Sondrio , 12 novembre 2017   |  

Siccità: dimezzata la produzione di mele e olive

Gelate e scarsità d'acqua hanno taglia del 50 per cento il raccolto di olive, mele e Kiwi.

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Siccità e gelate hanno tagliato del 50 per cento il raccolto di olive, mele e kiwi, le grandinate hanno colpito i vigneti danneggiando in media 1 grappolo su 5 e la produzione di miele è scesa di quasi un terzo. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti Lombardia in occasione dell’11 Novembre che chiude il bilancio di questa annata agraria sconvolta dalle anomalie climatiche del 2017.

Un punto della situazione fatto in occasione della tradizionale Giornata del Ringraziamento che viene celebrata dal mondo agricolo in questo settimana in Lombardia fra Cremona, Lodi e Brescia. “Con differenze specifiche per i singoli territori, ma il meteo ha inciso sui raccolti nei campi e nei frutteti, in particolare per alcune produzioni come le mele della Valtellina, il miele, le olive e i kiwi, in più abbiamo c’è stato il problema della cimice asiatica che si sta diffondendo sempre più sui campi di soia e nei frutteti”.

In Lombardia  è crollata del 30 per cento la produzione di miele, con 500 tonnellate in meno di miele e di prodotti dell’alveare rispetto alle 1.700 tonnellate delle annate normali: uno dei risultati peggiori delle ultime stagioni, per un comparto che contra oltre 5mila “pastori delle api” e più di 140mila alveari per un popolazione stimata di oltre 4 miliardi di api. Il crollo della produzione di miele ha riguardato l’intero territorio nazionale, infatti la produzione di miele Made in Italy  è più che dimezzata rispetto alla media, per un totale attorno alle 10 milioni di chili, uno dei risultati peggiori da almeno 35 anni nei 1,2 milioni gli alveari sparsi nelle campagne italiane che impegnano 45.000 apicoltori tra hobbisti e professionali.

Il crollo dei raccolti nazionali apre le porte alle importazioni di miele di minore qualità con gli arrivi dall’estero che hanno già raggiunto quasi 12000 tonnellate nei primi sette mesi del 2017 secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat e se il trend sarà confermato sugli scaffali due barattoli su tre saranno stranieri. Il miele prodotto sul territorio nazionale è riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria fortemente sostenuta dalla Coldiretti. La parola Italia deve essere obbligatoriamente presente sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale mentre nel caso in cui il miele provenga da più Paesi dell’Unione Europea, l’etichetta - continua la Coldiretti – deve riportare l’indicazione "miscela di mieli originari della CE"; se invece proviene da Paesi extracomunitari deve esserci la scritta "miscela di mieli non originari della CE", mentre se si tratta di un mix va scritto "miscela di mieli originari e non originari della CE".

Anche i vigneti lombardi hanno pagato un pesante dazio al maltempo con una perdita media del 20 per cento della produzione, per un comparto che in Lombardia  conta oltre 22mila ettari a vigneto, quasi tutti dedicati a nettari di alta qualità. Le province più “vinicole” sono Pavia e Brescia, che da sole rappresentano i due terzi delle superfici vitate in Lombardia e il 70 per cento delle oltre tremila aziende lombarde. Le superfici dedicate ai vigneti “bio”, salite a 2.570 ettari, quasi tre volte in più rispetto a quelle di dieci anni fa, con un’incidenza del 15 per cento sul totale delle aree dedicate alle produzioni di alta qualità. L’intera filiera del vino, fra occupati diretti e indiretti, temporanei e fissi  offre lavoro in Lombardia a circa 30 mila persone e la produzione genera un export di circa 260 milioni di euro all’anno, in particolare verso Stati Uniti, Gran Bretagna, Svizzera, Canada e Giappone. Sul fronte dei consumi  in Lombardia quasi 5 milioni di persone bevono vino durante l’anno e si punta sempre di più alla qualità, come testimonia il boom delle enoteche, arrivate a sfiorare quota mille, con un aumento di oltre il 30% negli ultimi sette anni.

Sul settore olivicolo se da un lato è stata persa 1 oliva su 2 è andata meglio sul fronte delle rese in olio salite dal 12 per cento al 16 per cento per ogni chilo di olive spremute, con punte anche del 19 per cento. La produzione di olio  dovrebbe quindi superare i 430mila litri, pur con un segno negativo del 35 per cento rispetto allo scorso anno. La qualità è fra le più alte mai registrate nelle ultime campagne produttive  infatti le analisi indicano un livello di acidità fra lo 0,1 per cento e lo 0,2 per cento per l’extra vergine contro un massimo consentito dello 0,8%, inoltre i test organolettici descrivono un prodotto che ha un ottimo equilibrio fra l’amaro e il piccante, pur restando delicato come è caratteristica degli oli lombardi. A livello regionale la filiera produttiva coinvolge quasi duemila ettari a uliveto, 1.900 aziende e 6mila addetti fra stagionali, fissi, titolari e collaboratori, con una trentina di frantoi distribuiti fra le province di Brescia, Bergamo, Como, Lecco, Varese, Sondrio e Mantova. Le DOP sono 2 (Laghi Lombardi e Garda), mentre ci sono 7 varietà autoctone.

Il nostro Paese ha il primato europeo della qualità negli oli extravergini di oliva a denominazione di origine e indicazione geografica protetta (Dop/Igp), con il raccolto 2017 che sarà destinato a ben 46 marchi riconosciuti dall’Unione Europea. A livello internazionale - secondo le stime del Consiglio oleicolo internazionale (COI),  il primo produttore mondiale resta la Spagna con 1,15 miliardi di chili (-10 per cento rispetto alla stagione precedente) mentre al terzo posto la Grecia, con 300 milioni di chili. A livello mondiale la produzione di olio d’oliva sarà di circa 2,854 miliardi di chili nella campagna olearia 2017/18, con un incremento del 12% rispetto alla campagna precedente 2016/2017.

In queste condizioni  c’è il rischio evidente che olio straniero venga “spacciato” come italiano. Sulle bottiglie di extravergine ottenute da olive straniere in vendita nei supermercati è quasi impossibile, nella stragrande maggioranza dei casi, leggere le scritte “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari” obbligatorie per legge nelle etichette dell’olio di oliva.

La scritta è riportata in caratteri molto piccoli, posti dietro la bottiglia e, in molti casi, in una posizione sull’etichetta che la rende difficilmente visibile. La situazione è ancora più preoccupante al ristorante dove in quasi 1 caso su 4 (22 per cento) secondo l’indagine Coldiretti/Censis ci sono oliere fuorilegge che non rispettano l’obbligo del tappo anti rabbocco entrato in vigore 3 anni fa con la legge europea 2013 bis, approvata dal Parlamento e pubblicata sul supplemento n.83 della Gazzetta Ufficiale 261, che prevede anche sanzioni che vanno da mille a 8mila euro e la confisca del prodotto.

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