scommessa di ogni credente: Gesù è vivo, è Risorto. Il futuro non appartiene alla violenza. Il perdono del Golgota ha ribaltato la pietra del sepolcro. I guardiani della morte sono tramortiti. È esplosa una vita nuova e diversa. Non sono frasi a effetto, è realtà. La Pasqua di Cristo ha cominciato a sgretolare e a far barcollare Il mondo dell’arroganza e della corruzione che si fa beffe dei buoni e degli innocenti. In verità, le notizie quotidiane sembrerebbero smentire questa prospettiva pasquale. E anche autorevoli osservatori portano in continuazione dati a sostegno della morte della speranza. Se, tuttavia, non leggessimo la realtà attraverso uno schermo, ma immergendoci nella concretezza di quella “Galilea” che è il quotidiano delle nostre comunità, le corsie dei nostri ospedali, la storia spesso sofferta di tante famiglie, il mondo del volontariato, ma anche del lavoro e dell’impresa, potremmo avere la gioia d’inedite scoperte. Incontri che attestano la presenza viva del Risorto in gesti di gratuità, perdono e riconciliazione. La notizia della Risurrezione ha una fonte certa: le donne. Le prime testimoni sono loro. Come sarebbe diversa la nostra storia – anche quella della nostra Chiesa - letta dal punto di vista delle donne.Non lasciamoci rubare la Speranza, Cristo Risorto. Frequentiamo la sua vita. Liberiamoci dalla lettura tecnico-economica, a cui ci riduce il sistema. Diciamo basta a una vita pensata come codice fiscale, come budget di spesa, come profilo virtuale. L’uomo e la donna sono bellezza, mistero, incanto. Credere al Risorto è riconoscere questa meravigliosa verità: è intrecciare incontri, è imbandire tavole di fiducia, è possibilità di ripartire e di ricominciare. Come vescovo, non ho altro da donarvi se non Cristo Crocifisso e Risorto, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani. (1Cor 1,23). Cominciamo, insieme, a respirare l’aria di Pasqua."

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