Chiavenna, 03 aprile 2017   |  

Riapre Palazzo Vertemate Franchi

Dopo la pausa invernale, riaprono al pubblico i battenti a Palazzo Vertemate.

1 Palazzo Vertemate Franchi

Palazzo Vertemate Franchi

Il complesso comprende il palazzo, rustici ed un sistema di aree a verde con diversificate caratterizzazioni funzionali, sorge a Prosto, in una posizione isolata rispetto al borgo di Piuro, distrutto da una frana nel 1618 del quale non è rimasto che questo esempio.

Situata in una  posizione climaticamente privilegiata, nel versante a valle del palazzo si possono ammirare  oltre al vigneto per la produzione del Vertemate Vino Passito, il frutteto dominato da un’edera monumentale, l’orto, al giardino all’italiana con peschiera in pietra locale, mentre il castagneto nel versante a monte.

Questo luogo è anche una fondamentale fonte iconografica, per identificare l’assetto originario del complesso, sono i due dipinti che rappresentano Piuro prima e dopo la frana del 1618. Tra il 1879, quando si estinse la famiglia Vertemate, e il 1902, quando fu acquistata dall’antiquario milanese Napoleone Brianzi, l’intera proprietà venne progressivamente degradandosi, l’arredo andò disperso, i terreni vennero inselvatichendosi. Il Brianzi curò il restauro ed il nuovo arredo del palazzo, introducendovi pezzi d’epoca provenienti da altre dimore, di cui pure rimane solo una parte. Dopo il 1937 la proprietà passò ad A. Feltrinelli e L. Bonomi, che nuovamente la arricchirono di arredi di pregio e le assicurarono la necessaria manutenzione. Dal 1988 il palazzo è Casa Museo del Comune di Chiavenna, che ha provveduto al restauro delle opere lignee interne, quadri ed alla catalogazione di tutti gli arredi e oggetti contenuti nel palazzo. Nel 1995 il Comune di Chiavenna ha inoltre deliberato di estendere a tutta la componente vegetale del complesso il carattere museale finora attribuito al solo palazzo. Il complesso Vertemate Franchi si accinge ad essere un polo di interesse culturale a più valenze; accanto a questa globale accezione museale, esiste già la tradizione dei concerti estivi all’aperto, che verrà estesa nell’arco della bella stagione, potenziando e diversificando l’offerta di spettacoli, il vigneto, riattivato, e il castagneto, incentivato, daranno luogo ad una produzione di "origine controllata", di cui i visitatori potranno fruire direttamente.

Gli interventi di restauro promossi pochi anni fa dalla Comunità montana della Valchiavenna nell’ambito del progetto Interreg Italia- Svizzera 2007-2013 Cooperazione e Convivenza in Val Bregaglia "Eccellenze storico culturali un valore aggiunto per lo sviluppo del territorio"  hanno permesso alla pregevole risorsa culturale, di tornare a risplendere, dando mostra di sè tra le mirabili attrazioni di quella che fu la dimora nobiliare dell’antico Contado di Piuro andato distrutto nella terribile frana del 1618. Una semplice vasca ornamentale, la peschiera. Un vivaio ittico, quindi, pensato per allevare nelle acque limpide del luogo, magnifici esemplari che all' occorrenza, venivano pescati e ñ forse ñ fatti cuocere sulla piastra di roccia (la pioda) che ancora oggi viene utilizzata nei numerosi crotti della zona. L’edificio, dalle linee eleganti e sobrie, non fa trasparire all’esterno la ricchezza delle decorazioni e degli arredi degli spazi interni. Varcata la soglia del portale bugnato, con incisi i nomi dei due fratelli che fecero costruire il palazzo e con il loro stemma sulla chiave dell’arco, si entra nell’atrio. Le pareti e i soffitti a volta, come quelli dei locali che vi si affacciano, sono dipinti a fresco. Visitando le singole sale, si coglie il sapore di un tempo perduto.

Due commercianti nella seconda metà del Cinquecento seppero creare in una residenza di periferia, oggi diremmo nella seconda casa, un ambiente raffinato, senza guardare a spese. Purtroppo non conosciamo i nomi degli architetti che progettarono e realizzarono il palazzo. Ignoti sono anche gli artisti che eseguirono i meravigliosi soffitti in legno. Al piano rialzato si va dall’ampia sala di Giove e Mercurio alla raccolta e luminosa "stua" di Giunone, dove si legge in una tarsia l’unica data che si trova nel palazzo: "1577". Passando per la sala di Perseo, si torna nell’atrio per salire ai piani superiori. Personaggi della famiglia Vertemate sono ritratti in oli su tela esposti nel corridoio, da cui si accede al "guardaroba", alla camera della signora e in una altra "stua". Si passa poi all’ultimo piano, dove in senso orario si visitano le sale degli amorini, delle arti o degli amori, dello zodiaco, la stanza del vescovo e quella del Carducci. I soffitti sono tutti in legno: uno diverso dall’altro. Nel corridoio due grandi tele ritraggono Piuro nel suo splendore, prima dalla frana del 1618 e lo spettacolo apocalittico che si presentò ai visitatori appena dopo. Nel salone dello zodiaco, tra altre storie mitologiche, sono rappresentati i segni zodiacali e le attività agricole che caratterizzavano i singoli mesi. Sovrasta un soffitto scolpito in legno che gareggia con quello dell’attigua stanza del vescovo.

Inoltre, è possibile visitare, la camera che venne intitolata a Giosue Carducci, che fu accompagnato a vedere la villa, quando usava frequentare Madesimo per fare la cura delle acque. 

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