Sondrio , 14 settembre 2018   |  
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Papa Francesco: adorando il vitello d'oro l'umanità soffre

di Alberto Comuzzi

Nella recente intervista rilasciata al quotidiano “Il Sole24Ore” il Pontefice ribadisce un concetto elementare: è l'economia reale, basata sul lavoro, che dà dignità all'uomo; e la finanza non deve mutarsi in speculazione.

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Nell'intervista concessa al quotidiano economico “Il Sole24Ore”, venerdì 7 Settembre, Papa Francesco s'è preoccupato di parlare alle coscienze di finanzieri, economisti, manager, imprenditori, ma soprattutto dei tanti cultori del denaro fine a sé stesso per i quali vale l'imperativo: il denaro non ha odore (“pecunia non olet”, secondo la celebre frase pronunciata dall'imperatore romano Vespasiano).

Nell'articolato e ampio ragionamento del Pontefice c'è un passaggio cruciale che merita d'essere ripreso nella sua interezza. Dice Papa Francesco: «L'attuale centralità dell'attività finanziaria rispetto all'economia reale non è casuale: dietro a ciò c'è la scelta di qualcuno che pensa, sbagliando, che i soldi si fanno con i soldi. I soldi, quelli veri, si fanno con il lavoro. È il lavoro che conferisce la dignità all'uomo non il denaro. La disoccupazione che interessa diversi Paesi europei è la conseguenza di un sistema economico che non è più capace di creare lavoro, perché ha messo al centro un idolo, che si chiama denaro».

Poco oltre il Papa precisa: «L'idea che il lavoro sia solo fatica è abbastanza diffusa, ma tutti esperimentano che non avere un lavoro è molto peggio di lavorare. (…) La persona che mantiene se stessa e la sua famiglia con il proprio lavoro sviluppa la sua dignità, i sussidi, quando non legati al preciso obiettivo di ridare lavoro e occupazione, creano dipendenza e deresponsabilizzano. Inoltre lavorare ha un alto significato spirituale in quanto è il modo con il quale noi diamo continuità alla creazione rispettandola e prendendocene cura».

Parole chiare, inequivocabili – queste di Papa Francesco – che non lasciano spazio ad interpretazioni e ai tanti bizzarri “secondo me”.

Le premesse per creare milioni di disoccupati nel mondo sono state poste fin dagli Anni Ottanta del secolo scorso, quando spropositate somme di denaro hanno cominciato ad essere spostate da un settore merceologico ad un altro perché questo remunerava meglio i capitali investiti.

Invece di sostenere l'economia reale, cioè il lavoro delle persone, s'è privilegiato il valore del denaro basato sulla finanza creativa. Guardiamoci attorno: la rapacità umana, di pochi, ha prevalso sull'interesse, modesto, di molti, anzi, dei più. Siamo così giunti al paradosso che anche aziende sane e ben gestite (quindi rese tali dal lavoro e spesso dalla genialità di dirigenti e maestranze) vengono chiuse perché i loro azionisti possono lucrare di più o trasferendo altrove (dove i costi di produzione o il sistema fiscale sono minori) il core business o addirittura investendo in altri settori. Non importa se migliaia di persone perdono l'occupazione; l'obiettivo è accumulare più denaro.

Sull'altro versante abbiamo poi i casi di coloro che disprezzano il lavoro sicuro, come le recenti cronache ci hanno documentato. Impiegati pubblici tutelati e certi di ricevere lo stipendio a fine mese irresponsabilmente assenti dal proprio ufficio a danno, sia dell'Amministrazione presso cui sono impiegati, sia dei cittadini/utenti.

Se il “vitello d'oro” è ciò che l'umanità adora, avendo sostanzialmente dimenticato il Dio vero, verità e vita, inutile rammaricarsi del dolore di tanti poveri e dell'insoddisfazione di tanti ricchi.

 

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