Sondrio, 11 ottobre 2018   |  
Opinioni   |  Economia

Poco convincente il “De profundis” del Creval di Cotelli

di Alberto Comuzzi

L'illustre Dirigente sportivo ricostruisce la vicenda del passaggio del Credito Valtellinese in mani straniere addossando le responsabilità alla mancata fusione con la Banca Popolare di Sondrio. Una tesi fragile e verosimigliante

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Nell'ultimo numero di Centrovalle, Mario Cotelli, stimato dirigente sportivo, recita il “De profundis” del Credito Valtellinese sostenendo una tesi piuttosto ardita: il passaggio del Gruppo bancario di piazza Quadrivio dalle salde mani di banchieri e manager valtellinesi a quelle di investitori francesi è colpa dei “cugini” della Banca Popolare di Sondrio che non hanno accettato di fondersi dando vita ad una banca «diffusa su tutto il territorio nazionale, dalle Alpi all'Etna» e, di conseguenza, «maggiormente attrezzata per affrontare una concorrenza che fa della dimensione la sua forza».

Premesso che la Banca Popolare di Sondrio non ha certo bisogno di difensori d'ufficio, chi di professione, come noi, fa il cronista non può esimersi dall'intervenire, senza spirito polemico, sollevando qualche interrogativo sulla ricostruzione – fatta da Cotelli – di un evento traumatico come quello del passaggio in mani straniere di una banca, il Creval, che per almeno un secolo è stato importante fattore di sviluppo del territorio.

La prima domanda è: come mai la Banca Popolare di Sondrio è viva e vegeta, fa utili e, particolare non da poco, ai propri soci, da sempre, paga dividendi, mentre il Creval, negli ultimi dieci anni ha fatto perdere ai propri soci ingentissime somme? Voci di valtellinesi attendibili confermano che ci sono famiglie che hanno perso 50/60/70.000 euro. Di qualche spiegazione a costoro – forse un tantino incazzati, aggiungiamo noi – nella ricostruzione di Cotelli non c'è traccia.

Seconda domanda: non è che Creval s'è trovato in difficoltà per effetto di qualche scelta avventurista andando, per esempio, a presidiare territori troppo lontani che con lo spirito valtellinese non hanno nulla a che fare?

Terza domanda: ma è sicuro che l'assetto societario di BPS sia identico a quello di Creval?

Qui ci fermiamo perché gli interrogativi sarebbero molti altri. Osserviamo però che lo scenario apocalittico disegnato da Cotelli fa un pessimo servizio all'intera provincia di Sondrio. Ma dove sta scritto e come si fa ad ipotizzare che anche la Banca Popolare di Sondrio finirà per essere preda di investitori interessati esclusivamente alla speculazione; ad intravedere la decadenza di una città e di un'intero territorio con la fine certa, non di una, ma di due banche; a prevedere la contrazione di risorse pubbliche e il conseguente impoverimento di commercianti, professionisti, famiglie e singoli valtellinesi.

Per difendere l'indifendibile (la fine di una banca del territorio) non si può immaginare, da qui a pochi anni, lo sfascio della Valtellina e della Valchiavenna e per di più pretendendo di addossare le colpe ad un mancato matrimonio tra due istituti bancari. Le banche sono istituzioni molto serie, come Cotelli ben sa avendo fatto parte per anni del Consiglio di amministrazione del Creval. Ma un uomo sano di mente va a letto con una donna impestata di Aids? L'interrogativo è crudo e iperbolico, ma è per farci capire.

Perché mai, allora, una banca ben amministrata e sana dovrebbe unirsi ad una colma di debiti destinata, quella sì, nel giro di poco tempo a lasciare a casa centinaia di persone con la comprensibile caduta di prestigio e di stima nel territorio.

Aldilà delle diverse opinioni tra noi e Cotelli sull'epilogo del Creval e sul futuro della Valtellina – che a noi sembra se non roseo, comunque luminoso – almeno su un punto dovremmo, spero, concordare: chi è causa del suo mal pianga sé stesso.

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