Milano , 07 giugno 2017   |  

Pac (Politica agricola comune), è caos nei pascoli e prati

Regione Lombardia è esclusa dalle contestazioni, nessun rischio per gli agricoltori lombardi

prati pascolo

A differenza di molte altre Regioni, alle quali la Commissione europea e la Corte dei Conti Ue (Unione Europea) ha contestato i pagamenti diretti relativi ai pascoli e ai prati permanenti, le cui definizioni erano state modificate per adattarle al contesto nazionale, Regione Lombardia non sarà coinvolta da alcuna indagine avviata dal ministero delle Politiche agricole, per giustificare l’ammissibilità a premio di superfici che, in base ai controlli effettuati dai servizi comunitari, non avrebbero i requisiti previsti dalla normativa comunitaria. A confermarlo è l’assessore all’Agricoltura della Lombardia, Gianni Fava, in seguito all’incontro di verifica delle condizioni di ammissibilità dei prati permanenti convocato ieri, martedì 6 Giugno,  dal Mipaaf (Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali).


I servizi comunitari hanno contestato, non ritenendoli in linea con la normativa comunitaria di riferimento, le procedure e gli atti amministrativi adottati da diverse Regioni italiane per modificare la definizione di pascolo e prato permanente sulla base degli usi e delle consuetudini locali. In particolare, secondo gli auditors, gli atti assunti non sarebbero supportati da istruttorie e argomentazioni solide e favorirebbero una estensione ingiustificata delle superfici ammissibili a premio con la domanda unica.


Regione Lombardia  non è coinvolta in questa delicata questione, avendo a suo tempo scelto di non avvalersi della possibilità di modificare o introdurre varianti nella definizione dei pascoli e dei prati permanenti in base agli usi e alle consuetudini locali. Al contrario, Regione Lombardia si limitò a fissare parametri diversi da quelli previsti a livello nazionale in relazione al periodo minimo di pascolamento (45 giorni invece di 60) e al carico di bestiame per ettaro (0,2 Unità Bovino).


La decisione che l’Assessorato lombardo all’Agricoltura assunse non venne inizialmente compresa dal mondo agricolo. Oggi l’Unione europea e il ministero delle Politiche agricolo ci danno ragione della scelta e, posso affermare con grande soddisfazione da parte mia e di tutta la struttura operativa, che su questo tema specifico non sussistono rischi di rettifiche finanziarie a carico della Lombardia o di recuperi a carico delle imprese agricole lombarde che negli anni scorsi hanno beneficiato dei premi della domanda unica per pascoli e prati permanenti.

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