Sondrio, 15 marzo 2021   |  

Sanità: un'emergenza urgenza tutta valtellinese

di Gianfranco Cucchi

Auspicabile sarebbe l’autonomia gestionale ad una centrale operativa provinciale con una rete capillare di presidi qualificati che possa applicare i protocolli più efficaci d'intervento.

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Pronto intervento (foto archivio Valtellinanews)

L’azienda regionale per l’emergenza-urgenza è stata istituita in Lombardia nel 2008 e successivamente nel 2019 trasformata in Agenzia regionale con un budget di 220 milioni di euro.

Il principale obiettivo è l’intervento sul territorio di situazione di salute che costituiscono appunto un’emergenza, in cui l’intervento rapido può salvare una vita.

Il tempo è la determinante fondamentale. Tante malattie, quasi tutte, sono tempo dipendenti: pensiamo ai tumori dove una diagnosi precoce all’inizio della malattia può salvare una vita

Ma vi sono delle patologie dove il tempo è di pochi minuti ed un ritardo nell’intervento può costituire un pericolo per la vita. L’infarto del miocardio e l’ictus ischemico sono alcune di queste. Costituiscono circa il 30 % della cause di morte entrambe sono accomunate alla chiusura trombotica di un arteria: le coronarie nel caso del cuore e le arterie del cervello.

In questi casi riaprire l’arteria chiusa può fare la differenza tra la vita e la morte. E si può fare o con la trombolisi, impiegando un farmaco che scioglie il trombo, o con la disostruzione meccanica.

La differenza è che nel caso dell’infarto miocardico si può fare la diagnosi ed il trattamento a domicilio dopo avere eseguito la diagnosi con un semplice elettrocardiogramma, mentre nell’ictus si può fare in pronto soccorso dopo l’esecuzione di una tac cerebrale che può escludere un evento emorragico.

Ma soffermiamoci sull’infarto miocardico acuto. La maggiore parte dei morti nell’infarto avviene nelle prime 3 ore dall’esordio dei sintomi.

Per questa ragione i tempi sono ancora più ristretti. Se si interviene con la disostruzione dell’arteria nei primi 60 minuti si può ridurre del 50% la mortalità.

Questa cura salva vita può avvenire anche al letto del malato praticando la trombolisi domiciliare ed inviando l’ammalato alla più vicina unità coronarica dotata di emodinamica. Se questo avviene nella prima ora l’infarto può essere evitato nel 50 % dei casi trattati.

Questo protocollo deve essere applicato nelle zone geografiche montuose con notevoli distanze come la provincia di Sondrio. Non è bene che si faccia la diagnosi di infarto al letto del malato e si ritarda l’apertura farmacologica del vaso per aspettare la disostruzione meccanica in emodinamica perché questo può essere fatale.

Alcuni anni fa ho fatto parte della commissione regionale per la cura dell’infarto sul territorio che prevedeva la trombolisi in questi casi.

È importante ripensare il sistema dell’emergenza urgenza in provincia di Sondrio affidando l’autonomia gestionale ad una centrale operativa provinciale con una rete capillare di presidi qualificati che possa applicare i protocolli più efficaci con l’obiettivo di salvare più vite possibili ricordando che anche la perdita di pochi minuti può fare la differenza tra la vita e la morte.

 

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