Sondrio, 27 dicembre 2017   |  

Ore decisive per la Calvi, rifinanziamento o default da 90 milioni?

Nel 2015 trovò la partnership cinese per la Siderval di Talamona

calvi

I debiti bancari da restituire ammontano a 90 milioni e i giorni utili sono pochi, la scadenza è fine anno.  Per il gruppo Calvi, la mini-multinazionale dei profilati d’acciaio di Merate, l'urgenza è massima ma le strategie lasciano aperte più opzioni. Il gruppo è presente all'estero, ha un giro d’affari annuo da oltre 330 milioni e impiega circa 1.500 dipendenti. E' attiva dal 1950 e si occupa anche di carrelli elevatori. Da tempo ha studiato una diversificazione che sfrutti la digitalizzazione dei processi produttivi.

Secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, infatti, il gruppo deve far fronte entro il 31 dicembre - pena entrata in default (inadempienza) – a una esposizione debitoria di oltre 90 milioni detenuta nei confronti di un ampio pool di banche (fra cui Ubi, Intesa Sanpaolo e CariParma).
Una prima soluzione, prevista tra l’altro dall’accordo di ristrutturazione sottoscritto con le banche che prevedeva la cessione di un asset per ripianare il passivo, sembrava essere stata individuata nei mesi scorsi. Gradita alle banche prestatrici.  Secondo quanto risulta da fonti vicine alle banche - scrive il quotidiano economico - "al momento delle firme l’ingegner Riccardo Chini, patron di Calvi, ha tuttavia compiuto un’improvvisa inversione di rotta decidendo di perseguire un’altra strada, quella della rinegoziazione del debito anziché appunto della cessione dell’asset previsto dall’accordo". Tramite Mediobanca avrebbe raccolto adesioni da grandi fondi di investimento. Si è mosso il fondo anglo-americano Attestor che sta studiando ipotesi alternative.

L'idea di sganciarsi dai prestiti bancari era riuscita in passato. Una delle principali controllate del gruppo, la Siderval di Talamona, in provincia di Sondrio, ottenne nel 2015 un cospicuo finanziamento in cambio di una quota del 44% dai cinesi di Yantai Taihai Group.

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