Sondrio , 04 febbraio 2018   |  

Festival di Sanremo nei ricordi di un ragazzo

". Erano gli anni in cui noi ragazzi volevamo costruire un futuro e gli obiettivi erano allora possibili: lo studio, il lavoro e la famiglia".

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La prossima settimana in quel di Sanremo si svolgerà il festival della canzone italiana che ebbe inizio nel lontano 1951 dal salone delle feste del casinò di Sanremo, per poi passare al teatro Ariston dal 1977.

Per noi, dai capelli grigi, i ricordi del festival di Sanremo sono legati alle immagini in bianco e nero trasmesse dalla Rai. Ricordo che la settimana precedente all'inizio del festival, che in quegli anni era negli ultimi tre giorni di gennaio, andavo in edicola, o anche nel negozio di generi alimentari dove si vendeva di tutto, a comprare lo storico libretto con i testi delle canzoni in gara.

Siccome erano gli anni delle contestazioni studentesche giovanili, cercavo nei testi dei brani musicali, specialmente dei nuovi complessi come i Giganti, Camaleonti e Dik Dik, una risposta, una proposta o una conferma a questo pullulare di nuove idee che avevano invaso anche l'Italia, come i testi pacifisti provenienti da Francia e Inghilterra. Vi erano poi i nuovi cantautori, come Battisti o Dalla, che oltre a proporre nuovi arrangiamenti musicali, cantavano con nuove vocalizzazioni.

Alla fine degli anni '60 il festival faceva rimanere davanti allo schermo televisivo milioni di italiani: i più fortunati in casa poiché avevano il televisore, mentre gli altri nei bar dei paesi o nei quartieri di città.

Erano altri tempi, ma per chi li ha vissuti indimenticabili. Erano gli anni in cui noi ragazzi volevamo costruire un futuro e gli obiettivi erano allora possibili: lo studio, il lavoro e la famiglia. In questo contesto anche il festival diventava motivo di serenità, di speranza e di cultura popolare tradizionale, ma non banale e nemmeno troppo commerciale o troppo legato all'auditel.

Inoltre il festival dava input per continuare a lottare per i valori umani, come la giustizia, la pace, semplicemente cantando, anche per strada in gruppo. Il libriccino dei testi di quegli anni, non era la Bibbia, ma almeno non invitava alla violenza e nemmeno all'ingiustizia, in quei testi c'era invece l'invito a essere un popolo che, anche solo per qualche giorno, si sentiva unito.

 

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