Sondrio, 15 maggio 2020   |  

Siamo tempo (L’abbiamo scordato?)

di Gabriella Stucchi

L’autore Gerolamo Fazzini è una figura molto nota: nato a Verona, residente a Lecco, giornalista, esperto di temi religiosi e internazionali, consulente di direzione per “Credere” e Jesus”, collaboratore di “Mondo e Missione” del PIME, docente di Teoria e Tecniche di Giornalismo all'Università Cattolica di Brescia.

Siamo tempo

Dedica il libro ai figli Luca e Ana Maria e nell’Introduzione si pone la domanda comune ai nostri giorni, cioè se al termine della pandemia tutto resterà come prima, o se riusciremo a metabolizzare una tragedia per diventare migliori.

Dopo aver citato le interpretazioni contrastanti di due autori (l’israeliano David Grossman che sulla Repubblica del 20 marzo scrive: “Dopo la peste torneremo a essere umani” e il filosofo sudcoreano Byung Chel Han che il 22 marzo su El Pais replica: “Nessun virus è in grado di fare la rivoluzione”), riporta un passo dell’omelia di papa Francesco del 27 marzo in una piazza San Pietro deserta: «La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità...”.
Da qui il proposito di Fazzini: “Provare a rendere propizia questa singolare ‘quarantena esistenziale’ raccogliendo spunti di vario genere sul tema del tempo; pensieri che vengono da donne e uomini non credenti.

“L’oro è il tempo (e non viceversa”) è il titolo della Parte I. Fazzini cita il filosofo e sociologo Edgard Morin che scrive: “L’imprevedibile epidemia attuale ci ha costretti a fare i conti con il tempo” e a cercare un “ridimensionamento del ritmo quotidiano”.

Ciò obbliga a un modo nuovo di vivere il presente, costretti a misurarci con i tempi dell’attesa.

Padre Giordano in un articolo del “Corriere della sera” 26 marzo sottolinea che è entrata la “normalità”, con novità importanti e potenzialmente feconde. Il virus sta mettendo in gioco l’Europa, minando economie solide (come gli americani), minacciando interi continenti (Africa). Il virus ci fa scoprire figli, vulnerabili. Dobbiamo pensare che “siamo tempo”, non “abbiamo tempo”.

Il virus si è diffuso maggiormente nei paesi dove i ritmi di lavoro sono più intensi (Cina, Lombardia, New York).

La morte fa capire a tutti noi quanto possa farsi vicina la morte e ci getta una luce abbagliante sulla vita e il suo senso. Siamo abituati a programmare il domani, come se la sorte fosse ancorata a questa terra.

Si parla di energie rinnovabili, delle risorse a rischio del pianeta. Non abbiamo il senso del tempo. Vengono quindi citati versetti di un salmo: “Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore”.
Fazzini rileva come dalla Scrittura alla filosofia, dal salmista allo psicanalista “l’epidemia ci obbliga a confrontarci oltre che con la solitudine, con i limiti e la mortalità”. Non siamo eterni su questa terra. Prima o poi ce ne andremo. È quanto viene espresso da un’intellettuale laica famosa, Julia Kristeva.

Antonio Polito, apprezzato editorialista del Corriere della Sera, afferma che “la vulnerabilità è un’evidenza portata dal Coronavirus, mentre nella nostra società c’è una ricerca di immortalità (biotecnologie...). Ritiene questo un trauma terribile, ma può essere utile”. Il modello economico attuale è basato sul profitto a breve termine: occorre la prospettiva del tempo. Se l’orizzonte è l’eternità, le cose cambiano.

La disponibilità verso il cambiamento è il cuore di ogni storia di salvezza, di passaggio verso una nuova condizione.

Viene poi citato il pensiero di Stefano Zamagni (articolo su “Vita” 3 aprile): “La prudenza è la virtù del voler guardare lontano per mirare al bene comune”.
Il gesuita economista Gaël Giraud su “la Civiltà Cattolica” del 4 aprile scrive: “La ricostruzione economica che dovremo realizzare dopo il tunnel sarà l’occasione per attuare trasformazioni inconcepibili per coloro che continuano a guardare al futuro attraverso lo specchietto retroverso della globalizzazione finanziaria”.

“Loro è il tempo” ovvero “L’amore al tempo del Covid 19”: è il titolo della seconda parte del libro, in cui si sottolinea che “siamo tempo” equivale ad affermare che il tempo che dedichiamo alle persone e/o alle varie attività dice molto di ciò in cui crediamo (cardinale portoghese teologo José Tolentino Mendonça). La cantante Patti Smith sulla Stampa 2 aprile scrive: “Spero che l’epidemia rivoluzioni il mondo con empatia e umiltà”.

Alessandro D’Avenia (Corriere 6 aprile) scrive che “quando perdiamo ciò su cui puntiamo la vita ci si mostra nelle sue nude fragilità. La morte ci spaventa non solo perché ci fa sentire precari, ma perché ci mostra che un giorno le nostre relazioni si interrompono e da lì cercheremo il modo in cui relazionarci con chi ci sta più a cuore: spargimento ceneri, preghiera al cimitero sono segno che ‘tu per me ci sei perché io continuo ad amarti’”.

Dopo aver citato il pensiero di Domenico Quirico (Stampa 6 aprile) in cui si rileva che non diventi una regola il fatto che si salvino i pazienti meno anziani come si è verificato nell’epidemia, viene evidenziato il messaggio di Luciano Manicardi in “Fragilità”- Qiqajon. “Non la fragilità è il problema, ma le risposte che il credente che conosce il Dio fattosi carne, che conosce le fragilità del vivere, dà assumendo la vita di Gesù stesso, che delle fragilità della condizione umana ha fatto il luogo di costruzione della fraternità, della solidarietà, dell’amore”.

Fazzini conclude che “la risposta al problema tempo è Colui che per noi uomini si è mescolato all’umanità, si è fatto tempo. Il Cristianesimo è l’unica religione in cui Dio, un eterno, si è fuso col provvisorio, un Onnipotente si è reso vulnerabile per amore”. Riprende il vaticanista Accattoli (“La speranza di non morire” – 1988) che auspica “una predicazione evangelica, rifatta radicale, prima e sempre sulla vita e sulla morte”.
Fazzini è convinto che o la Chiesa desta l’attenzione a tali questioni, oppure la “quarantena esistenziale” del coronavirus, quando finirà, sarà passata invano.

L’autore conclude che questo libro, scritto in fretta (disponibile in ebook), è solo un anticipo di un libro più compiuto che vedrà la luce nei prossimi mesi e sarà trasposto anche in versione teatrale dopo l’autunno e si dichiara lieto di accogliere commenti, critiche, suggerimenti e suggestioni su Facebook e Twitter; fazzini.gerolamo@gmail.com

Il testo è ricco di spunti interessanti che aiutano a riflettere sul momento attuale e soprattutto sull’impostazione del futuro.

Gerolamo Fazzini “Siamo tempo” - Emi

 

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