Sondrio , 16 gennaio 2019   |  

Osservatorio-Economia Novembre rallentamento rispetto mese precedente

I dati dell’Osservatorio rapido sul mese di novembre tracciano un quadro in rallentamento rispetto ai livelli del mese di ottobre, in coerenza con le rilevazioni effettuate dal Centro Studi Confindustria a livello nazionale. Per tutti gli indicatori, ad eccezione di quello associato al fatturato, il giudizio prevalente continua ad essere la stabilità.

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I dati dell’Osservatorio rapido sul mese di novembre, realizzato dai Centro Studi di Confindustria Lecco e Sondrio e Unindustria Como, tracciano un quadro in rallentamento rispetto ai livelli del mese di ottobre, in coerenza con le rilevazioni effettuate dal Centro Studi Confindustria a livello nazionale.

Per tutti gli indicatori, ad eccezione di quello associato al fatturato, il giudizio prevalente continua ad essere la stabilità. Tuttavia, si registra anche un’elevata quota di indicazioni di diminuzione che sono più del doppio rispetto ai casi di aumento.
Gli ordini sono stabili per oltre quattro imprese su dieci, ma risultano in frenata sia sul fronte domestico (39,4%), maggiormente penalizzato, sia sul versante estero (34%).
L’attività produttiva si mantiene stabile per il 53,5% del campione, mentre è in contrazione per una realtà su tre (32,3%).
Diverso l’andamento del fatturato, che evidenzia una prevalenza di giudizi di diminuzione (45,1%), più diffusi rispetto alle indicazioni di stabilità (32,4%) e a quelle di aumento (22,5%).
La capacità produttiva impiegata dalla imprese del campione si attesta a quota 78,6%, sostanzialmente in linea con quanto esaminato a settembre (76,2%).
Eterogeneo l’andamento delle imprese del campione, con differenze collegate al settore merceologico di appartenenza. Se in linea generale si registra un rallentamento degli indicatori, la contrazione colpisce in modo diverso realtà metalmeccaniche (meno colpite), aziende tessili (più penalizzate) e imprese degli altri settori.

Le situazioni di insolvenza e di ritardo dei pagamenti che continuano ad interessare oltre quattro imprese su dieci (41,7%), unitamente alla fase di aumento dei costi delle materie prime (rilevato dal 30,1% del campione), restano alcune delle principali criticità per le realtà di Lecco, Sondrio e Como.
A questi si aggiunge il limitato orizzonte di visibilità sugli ordini, che per quasi quattro imprese su dieci (37,7%) non raggiunge il mese.

Dall’esame dei giudizi riguardanti il rapporto tra le imprese del campione e gli Istituti di credito emergono condizioni stabili, come indicato dall’87,4% del campione.
Stabili anche i giudizi riguardanti lo scenario occupazionale, così come le aspettative formulate per le prossime settimane.

“Il nostro territorio rispecchia in linea di massima le rilevazioni del Centro Studi Confindustria che, riguardo al periodo finale dello scorso anno, segnalano una domanda interna debole accompagnata da fiducia delle imprese manifatturiere in peggioramento e previsioni di export negativo per il quarto trimestre dell’anno - evidenzia il Presidente di Confindustria Lecco e Sondrio, Lorenzo Riva. Un quadro non confortante, anche se nelle nostre province a prevalere è ancora la stabilità e i segnali di rallentamento sono per il momento meno marcati. Sul territorio, infatti, i dati rilevati sono disomogenei, influenzati anche dalle diverse dinamiche settoriali, ma è inevitabile osservare che anche se i livelli occupazionali sono ancora stabili i segnali di ripresa si stanno progressivamente riducendo. Sicuramente il nostro livello di attenzione resta alto e, ancora una volta, dobbiamo portare l’attenzione sul fatto che solo quando l’impresa verrà messa al centro delle politiche economiche saremo in grado di recuperare e guardare al futuro con maggiore fiducia”.

“Sicuramente - evidenzia il Direttore Generale di Confindustria Lecco e Sondrio, Giulio Sirtori - le imprese non stanno comunque ferme, in attesa di essere tenute in maggiore considerazione nell’ambito di un piano di sviluppo complessivo del Paese, e continuano ad investire per mantenersi competitive. Tuttavia, la mancanza di risorse umane formate in ambito tecnico-industriale è ancora un nodo critico. Proprio per questo lo scorso anno abbiamo investito molto nei progetti dedicati all’ambito education e allo sviluppo del rapporto fra scuola e imprese: un percorso avviato già da tempo che ci vedrà sicuramente impegnati anche per il futuro”.

GLI ORDINI
L’indicatore associato alla domanda mostra per le imprese del campione a livello congiunto un rallentamento che interessa sia il versante domestico, sia gli ordini provenienti da oltre confine.
Oltre un’impresa su quattro comunica livelli di domanda stabili ma, in caso di giudizi di variazione, la diminuzione risulta prevalere rispetto all’aumento.
Nel dettaglio, a livello italiano il 41,3% del campione segnala una situazione in linea con quella di ottobre, il 39,4% una riduzione e il 19,3% un incremento.
Per l’export si rileva una situazione stabile per il 46,4% delle aziende, una diminuzione degli ordini per una realtà su tre (34%) mentre un aumento per il 19,6%.

Lo scenario per le aziende di Lecco e di Sondrio assume gli stessi toni; circa un’azienda su due segnala ordini stabili rispetto al mese precedente ma le indicazioni di riduzione incidono maggiormente rispetto a quelle di crescita.
A livello nazionale si registra stabilità per il 47,5% del campione, diminuzione per il 35,6% e aumento per il 16,9%.
Le esportazioni risultano stazionarie per il 45,5% delle imprese, in rallentamento per quattro imprese su dieci (40%) mentre in crescita per il restante 14,5%.

LA PRODUZIONE
L’attività produttiva mostra un andamento coerente con quanto esaminato per la domanda. Oltre una realtà lecchese, sondriese e comasca su due (53,5%) comunica performance produttive in linea con i livelli di ottobre; la quota di aziende che segnalano una decelerazione (32,3%) supera quella che indica invece un aumento (14,2%).
All’interno del campione sono rilevabili alcune differenze in base ai settori considerati: le aziende del settore metalmeccanico risultano aver vissuto globalmente una minor contrazione dell’attività rispetto a quelle tessili (le più penalizzate) e a quelle degli altri settori.

L’esame del tasso medio di utilizzo della capacità produttiva mostra un quota di 78,6%, di poco sopra a quanto rilevato per il mese di settembre (76,2%). È opportuno considerare come all’interno del campione le aziende presentino una situazione eterogenea che non dipende direttamente né dalla dimensione, né dal settore di attività; a fianco di imprese che comunicano di operare in prossimità della saturazione degli impianti, ve ne sono altre che segnalano invece un sotto utilizzo. 

Considerando i settori merceologici, la quota di impiego degli impianti di produzione si attesta a 78,8% per le realtà metalmeccaniche, a 79,5% per le aziende degli altri settori e al 73,8% per le imprese tessili.

Il quadro per il campione di Lecco e di Sondrio risulta sovrapponibile a quanto esaminato a livello generale. Per la metà delle imprese (51,9%) l’indicatore associato alla produzione risulta stabile ma, in caso di variazione, la diminuzione (37,0%) è segnalata più frequentemente dell’aumento (11,1%). Il grado di utilizzo medio della capacità produttiva si attesta al 78,4%, in linea con quanto esaminato nella precedente edizione dell’Osservatorio (78,9% in settembre).

L’indicatore associato alla vendite è l’unico, tra quelli esaminati, per il quale non risulta prevalente il giudizio di stabilità in Novembre. A differenza di quanto registrato per domanda e attività produttiva, per cui la conservazione dei livelli rispetto ad ottobre è l’indicazione più diffusa, sul versante del fatturato delle imprese dei tre territori è maggiormente segnalata la diminuzione. Nel dettaglio, il 45,1% del campione comunica una contrazione del fatturato, il 32,4% un andamento stabile mentre il restante 22,5% un aumento.

I dati rilevati per le imprese lecchesi e sondriesi mostrano una situazione coerente con quanto rilevato a livello congiunto. Nel 44,8% dei casi è indicato il rallentamento del fatturato, nel 32,8% il quadro è stabile e per il 22,4% le vendite risultano in aumento.

Lo scenario delineato in novembre attraverso gli indicatori di domanda, produzione e fatturato determina eco anche sulle previsioni che le realtà di Lecco, Sondrio e Como hanno formulato per le prossime settimane.

Il giudizio prevalente è quello orientato alla stabilità, segnalata dal 59,1% del campione, ma le indicazioni di una possibile diminuzione (31,4%) si confermano più diffuse rispetto a quelle di crescita (9,5%).

Con riferimento alla visibilità degli ordini in portafoglio, l’orizzonte risulta inferiore ad un mese per il 37,7% delle imprese; tale quota si attesta al 83,2% se si considera un intervallo di tempo pari ad un trimestre. Solo per il 16,8% del campione la visibilità supera i tre mesi.

Per quanto riguarda le imprese di Lecco e Sondrio le aspettative per le prossime settimane sono improntate alla stabilità in due casi su tre (66,7%). Anche in questo caso, considerando le indicazioni di variazione, risultano prevalere i giudizi di diminuzione (23,3%) rispetto a quelli di aumento (10,0%).

L’orizzonte di visibilità degli ordini risulta sufficiente a garantire l’attività di poche settimane (meno di un mese) per il 36,8% del campione, di qualche mese per il 36,8% mentre per un periodo di tempo superiore al trimestre per il restante 26,4%.

L’andamento delle materie prime continua a rappresentare un elemento di criticità con cui le imprese lecchesi, sondriesi e comasche sono costrette a misurarsi. Per il mese di novembre, rispetto ad ottobre, è stata rilevata una crescita delle quotazioni delle principali commodities utilizzate per tre realtà su dieci (30,1%), una stabilità per il 64,1% del campione mentre una diminuzione per il restante 5,8%.

Le fasi di apprezzamento delle materie prime hanno interessato soprattutto le imprese attive nel metalmeccanico e negli altri settori mentre, in misura minore, quelle tessili.

Anche sul versante delle aziende di Lecco e di Sondrio è riscontrabile un aumento dei listini di acquisto per circa tre imprese su dieci (28,8%), a fronte di una quota del 64,4% di realtà che hanno indicato prezzi stabili e di un’ulteriore quota del 6,8% che ha segnalato invece un ribasso.

I fenomeni riguardanti i ritardi di pagamento e le situazioni di insolvenza, a fianco del limitato orizzonte di visibilità e delle dinamiche assunte dalle quotazioni delle materie prime, si confermano quale ulteriore fattore di criticità per le imprese dei tre territori.

Nel mese di novembre la quota di aziende che ha dovuto far fronte a clienti insolventi o a ritardo dei pagamenti da parte dei clienti si è attestata al 41,7%. Per l’11,5% del campione tale situazione si è ulteriormente aggravata in novembre rispetto al mese precedente, per l’83,3% è risultata stazionaria mentre per il restante 5,2% ha mostrato un miglioramento.

Il quadro per le imprese lecchesi e sondriesi risulta in linea con quanto esaminato a livello complessivo: la diffusione dei casi di insolvenza e di ritardo dei pagamenti interessa quasi quattro realtà su dieci (39,7%). In novembre, rispetto ad ottobre, è stato registrato un peggioramento per il 9,3% del campione, la stabilità per l’86% e un miglioramento per il restante 4,7%.

I RAPPORTI CON GLI ISTITUTI DI CREDITO
Nella valutazione dei rapporti tra le imprese di Lecco, Sondrio e Como e gli Istituti di credito prevale il giudizio di stabilità in novembre: per circa nove realtà su dieci (87,4%), infatti, le condizioni praticate risultano stabili. La quota di soggetti indicanti un miglioramento si attesta a 1,9% mentre il 10,7% del campione comunica un peggioramento.
Analizzando più approfonditamente, è stato rilevato un aumento per il 15,8% del campione riguardo agli spread e ai tassi applicati mentre le spese e le commissioni bancarie sono risultate in crescita per un’azienda su cinque (20,8%).
I giudizi formulati dalle imprese del campione riguardo alla propria liquidità aziendale hanno mostrato una situazione nella norma per il 36,9% del campione, una soddisfazione per la stessa quota di imprese (36,9%) mentre una situazione migliorabile per il restante 26,2%.

Le valutazioni espresse dalle realtà lecchesi e sondriesi confermano uno scenario sostanzialmente sovrapponibile a quello generale. Le condizioni praticate dagli Istituti di credito in novembre sono giudicate stabili per circa nove imprese su dieci (89,7%), in peggioramento per il 6,9% e in miglioramento per il 3,4%. I tassi e gli spread applicati risultano in aumento nel 12,5% dei casi mentre le spese e le commissioni sono indicate in crescita dal 14,3% delle imprese.

Con riferimento alla liquidità aziendale, il 39,7% delle realtà del campione segnala un quadro soddisfacente, il 41,3% un quadro nella norma mentre il restante 19% una situazione migliorabile.

Lo scenario occupazionale mostra una fase di diffusa stabilità in novembre per le imprese dei tre territori; l’87,4% del campione segnala infatti la conservazione dei propri livelli. Il giudizio di stabilità risulta ulteriormente rafforzato dalla diffusione delle indicazioni di aumento e riduzione che assumono entità simili (entrambe al 9,5%).
Sul versante previsionale per i prossimi mesi continua a prevalere l’indicazione di stabilità (78,4%) a cui si affiancano giudizi di aumento (9,8%) e diminuzione (11,8%) che tendono a bilanciarsi.

I giudizi espressi dalle realtà di Lecco e di Sondrio confermano un quadro di generale mantenimento dell’occupazione. Per tre imprese su quattro (75%) è rilevabile la stabilità, per il 13,3% la crescita mentre per il restante 11,7% la diminuzione. Le aspettative per i prossimi mesi si rivelano in linea con lo scenario rilevato per novembre.

 

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