Sondrio, 17 settembre 2017   |  

Rainoldi Legnami: l'internazionalizzazione è imprescindibile

di Alberto Comuzzi

La storica azienda valtellinese, che si rivolge prevalentemente al mercato dell’Italia settentrionale, non manca di guardare con grane attenzione all'estero, in primis alla Svizzera.

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Storica azienda valtellinese, alle porte di Sondrio, la Rainoldi Legnami srl opera da più di 70 anni, tre generazioni, nel settore del legno, partendo dall’ attività di segagione e commercializzazione di legname per edilizia e falegnameria, fino ad arrivare alla carpenteria in legno e alla produzione di energia attraverso gli scarti di lavorazione. L’attività aziendale si rivolge prevalentemente al mercato dell’Italia settentrionale, senza tuttavia trascurare opportunità di sviluppo nazionale e non.

Nei propri siti produttivi, attraverso il taglio della materia prima e la successiva lavorazione con macchinari altamente automatizzati, la Rainoldi Legnami realizza una vasta gamma di prodotti destinati all’imballaggio e all'edilizia, dal tavolame vario alle sottomisure ai morali, freschi, essiccati o trattati secondo il regolamento ISPM n°15 (International standards for phytosanitary measures) emanato dall' Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura e che riguarda il materiale da imballaggio in legno grezzo (massiccio) di conifera o di latifoglia; regolamento che contempla quindi tutti gli imballaggi in legno, quali i pallet (sia nuovi che usati), i materiali per stivaggio (pagliolo), le casse, le gabbie, i fusti, le bobine, i pianali di carico, i pallet collar (paretale) e gli skid.

«Tutto il materiale per la falegnameria e gli articoli complementari sono disponibili e visionabili nel vasto magazzino della nostra azienda», tiene a specificare Federica Vairetti che, dopo la laurea in Amministrazione, Finanza Aziendale e Controllo conseguita presso l’Università Bocconi nel 2013, è entrata nell'impresa di famiglia affiancandosi ai genitori con specifici compiti anche nell'area delle relazioni esterne.

«L' evoluzione dell’attività di segheria e commercializzazione di legname ha portato la nostra società a sviluppare un importante reparto per la progettazione, realizzazione e posa di tetti e case con pareti strutturali in legno», aggiunge l'imprenditrice che, presentata succintamente l'azienda, accetta pragmaticamente di rispondere al alcune domande sulla sua esperienza d'internazionalizzazione che, sul fatturato, “pesa” ad oggi circa il 5 per cento.

«La nostra azienda opera principalmente nel mercato italiano, con particolare focus sull’Italia settentrionale», dice la signora Federica. «Da alcuni anni la Svizzera, storicamente nostro serbatoio di approvvigionamento della materia prima, i tronchi, ha acquisito sempre maggior appeal offrendo sbocco per l’esportazione dei nostri prodotti, dal tavolame alle coperture e case in legno. Proprio nell’ambito di quest’ultima attività, ovvero la progettazione e realizzazione di sopraelevazioni o nuove case con pareti strutturali in legno ad alta efficienza energetica, stiamo cercando di accrescere il nostro inserimento nel mercato svizzero».

Se le si chiede quale sia stato, o è, il mercato estero più problematico e quello con maggiori margini di successo, l'imprenditrice non ha esitazioni e risponde: «Problematico, ma allo stesso tempo fonte di soddisfazione è certamente il mercato svizzero. Non solo come già sottolineato si tratta del mercato con cui ci interfacciamo principalmente, ma il nostro know-how e le nostre competenze specializzate nell’ambito della carpenteria in legno e delle costruzioni vengono particolarmente apprezzate nel territorio elvetico e riconosciute come ben approfondite dagli stessi operatori del mercato. Inoltre la marginalità del settore in Ticino e altri cantoni limitrofi pare ad oggi più apprezzabile di quella italiana. La problematicità dell’ingresso in Svizzera dei nostri prodotti è essenzialmente legata al forte protezionismo elvetico, che fa sì che il cliente a volte sia piuttosto restio ad approcciare un prodotto italiano e soprattutto ha portato a normative restrittive per le attività di costruzioni in loco».

Scendendo più in particolare sull'aspetto dei costi che l'internazionalizzazione comporta come, per esempio, la specializzazione di figure ad hoc, la signora Federica confida che «l’approccio ai mercati esteri ha comportato sicuramente dei costi, non tanto per la specializzazione formativa di figure ad hoc quanto più in termini di tempo e impegno»; e spiega che «certamente la formazione linguistica è un fattore molto importante. Non di meno, l’approfondimento delle specifiche normative e regolamentazioni del Paese di interesse».

Allora, insistiamo, l'internazionalizzazione di cui oggi si parla tanto è diventata un'esigenza imprescindibile per la maggior parte delle imprese italiane? Pacata e ferma la risposta: «Alla luce della duratura crisi economica che continua ad imperversare nel settore edile, decisamente l’internazionalizzazione è divenuta e diventa sempre più esigenza imprescindibile per mantenere il proprio posizionamento sul mercato. Proprio per questo assumono sempre maggior efficacia e importanza i servizi, come quelli offerti dal Servizio Internazionale della Banca Popolare di Sondrio diretto dal v.direttore generale, Mario Erba, di accompagnamento delle imprese nel lungo e difficoltoso percorso di internazionalizzazione».

 

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