Sondrio , 26 febbraio 2018   |  

Omaggio a Mario Radice, comasco dall’arte “astratta”

di Paola Mormina

Nato a Como nel 1898, a lui si deve il merito di aver rappresentato la scuola italiana alle avanguardie europee dell'arte astratta. A 120 anni dalla sua nascita, la Galleria Allegra Ravizza di Lugano dedica un’ampia retrospettiva al maestro, prorogata sino al 14 marzo 2018

mario radice

Mario Radice

Chi è Mario Radice?” - “È un uomo con molti difetti come tutti gli altri, ma che cerca ancora di rimediarvi” - “E come artista?” - “Come artista… è facile giudicare un altro, ma è difficilissimo giudicare se stesso. Io, per natura, non sono mai contento di quello che faccio, e sono severissimo verso me stesso. Ma, fortunatamente, ho anche la speranza di aver fatto tutto quello che era in mio potere per 'cantare' sempre meglio”. Questo estratto di un’intervista rilasciata da Mario Radice nel 1984 ad Angelo Maugeri, ben sintetizza la figura complessa e poliedrica dell’artista, così “razionalista e spiritualista (e presto religioso), classico (nell’ordine delle sue strutture) e romantico, astratto e figurativo, senza preconcette contrapposizioni. Antico (come gli affreschisti lombardi del Quattrocento) e moderno (come Terragni), pittore e con Cattaneo, anche progettista”; concetto magistralmente espresso dal critico d’arte di riferimento nonché curatore del catalogo generale delle sue opere, prof. Luciano Caramel.

Tra la fine degli anni 20 e l’inizio del 30 architettura e pittura convergono, in modo particolare a Como, nella ricerca di un denominatore comune che possa armonizzare le arti: nasce con tale finalità il Gruppo Como, che nello specifico si compone inizialmente di tre amici: Giuseppe Terragni, Manlio Rho e Mario Radice, ai quali si aggiungeranno a breve Pietro Lingeri, Carla Badiali, Cesare Cattaneo e per ultimo Aldo Galli. E’ il Terragni per primo a creare spazio nel movimento, spinto dalla curiosità di voler integrare il suo pensiero architettonico prevalentemente “razionalista” alle idee più innovative e “scomposte” della pittura astratta. Pur non avendo un vero e proprio “manifesto” scritto, “il Gruppo Como non è mai esistito…è esistito di fatto” come amava affermare Radice; questo insieme di giovani artisti e di architetti legati soltanto dall’appartenenza ad un luogo, Como, fu artefice di animati dibattiti culturali, dove le peculiari caratteristiche di ognuno costituivano uno scambio proficuo alla base di un profondo sodalizio culturale.

Il Gruppo manterrà uno sguardo sempre vispo e attento ai venti di cambiamento che già soffiavano sull’area milanese: negli anni 30 infatti la Galleria de’ Il Milione, fondata dai fratelli Ghiringhelli insieme a Edoardo Persico, svolse un ruolo sostanziale nella diffusione dell’astrattismo in Italia e delle più attuali tendenze, dall’Informale al Neocubismo passando attraverso i fauves. A questo proposito Radice fonderà con Bardi e Bontempelli nel 1933 la rivista “Il Quadrante”, e nel 1938 con Terragni e Ciliberti il gruppo e la rivista “Valori primordiali”. Nel 1934 si fa sempre più intensa la sua frequentazione con la Galleria di Milano, dove stringerà amicizia con Reggiani, Ghiringhelli, Bogliardi, Soldati, Fontana e Melotti.

Sarà però proprio la sua amicizia con Terragni a donargli l’incarico più importante e prestigioso. “Cos’era per lui l’arte? Era, su questa terra, tutto. Non pensava ad altro, non si occupava d’altro” scriverà Radice a proposito dell’amico in “L’eredità di Terragni e lo sviluppo dell’architettura italiana nel 1943-1968”. Nel 1928 Terragni verrà nominato fiduciario del Sindacato fascista architetti e sarà incaricato, senza alcun compenso, di progettare la Casa del Fascio a Como: l'incarico iniziale diventerà ufficiale soltanto nel 1932, e lui vorrà al suo fianco proprio Radice per completare l’apparato interno con un ciclo di decorazioni astratte, oggi andato perduto.

Il percorso espositivo proposto dalla curatrice della mostra attualmente in corso alla Galleria Allegra Ravizza di Lugano, Roberta Lietti, parte proprio da qui: dai primi bozzetti preparatori per i pannelli in cemento della Casa del Fascio degli anni ’33-34 evidenziandone le strutture a labirinto aperto, in cui pieni e vuoti materici si alternano in modo armonico, in netta contrapposizione invece al disegno progettuale della pianta di una “Chiesa moderna per 400 anime” firmata con Cesare Cattaneo, dove sono invece gli elementi circolari e obliqui a prevalere. Con Cesare Cattaneo progetterà inoltre nel 1936 la fontana di Camerlata, provvisoriamente posta in occasione della VI Triennale nel Parco Sempione a Milano e che verrà poi collocata nella posizione originaria, alle porte di Como, soltanto nel 1962.

La mostra si sviluppa cronologicamente attraverso dipinti (Composizioni e Ritratti), schizzi, disegni, ricostruzioni, studi e bozzetti per le sue opere pittoriche in rimando al tema dominante della fervida stagione pittorica anni ’50: quello del ritratto segreto riproposto su livelli stratificati, ritmici, armonici. Ed è proprio il “Ritratto Segreto” l’immagine dominante scelta per la mostra, grande olio datato alla fine degli anni ’30 che sancisce il superamento dello stilema a moduli rettangolari e quadrati realizzati per la Casa del fascio, diventando spartiacque nello sviluppo di nuovi linguaggi figurativi. La linea è obliqua, il triangolo o piramide s'interseca con altre piramidi in strutture aperte e sovrapposte nel quale è semplice individuare un rimando figurativo, il più delle volte definito chiaramente da “un occhio”: un volto umano fa così capolino tra quelle forme astratte, divenendo facilmente leggibile.

Per Radice era infatti un grave errore tentare di separare la pittura astratta da quella figurativa, poiché ciò che le distingueva era il tema, ma non la composizione. Per scelta nelle sue stesse opere il titolo a volte nasconde il rapporto con il referente oggettivo: “R.S.” significa “Ritratto Segreto”, “A.N.F.” significa “Anfora”, con dei chiari rimandi ai soggetti figurativi rappresentati nelle composizioni. Le opere dell’ultimo periodo, dai colori particolarmente luminosi e caldi, chiudono invece il percorso espositivo e conoscitivo, evidenziando nuove tipologie caratterizzate da incastri di piani, intrecci di linee e da soluzioni a triangolo o curvilinee.

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