Sondrio, 10 dicembre 2018   |  
Opinioni   |  Salute

Per una sanità davvero alpina

di Gianfranco Cucchi

Per rilanciare il sistema è opportuno considerare i bisogni di salute della nostra popolazione,

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In questi ultimi 25 anni il sistema sanitario di Valtellina e Valchiavenna ha subito un’involuzione non giustificata dalla crisi del 2008. Il razionamento dei servizi socio-sanitari, con eliminazione di reparti, di strutture complesse, chiusure di ospedali, è stato maggiore rispetto ad altre realtà a noi vicine come la provincia di Lecco e di Como. Questo peggioramento dei servizi ha portato ad un aumento del tasso di mobilità passiva, alias tasso di fuga, molto superiore alle altre province montane (10 volte più alto che in Alto-Adige) ed alla riduzione della mobilità attiva cioè i ricoveri di residenti fuori provincia. Questo fenomeno ha portato ad una riduzione dei ricavi e ad una notevole contrazione delle spese per il personale. Molti professionisti qualificati hanno lasciato i nostri ospedali per realtà ritenute più remunerative dal punto di vista professionale, non tutti per pensione anticipata. La costruzione del nuovo ospedale di Lecco e l’accreditamento di numerosi posti letto di super-specialità e di riabilitazione all’ospedale privato di Gravedona hanno messo in crisi in particolare il distretto di Morbegno, con la chiusura dell’ospedale, ed il netto ridimensionamento dell’ospedale di Chiavenna culminato con la chiusura del punto nascita.

Dal punto di vista politico i sindaci della provincia di Sondrio non sono quasi mai stati ascoltati, nonostante che siano in maggioranza dello stesso colore politico del governo regionale. Esemplare è stata la bocciatura della richiesta, più volte formulata di far coincidere l’ambito dell’ASST e dell’ATS con i confini provinciali, aggregando l’ospedale di Gravedona, con il beneplacito della principale forze regionale di opposizione. La Regione ha però accordato il ritorno nell’ASST di Como dei comuni di Menaggio e della Valsolda. Sembrano che in serie B non si mandino solo i cittadini ma anche i sindaci della Valtellina e della Valchiavenna. In questi venticinque anni vi è stato un progetto nel 2002 che poteva servire a rilanciare la nostra realtà: la costruzione di un nuovo ospedale a Sondrio e uno a Piantedo. Piano intelligente che è stato bocciato dalla Regione e anche dalla principale forza politica di minoranza. E quel che è più grave che era già stato finanziato. Il perché di questa bocciatura rimane un mistero. Forse contrastava interessi extra-provinciali? In questi anni sono nati tre comitati di cittadini che hanno mobilitato migliaia di persone, soprattutto donne, per formulare proposte e cercare di arginare la deriva. Poco o per nulla ascoltati.

Si ha l’impressione che la Regione non abbia considerato la peculiarità del nostro territorio applicando gli standard della pianura.
Per ricominciare e rilanciare il sistema è opportuno considerare i bisogni di salute della nostra popolazione, Presentiamo una bassa speranza di vita molto significativa nei maschi, un’elevata mortalità evitabile e cause di morte più elevate che in altre popolazioni montane. Il finanziamento pro-capite è inferiore rispetto ad altre realta’ alpine a significare che una bassa spesa sanitaria significa minore accessi ai servizi e indicatori di salute peggiori. Almeno nella nostra provincia.
Le proposte potrebbero scaturire dalla riflessione su questa analisi e dal confronto con le altre realtà alpine.

1) Un nuovo sistema di governo. Negli esempi di sanità alpina che ho descritto, Alto_Adige e Val Poschiavo, i servizi socio-sanitari sono gestiti dal livello locale, come in venticinque anni fa. In questi anni si è molto discusso di autonomia della provincia, Oggi che al governo romano e a quello regionale sono al potere forze politiche che hanno fatto dell’autonomia un loro cavallo di battaglia, ritengo che il riconoscimento dell’autogoverno nel settore sanitario agli enti locali della provincia di Sondrio sia un presupposto fondamentale. Unitamente alla costituzione di un’unica azienda socio-sanitaria della provincia di Sondrio che assorba l’Asst e l’Ats.
Questa nuova istituzione dovrebbe avere un budget adeguato almeno il 30 % superiore s quello esistente.
La nomina del Direttore Generale dovrebbe avvenire da parte del Consiglio di Amministrazione.

2) Il riconoscimento dell’ospedale provinciale per acuti a Sondrio, che non significa la struttura dove si svolgono tutti gli interventi chirurgici ma in particolare gli interventi ad alta complessità. Il tema della costruzione dell’ospedale nuovo non è certamente all’ordine del giorno se vi sono i finanziamenti senza però sottacere perché in questi anni si sono fatti interventi edilizi come il nuovo blocco operatorio ed il nuovo pronto soccorso. E’ auspicabile che per gli interventi con casistica non sufficiente a garantire la qualità si attivino gli strumenti più idonei come le convenzioni.

3) La grande storia dell’Ente ospedaliero Morelli di Sondalo non può essere sottovalutata. Il patrimonio umano e professionale con le importanti strutture edilizie lo abilitano ancora oggi ad essere un polo d’eccellenza nel settore dell’Alta Riabilitazione con le specializzazioni mediche e chirurgiche atte a tale scopo. La Regione però deve riconsiderare gli accreditamenti concessi in questo settore al privato convenzionato a noi confinante. L’ospedale può avere una valenza regionale e l’auspicio e che possa avvalersi anche di partnership qualificate che lo possano far riconoscere come Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCS).

4) Per gli ospedali di Morbegno e di Chiavenna si può prendere in considerazione l’art.9.2.2 del regolamento ispirato dal ministro Balduzzi che prevede presidi ospedalieri in zone montane dotati di pronto soccorso, attività di medicina interna e di chirurgia generale ridotta con tutti i servizi necessari. A mio parere nell’ospedale di Chiavenna è auspicabile la riapertura del punto nascita ( non si comprende perché a Poschiavo e a Samedan ci sono punti nascita con 30-60 parti all’anno e a Chiavenna no)

5) Il sistema di emergenza-urgenza può essere potenziato con l’istituzione di un’ambulanza medicalizzata in ogni distretto.

6) Istituire un parco tecnologico dove fare confluire tutte le esperienze di ricerca clinica e scientifica, con compiti anche di formazione e di didattica. In collaborazione con centri di ricerca e universitari si potrebbe valutare l’impatto dell’ambiente montano sulla salute della popolazione nei diversi campi del sapere medico.

7) Liste d’attesa-free. In un modello di buona sanità alpina si può puntare ad ottenere non più liste di attesa. Negli anni ottanta/novanta nel mio ambulatorio cardiologico non esistevano liste di attesa. Se questo è oggi difficilmente realizzabile deve però passare il concetto che la libera professione non è solo tale per il medico ma soprattutto per il paziente che può e non deve scegliere lo specialista.

8) Per la realizzazione di questi obiettivi è auspicabile una nuova cultura che considera le popolazioni montane di Valtellina e Valchiavenna come cittadini…si, ma di serie A.

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