Lecco, 09 febbraio 2019   |  
Società   |  Cronaca

Rwanda: una capra per aiutare una ragazza madre

Il Progetto varato dall'Associazione Kwizera onlus dopo il positivo esito di un'analoga iniziativa promossa anni fa a favore di interi nuclei familiari.

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Rwanda, ragazza madre del Progetto Mikan Baby

Il nostro inviato speciale, il valtellinese Martino Ghilotti, ci ha mandato la prima corrispondenza sulla missione che la sua Kwizera onlus sta svolgendo nel Paese africano.

Partiti con la compagnia KLM da Milano-Malpensa alle 6,30, con scalo di poco più di un'ora ad Amsterdam, arriviamo a Kigali alle 19 di sera, un'ora avanti rispetto a noi. Il sole è tramontato da tempo ed è ormai buio pesto. Siamo all’equatore e quindi la giornata è di 12 ore di luce e 12 ore di buio tutti i giorni dell’anno, con il sole che sorge verso le 6/6,30 e tramonta verso le 18,30 con l’immediata discesa delle tenebre, pur nell’alternarsi delle stagioni.

Appena sbarcati bisogna adempiere al pagamento della tassa d’ingresso di 30 dollari, ma non è più richiesta, come in passato, la compilazione di un questionario in cui bisognava fornire tutte le informazioni del caso su cosa si veniva a fare, dove si alloggiava, chi erano i referenti locali: un grosso passo avanti fatto dal governo ruandese che, pur particolarmente attento a ciò che succede sul proprio territorio, ha avuto il coraggio di queste forme di attenuazioni dei controlli.

Questa volta KLM, solitamente efficiente, ci riserva il brutto scherzo di aver mandato altrove le due valige al seguito; ci toccherà tornare all'indomani. Ci consola il fatto che questo viaggio è costato solo poco più di 400 euro, quando negli anni scorsi si era partiti da oltre 800 euro per poi scendere, grazie anche all'affacciarsi sulla tratta per Kigali di altre compagnie; ad oggi oltre KLM ci sono altre 5 compagnie che effettuano collegamenti con il Rwanda.

Prima di uscire dall’aeroporto, un’altra sorpresa, ci si imbatte anche in cartelli che ricordano che in Rwanda non si possono utilizzare le borse di plastica, pena salatissime multe. A breve entrerà in vigore una nuova legge che proibirà addirittura l'utilizzo di vari oggetti di plastica monouso come: bicchieri di plastica, auricolari, posate, cannucce e bottiglie PET per acque e bevande analcoliche.

All’uscita dall’aeroporto lo spettacolo di anno in anno muta: da quella prima volta nel 2003 in cui l’illuminazione della capitale era così limitata che quasi si riuscivano a contare le case illuminate.

Questa volta gli onori di casa della capitale li fa la sagoma illuminata del nuovo Kigali Convention Centre (KCC), una struttura ultra-moderna la cui cupola imponente, che è facile prevedere diventerà un simbolo di Kigali, si ispira alle capanne tradizionali del Rwanda, mentre il vicino l'hotel Radisson è 'avvolto' in bande multicolori, che rappresentano i cestini ruandesi.
Accolti dai nostri amici ruandesi, prendiamo immediatamente la via verso Byumba, nel nord del Paese, che sarà la base operativa della nostra

missione.

Dai batwa

Il consueto appuntamento con la comunità batwa (pigmei) di Kibali, che connota ogni Missione Kwizera in Rwanda, si è arricchito quest'anno di una novità. Venerdì scorso abbiamo infatti fatto la conoscenza di un'altra comunità batwa, quella di Miyove, nella parrocchia di Kizaro.
Si tratta di una comunità composta da 135 persone distribuite in 24 famiglie, ognuna con la propria casa. Grazie alla Croce Rossa i 45 bambini della comunità frequentano il vicino centro di educazione, mentre 30 studenti frequentano la scuola primaria, uno studente frequenta la scuola superiore, mentre 15 giovani si stanno formando nel cucito.

Avendo consistenti terreni coltivabili a disposizione, la parrocchia di Kisaro vorrebbe assicurare, con il supporto di Kwizera, alla comunità un supporto tecnico e finanziario per meglio sfruttare questo grande patrimonio. Ma quando si parla di batwa, il legame dell'Associazione Kwizera è storicamente quello con la comunità di Kibali.

L'incontro con quella comunità data ormai a dieci anni fa, quando le circa 250 persone che la componevano vivevano in strutture indefinibili fatte di frasche, teli, cartoni, come si può vedere in un filmato girato in quel tempo. Da allora ogni famiglia ha ricevuto da Kwizera una casa e successivamente la disponibilità di sette ettari di terreno coltivabile ottenuto dal terrazzamento della collina.

Col passare degli anni, la comunità ha ricevuto l'assistenza necessaria a mettere a coltura i terreni che ora producono patate e mais. Pur negli innegabili progressi, la comunità vive ancora ad un livello di notevole emarginazione, che pregiudizi culturali presenti fra gli stessi ruandesi non aiutano certo a superare.

Nonostante questo, la vicinanza di Kwizera non è mai venuta meno, attraverso il sostegno alle diverse campagne agricole, un certo numero di adozioni di bambini e con l'incontro annuale che attraverso un piccolo segno di vicinanza, la distribuzione ad ogni famiglia di un pacco di cinque kilogrammi di fagioli, vuole confermare un'attenzione che si protrarrà nel corso dell'anno.

All'asilo Carlin

All'arrivo a Kagera, l'ampio prato antistante l'asilo era animato come non mai: c'erano numerosissimi bambini, non solo quelli dell'asilo, ma anche moltissimi adulti. L'arcano ci è stato prontamente chiarito, quando si è presentato il responsabile dell'Educazione del distretto di Gatsibo, comunicandoci che quelli che vedevamo seduti sul prato erano i genitori dei frequentanti l'asilo. Si trattava di una sorta di comitato di accoglienza per salutare il nostro arrivo, ma anche un momento d'incontro per confrontarsi sul funzionamento dell'asilo e dei suoi bisogni.

Infatti, mentre i 162 bambini presenti all'asilo gustavano i pan dolci locali, che come di consueto avevamo portato loro, questa volta accompagnati da brik di latte forniti dalle autorità statali, sul prato si è tenuta una sorta di assemblea pubblica sull'asilo.

Il rappresentante del distretto, nel ringraziare l'Associazione Kwizera per la realizzazione e la gestione dell'asilo, né ha sottolineato l'importanza educativa, confermando come i bambini usciti dall'Asilo Carlin si distinguano, rispetto agli altri alunni, quando passano alla vicina scuola elementare.
Un bel riconoscimento per le tre maestre che prestano con dedizione la loro opera; basti pensare che una delle tre era in servizio portando sulle spalle l'ultimo figlio, nato appena due settimane fa.

Anche accogliendo una nostra proposta formulata l'anno scorso, i genitori hanno anche formato un comitato di gestione, a cui il rappresentante del distretto ha raccomandato un fattivo impegno nel vigilare sui bisogni dell'asilo: per esempio avendo cura di segnalare gli interventi manutentivi necessari a garantire efficienza alla struttura. E qualche cosa in tal senso andrà indubbiamente fatto, se si vuole che l'asilo Carlin garantisca un buon servizio.

In questo non mancherà il supporto della comunità di Grosio (So), che mai in questi anni ha fatto mancare il proprio appoggio con contributi economici, anche in occasione della diffusione del calendario 2019 dedicato proprio alll'Asilo Carlin e materiali, come i vestitini per bambini che abbiamo potuto portare anche quest'anno.

Progetto Mikan Baby

Oggi, a Bungwe, un villaggio della campagna ruandese, c'è stata la consegna di 25 capre ad altrettanti giovani ragazze madri, inserite nel Progetto Mikan Baby dell'Associazione Kwizera Onlus. Dopo la positiva esperienza maturata in questi anni con il Progetto Mikan, che ha visto l'assegnazione di una capra, secondo una formula particolare, a 5.000 famiglie, è ora la volta, appunto, del Progetto Mikan Baby, espressamente rivolto alla ragazze madri, che numerose, nei villaggi, vivono situazioni di disagio ed emarginazione all’interno della comunità parrocchiali.

Nella parrocchia che abbiamo visitato oggi se ne contano 600. Il Progetto Mikan Baby ha gli stessi meccanismi del progetto originario: donare a giovani ragazze madri una capra, con l’impegno di trasmettere il primo capretto a una nuova ragazza madre e così di seguito. Infatti, alla consegna odierna erano presenti oltre le beneficiarie, anche le altre 25 ragazze che attenderanno il loro capretto.

Lo spirito è quello che ha animato Michele ed Anna, gli iniziatori, unitamente all'Ass. Kwizera, nell'ormai lontano 2009, del Progetto Mikan (MIchele-Kwizera-ANna) quando donarono le prime 25 capre a un gruppo di Nyagahanga.

In quella occasione scrissero: “Non intendevamo inviare a queste famiglie dei semplici aiuti. Noi vogliamo aiutarle ad aiutarsi! Le nostre capre vogliono essere l'inizio della circolazione di conoscenza, di consapevolezza, di crescita attraverso il lavoro di squadra, appunto un "aiuto ad aiutarsi"”. E così è stato, se solo si ricorda la bella storia di una coppia di Nyagahanga, Jean Damascene e sua moglie Claudina, che a partire da quella prima capra ricevuta nel 2012 e dopo aver onorato l'impegno a riservare il frutto del primo parto al Progetto, si sono avviati attraverso un percorso virtuoso e fortunato, tutti i parti di quella prima capretta sono stati eccezionalmente trigemellari, a disporre di 7 capre. Dapprima ne hanno vendute 4 per acquistare le lamiere per sostituire i tetto di paglia della casupola in cui vivevano con quattro figli.

I parti si susseguono, così come le vendite con cui prima la famiglia acquista un piccolo appezzamento di terreno e quindi una mucca e successivamente amplia la casa. Intanto conferisce qualche risparmio a una cooperativa, e quando arriva il suo turno nel poter richiedere un prestito si compera una seconda mucca, mantenendo anche un certo numero di capre. La vita nell’angusta capanna del passato è ormai un ricordo.

Oggi la famiglia vive in una casetta in muratura, circondata da terreni di proprietà, con sul retro lo spazio riservato agli animali. Il tutto, partendo da quella piccola insignificante capretta ottenuta dal Progetto Mikan che altri, magari, si sono mangiata all’indomani dell’adempimento dell’obbligo del conferimento del primo capretto nato.

Abbiamo ricordato questa storia anche oggi nel momento dell'avvio del gruppo di Bungwe, per sottolineare le potenzialità del Progetto che, nella versione Baby, potrebbe trovare ulteriore slancio dal fatto che le giovani madri saranno chiamate a promuovere iniziative in comune, mettendo insieme qualche loro risparmio e quei capretti che nasceranno in più rispetto ai venticinque necessari a soddisfare gli adempimenti del Progetto.

È con questo auspicio che abbiamo dato il via a questo nuovo Progetto, dopo la felice sperimentazione di un gruppo pilota presso la parrocchia di Kisaro, certi che le giovani madri sapranno trarne i migliori frutti, per sé e per i loro bimbi.

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