Sondrio , 18 marzo 2017   |  

Sisma, una agrichef lombarda nella task force salva tipicità  

I migliori chef di tutta Italia, uniti per imparare le ricette con i prodotti salvati dalla macerie e portarle nelle altre Regioni, dando uno sbocco alle tipicità a rischio estinzione

Tiziana20Porteri

La bresciana Tiziana Porteri, proprietaria dell’agriturismo  di Bedizzole, fa parte della task force di 20 “specialisti dei fornelli” giunta nelle Marche da tutta Italia, all’agriturismo Fiorenire di Castignano (Ascoli Piceno), uno de comuni del cratere sismico, per imparare le ricette con i prodotti salvati dalle macerie e portarle nelle altre regioni, dando così uno sbocco di mercato alle tipicità oggi a rischio estinzione. Le pregiate Lenticchie di Castelluccio Igp umbre  sono state usate dagli agrichef in abbinamento a cavatelli di farina di solina e Patata rossa di Cofiorito Igp, altra specialità delle zone terremotate tra Umbria e Marche.

Il noto pecorino amatriciano è stato trasformato in una crema vellutata con carpaccio di asparagi crudi e uovo fritto, mentre il tipico ciauscolo marchigiano rende più gustosa una zuppa di roveja, cereale tipico del Maceratese, ed erbe di campo. E anche la Mortadella di Campotosto Igp, specialità abruzzese, viene valorizzata gratinata su gnocchi di castagne in crema di cavolfiore. Ma l’obiettivo è  quello di usare le specialità salvate dalle macerie in tante altre ricette e varianti nelle diverse regioni, grazie all’azione dei primi venti agrichef diplomati ufficialmente nella Marche al termine di un corso promosso dagli agriturismi di Campagna Amica, con il presidente nazionale dell'associazione Terranostra, Diego Scaramuzza.

I prodotti locali salvati dalle macerie rischiano, infatti, di sparire per il crollo del 90% del mercato locale provocato dalla crisi del turismo e dallo spopolamento dovuto all’esodo forzato ma anche ai ritardi nella costruzione degli alloggi temporanei. Il crack delle vendite  ha colpito maggiormente i formaggi, dal pecorino alle caciotte, anche in ragione del fatto che nelle zone colpite dal sisma è molto radicata l’attività di allevamento.

L’abbandono forzato delle popolazioni, trasferite sulla costa, e la fuga dei turisti hanno fatto venir meno la clientela, mettendo in grave difficoltà le aziende che, oltre a non vendere, devono comunque mungere tutti i giorni con la necessità di trasformare il latte o cederlo a qualche caseificio, peraltro in una situazione in cui molte strutture di questo tipo sono inagibili. In difficoltà anche il settore dei salumi, a partire da quelli pregiati a Denominazione di origine, dove al blocco delle vendite si è accompagnato quello della produzione a causa dell’inagibilità dei laboratori che si trovano nelle zone del cratere. Ma l’assenza di acquirenti  sta interessando un po’ tutte le produzioni, compresi farro, lenticchie e altri legumi.

A rischio c’è un patrimonio di specialità conservate da generazioni nelle campagne diventate simbolo del Made in Italy in tutto il mondo, dal pecorino di Farindola al pecorino Amatriciano, dalla lenticchia di Castelluccio al pecorino dei Sibillini, dal Vitellone Bianco Igp alla patata rossa di Colfiorito Igp, dallo zafferano al tartufo, dal ciauscolo Igp al prosciutto di Norcia Igp, dalla mortadella di Campotosto al caciofiore aquilano fino alla ventricina teramana. Il terremoto ha colpito un territorio a prevalente economia agricola con una significativa presenza di allevamenti che è importante sostenere concretamente affinchè la ricostruzione vada di pari passo con la ripresa dell’economia che in queste zone significa soprattutto cibo e turismo.

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