Sondrio, 13 marzo 2021   |  
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Quel cercatore d'infinito chiamato Armando Aste

Lunedì sera 15 Marzo ottavo incontro della “Sfinge Alpina on line 2021”, organizzato dal Cai Sezione Valtellinese con la Fondazione “L. Bombardieri”

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Armando Aste in azione (credit foto: Valtellinanews.it)

Parlare di Armando Aste (1926-2017), socio onorario del Cai (Club alpino italiano) dal 1998, significa non solo affrontare le (straordinarie) imprese di un eccelso interprete dell’alpinismo del dopoguerra, ma anche di una persona di solidi principi religiosi.

Autore di vie eleganti, giudicate talora “impossibili” (si pensi alla “Via dell’Ideale” sulla Marmolada, considerata da Messner la più ardita dell’arco alpino), il rocciatore di Isera (Tn) si distingueva per la personalità, in uno con la sua spiccata spiritualità, sempre alimentata da una Fede robustissima: caratteristica che costituisce la cifra dell’intera sua esistenza. Innamorato delle pareti rocciose, in specie di quelle dolomitiche, si trovava sulla stessa lunghezza d’onda di Hermann Bull, considerato suo “maestro ideale” – fervidi credenti entrambi – mentre con Franco Solina, compagno sulla Regina delle Dolomiti nella via-capolavoro, menzionata, firmata dopo 54 ore di arrampicata e cinque bivacchi, diceva di sentirsi «in una botte di ferro: con lui ho fatto cordata anche nella vita».

Di certo, il trentino non era personaggio mediatico, e coi “colleghi” di parete non si è mai sentito in competizione. Amava e praticava il rispetto, verso la Natura e verso i suoi consimili anche perché «l’alpinismo mi ha permesso di migliorami; le cime, per me sono una specie di “provocazione” a salire, per poter toccare il sublime. In noi c’è qualcosa di più grande, che trascende i confini del materiale e del finito». Uno scalatore-poeta, ma soprattutto un uomo di notevole carisma, e dal carattere a volte un po’ ruvido.

Prediligeva le salite in solitaria, le prime invernali. Senza disdegnare ascensioni nelle remote terre patagoniche piuttosto che su pareti problematiche, come la nord d’Eiger, nella spedizione italiana del 1962.

Ne esce un ritratto di “anti-eroe” e tale definizione, vista la nota sua insofferenza al clamore, l’avrebbe forse pure gradita. Confessava che agli esordi della sua “carriera”, di nascosto osservava i più esperti arrampicare per poi imitarli, forte di una agilità fuori del comune. Di umili origini, fu costretto a lavorare molto presto (anche se voleva studiare) e dal 1944 fu fuochista alla Manifattura Tabacchi di Rovereto. Ogni giorno otto ore di fatica estenuante, in ambienti chiusi e malsani, con un unico miraggio: le scalate in libertà della domenica, per toccare il cielo.

Inevitabile che una Figura di tale statura morale non suggerisse un film. Lo hanno realizzato Andrea Azzetti e Federico Massa, non nuovi a esperienze di questo genere (si pensi al commovente docu-film “Oltre il confine” del 2017, dedicato a Ettore Castiglioni), con “Il cercatore d’infinito. La storia di Armando Aste” (2020/47’) proiettato in occasione del Trento Film Festival al Mart di Rovereto nell’agosto 2020. Una pellicola in cui i due autori hanno voluto indagare sull’Alpinista e sull’Uomo.

Ecco così che l’ottavo incontro della “Sfinge Alpina on line 2021”, organizzato dal Cai Sezione Valtellinese con la Fondazione “L. Bombardieri”, previsto per lunedì 15 marzo p.v. alle 20.45 sulla piattaforma Zoom al link https://us02web.zoom.us/j/86572114312, sarà dedicato allo scalatore trentino, attraverso le immagini di questo bellissimo documentario.

Oltre ai registi, sarà presente Antonio Massena, alpinista e critico cinematografico. L’incontro, limitato a un numero di 60 spettatori, sarà coordinato da Angelo Schena, presidente della richiamata Fondazione. Un appuntamento che ci farà sicuramente capire perché Aste confessava «un insopprimibile bisogno di trascendenza sta alla base del mio alpinismo: sento di essere un cercatore di infinito». (Mina Bartesaghi)

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