Sondrio, 18 gennaio 2018   |  

Problemi con il servizio sanitario di montagna

di Martina Bricalli

Molteni: “È bene dare risposte per aggiungere servizi, non solo per toglierne”

Ospedale generico

A seguito della costatazione della mancata realizzazione di ciò che era stato richiesto per il servizio sanitario di montagna, la Conferenza dei Sindaci, presieduta dal sindaco di Sondrio Alcide Molteni, ha stilato un documento in cui si sintetizzano le eterogenee esigenze territoriali emerse nell'ultimo periodo.

Tali accorgimenti derivano dunque da una serie di lamentele e segnalazioni giunte da diverse aree del nostro territorio: le aspettative per il POT (Presidio Ospedaliero Territoriale) di Morbegno che non sono state rispettate, la chiusura del centro prelievi di Tresenda – segnalata dal sindaco di Teglio e vicepresidente della Conferenza dei Sindaci Elio Moretti –, le problematiche riguardanti l’ospedale di Chiavenna messe in evidenza dal presidente della Provincia di Sondrio Luca Della Bitta.

Le problematiche che toccano la sanità pubblica in questo momento sono svariate e il progetto di sanità di montagna è ancora teoria piuttosto che pratica. Le necessità a livello sanitario di un territorio come quello valtellinese sono ben diverse  da quelle di un territorio non montano, vige dunque la necessità che gli organi predisposti comprendano tali richieste e si adoperino in modo tale da rispettate le peculiarità di quest’area che richiede maggiore attenzione.

Oltre alla disillusione per il POT di Morbegno, che voleva essere un progetto in cui si dava spazio al multiservizio per prendersi cura delle persone con malattie croniche o a bassa complessità, e le problematiche con l'ospedale chiavennasco, l’attenzione si concentra anche sulla mancanza di punti di prelievo sul territorio. Negli ultimi anni, infatti, sono svariati i centri di questo tipo che hanno visto il no dell'ASST (Aziende Socio Sanitarie Territoriali), come quello sondriese gestito dalla Cooperativa sociale Il Granello e quello sopracitato di Tresenda che raccoglieva 4.000 prelievi l’anno. In questo modo, l’affluenza presso il pronto soccorso e gli ambulatori diventa eccessiva e sovraccaricata, tanto da non riuscire a garantire brevi tempistiche e attese da parte degli enti sanitari.

Questo punto ci porta a un altro importante problema del settore: la mancata offerta diffusa sul territorio attraverso prestazioni diagnostiche. Il che significa che i medici scarseggiano e devono occuparsi di un territorio molto esteso, per cui si ritrovano ad affrontare lunghe distanze su cui operare. Per di più, i punti sul territorio – come il POT morbegnese – sono autorizzati al solo trattamento di patologie subacute, lasciando così gravare la maggior parte dei casi sugli ospedali di Sondrio e Sondalo.

La soluzione, secondo il sindaco Molteni, dovrebbe prevedere la possibilità di diagnostica nei diversi centri lontani dagli ospedali principali di Sondrio e Sondalo, in modo tale da snellire l'itinere e da risparmiare al paziente mesi di attesa per una semplice diagnosi. Sarebbe inoltre utile che ogni presidio avesse il proprio medico, in modo tale da evitare che il paziente debba spostarsi eccessivamente, specie se malato o anziano. Importante sarebbe anche attribuire al POT di Morbegno ciò che dal 2014 richiede, cioè la possibilità di diagnostica e terapia leggera.

“Anziché dirigersi verso un sistema di sanità di montagna, con un buon servizio sul territorio, si stanno facendo passi indietro -  sottolinea Molteni – riconosco l'impegno dell'ASST  che si è resa disponibile come erogatore di servizi e l’invio di nuovi primari, ma questo non basta. È necessario dare risposte per aggiungere, non solo per togliere.”

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