Milano, 24 ottobre 2017   |  
Lombardia   |  Politica

Roma riconosca la "specialità" della Lombardia

di Alberto Comuzzi

Maroni in Consiglio Regionale: stiamo cercando di ragionare insieme all'Emilia Romagna e al Veneto per formulare proposte il più possibile unitarie al Governo.

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«Non esiste ipotesi di secessione. È solo la polemica di qualcuno che si ostina a non voler capire. Il nostro quesito era molto preciso: chiedeva il riconoscimento della "specialità" della Regione Lombardia, che non vuol dire "Statuto speciale" e questo, nel "quadro dell'unità nazionale".

A differenza del Veneto, abbiamo fatto riferimento all'articolo 116 della Costituzione, che per me significa più autonomia. Punto». Il presidente di Regione Lombardia, Roberto Maroni, non lascia scampo ad interpretazioni fantasiose di commentatori e osservatori orientati a mantenere lo "status quo", i quali, dopo l'esito del referendum, sono già passati al contrattacco cercando di mettere zizzania nell'opinione pubblica per far apparire la richiesta di autonomia molto simile alla spinta secessionista dei Catalani.

Già oggi abbiamo visto i telegiornali della Rai accostare alle corrispondenze da Barcellona i servizi sui referendum lombardo e veneto. Insomma, la spinta a ragionare in modo pacato su uno stato federalista (diverse regioni hanno cominciato a valutare l'ipotesi di referendum simili a quelli di Lombardia e Veneto) non infastidisce, ma preoccupa vistosamente quella parte di establishment che lega il proprio benessere ai tanti rivoli incontrollati di spesa pubblica.

Coerentemente i media controllati dagli apparati statali (che hanno ovviamente una concezione statalista) hanno subito iniziato il tam tam per mettere in guardia i cittadini da coloro che stanno ragionando di decentramento e lo fanno con titoli e articoli tesi a spaventarli e a suscitare in loro sospetti.

Bene ha quindi fatto Maroni che, intervenendo in Consiglio regionale martedì 24 Ottobre, ha spiegato che a Roma non vuole andare da solo, ma in compagnia del governatore dell'Emilia Romagna (15 miliardi di residuo fiscale, 10 per cento del Pil) e del Veneto secondo il principio che l'unità fa la forza.

Della delegazione lombarda che andrà a trattare a Roma faranno parte, oltre a consiglieri regionali di maggioranza e opposizione, anche rappresentanti dell'Anci (l'Associazione dei comuni) e dell'Upl (Unione province lombarde) insieme a personalità rappresentative del mondo economico, culturale, e delle istituzioni come Piero Bassetti, primo presidente di Regione Lombardia, Gian Domenico Auricchio, presidente di Assocameraestero e Cristina Messa, rettore dell'Università degli studi di Milano.

È chiara la volontà di coinvolgere tutti ampliando la rappresentanza, ma soprattutto costituendo una delegazione composta da personalità di alto profilo professionale. Al Consiglio Maroni ha chiesto di impegnare la delegazione a chiedere al Governo di delegare tutte le materie previste dall'articolo 116 (come, per esempio, istruzione, previdenza integrativa, commercio con l'estero, ricerca scientifica e tecnologica, coordinamento del sistema tributario) nella convinzione di essere in grado di garantire servizi più efficienti e meno costosi per il cittadino.

Interessante l'osservazione di Maroni in materia di "coordinamento del sistema tributario" che, a suo giudizio, dovrà essere approfondito e opportunamente inteso. Se l' Emilia Romagna, seconda regione con i conti in regola dopo la Lombardia, ha un residuo fiscale di 15 miliardi di euro, pari al 10 per cento del Pil, per equità fiscale anche la Lombardia dovrebbe allinearsi a quel 10 per cento.

Oggi la Lombardia ha un residuo fiscale di 54 miliardi di euro, pari al 17 per cento; il che significa che la sua penalizzazione è di almeno 7 punti percentuali. In soldoni questo significa una cifra di circa 21/22 miliardi di euro. Il bilancio di Regione Lombardia è di circa 23 miliardi. Riescono i Lombardi ad immaginare che cosa significherebbe se il bilancio della loro regione raddoppiasse? La posta in gioco non sono solo le risorse, è il modo del loro utilizzo.

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