Sondrio , 05 marzo 2020   |  

Secondo semestre positivo l'andamento del settore agricolo

In difficoltà le coltivazioni, penalizzate da eventi meteorologici estremi più frequenti: cereali, mais e vino risentono di quotazioni insoddisfacenti e di scarsi risultati produttivi.

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La seconda metà del 2019 è stata globalmente positiva per l’agricoltura lombarda. La frenata dei costi sostiene la redditività delle imprese, premiando in particolare la zootecnia per gli effetti combinati de: la prosecuzione del periodo favorevole per i prezzi del latte; la ripresa delle quotazioni delle carni bovine; il vero e proprio “boom” del comparto suinicolo a causa della peste suina in Cina.

In difficoltà invece le coltivazioni, penalizzate da eventi meteorologici estremi più frequenti: cereali,  soprattutto mais  e vino risentono di quotazioni insoddisfacenti e di scarsi risultati produttivi.
Dal lato della domanda: nei primi nove mesi del 2019 l’export ha fornito un contributo importante, ma pesa sul futuro l’incognita della Brexit e dei dazi; sul fronte interno i consumi rimangono deboli.

Il secondo semestre del 2019 evidenzia un miglioramento della situazione del comparto agricolo lombardo, testimoniato dall’evoluzione favorevole di tutti gli indicatori analizzati nella nostra indagine.

Cresce infatti il fatturato, grazie all’evoluzione positiva dei prezzi all’origine dei principali prodotti agricoli, mentre sul fronte dei costi si registra una frenata, in particolare per le imprese zootecniche grazie ai cali dei prezzi degli animali da allevamento e dei mangimi. Invece le spese per le coltivazioni hanno continuato a salire, anche per effetto delle condizioni climatiche sfavorevoli.

Il risultato complessivo è comunque un miglioramento delle valutazioni sulla redditività aziendale, che raggiunge il livello massimo registrato negli ultimi anni.
Dal lato della domanda, si è rafforzato il forte traino dell’estero: le esportazioni agroalimentari lombarde hanno ripreso a correre nei primi nove mesi dell’anno (+6,2%), dopo il rallentamento del 2018, con risultato in doppia cifra per i prodotti lattiero-caseari. Ne hanno beneficiato le industrie alimentari, che nel 2019 non hanno registrato le difficoltà degli altri comparti manifatturieri.

Prosegue la fase positiva per il settore lattiero-caseario, che beneficia di una domanda internazionale ancora molto tonica; il calo registrato dal prezzo del Grana Padano a fine anno insinua però qualche ombra sull’evoluzione futura del settore. Le quotazioni delle carni suine raggiungono prezzi record grazie alla carenza di offerta generata dalla peste suina in Cina, determinando un’impennata della redditività degli allevamenti; non migliora però la situazione dei prosciutti marchiati.
Il comparto delle carni bovine beneficia d

Una ripresa dei prezzi, dopo il calo registrato nella prima parte dell’anno, accompagnata dalla riduzione dei costi di produzione, in particolare delle spese per i ristalli.
Il settore vitivinicolo, tradizionalmente caratterizzato da una redditività superiore alla media, risente del calo produttivo registrato dall’ultima vendemmia, il cui effetto sui prezzi non è stato sufficiente, per ora, a bilanciare la diminuzione delle quantità.

I cereali rimangono il settore in maggiore difficoltà, con criticità significative per il mais, penalizzato dai risultati deludenti della campagna di raccolta e da quotazioni su livelli molto bassi; prezzi insoddisfacenti si riscontrano anche per il frumento tenero, mentre la situazione appare più positiva per frumento duro e, soprattutto, riso.

Nel complesso, questi elementi portano a un consuntivo 2019 migliore per la Lombardia rispetto al dato nazionale, per il quale invece le prime stime di Istat ipotizzano un calo del valore aggiunto intorno al -2,1%.

La specializzazione lombarda nella zootecnia ha svolto un ruolo rilevante nel raggiungere questo risultato, anche se la performance regionale è stata aiutata anche da fattori esogeni, come la peste suina in Cina, i cui effetti potrebbero esaurirsi senza aver apportato benefici strutturali.

Altri fattori esterni, come l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea e i possibili dazi statunitensi, rischiano di frenare la domanda internazionale di prodotti lombardi, in un contesto in cui i consumi interni persistono in una fase di debolezza. Questi rischi sono particolarmente evidenti in un settore chiave come quello lattiero-caseario, dove giungono i primi segnali negativi dal recente calo delle quotazioni dei formaggi grana.

L’indagine congiunturale sull’agricoltura lombarda è promossa da Unioncamere Lombardia e Regione Lombardia, in collaborazione con le Associazioni regionali dell’Agricoltura.

La metodologia di analisi è basata su interviste quali-quantitative ad un panel di aziende lombarde particolarmente rappresentative e a testimoni privilegiati del mondo agricolo organizzato e della filiera agroalimentare, in grado di fornire informazioni e indicazioni non solo sulle dinamiche congiunturali, ma anche sui trend di medio periodo.

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