Trento , 24 dicembre 2016   |  

Solidarietà: Caritas Nordest, raccolti tre milioni di euro

Le Caritas del Nordest hanno raccolto finora circa tre milioni di euro per interventi nelle zone terremotate del Centro Italia.

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Le Caritas del Nordest hanno raccolto finora circa tre milioni di euro per interventi nelle zone terremotate del Centro Italia. Grazie alla generosità dei cittadini, dalla colletta nelle parrocchie del 18 settembre scorso sono arrivati 2milioni e 100mila euro (319mila nella Diocesi di Trento), mentre le altre offerte giunte alle Caritas attraverso altri canali ammontano a oltre 1 milione di euro (145mila nella diocesi di Trento). Di questi ultimi, 410mila euro sono già stati impegnati per interventi nella Diocesi gemellata di Spoleto Norcia (a partire dal sostegno all’economia locale), altri prossimamente saranno destinati ad opere più strutturali a favore delle comunità locali in un’ottica socio pastorale.

In allegato la cronaca del sopralluogo effettuato dalle Caritas Nordest nei giorni scorsi a Norcia a firma dal direttore della Caritas diocesana di Trento Roberto Calzà.

"Nonostante il sole abbia fugato la nebbia che ci ha accompagnato ripetutamente nel viaggio, il freddo a Norcia resta pungente. E quando incontriamo Luciano, che dorme da settimane con la moglie in una roulotte a bordo strada (regalatagli da conoscenti emiliani) e si fa da mangiare in un box di metallo appena dentro il piazzale della sua azienda demolita dal terremoto, il pensiero che questa sia davvero una vita precaria è immediato e un po’ angosciante. Il capannone è andato giù per buona parte, seppellendo quintali di legna e alcuni mezzi (gli altri si son salvati grazie all’intuizione del figlio che, tra una scossa e l’altra, ha convinto il padre a portarli fuori). Luciano ha 52 anni, da 30 giusti lavora e vende legna da ardere, attività complementare alla coltivazione di foraggi e mais che ha in collina. Ma oggi ha solo una roulotte e un box in cui passare le ore quando non è in giro a capire come riprendere il lavoro, quali contatti attivare, come ritornare a fare ciò che faceva prima. E qui arriva la Caritas, che proprio questa settimana ha portato i documenti da firmare per costruire nel suo piazzale un “tunnel” ad uso magazzino, pagato coi fondi della Delegazione Caritas Nordest. Da gennaio si potranno ricoverare i mezzi, immagazzinare e lavorare la legna, sperando di trovare nuovi mercati (perché oggi gli abitanti di Norcia son ridotti ad un migliaio, dai 5/6mila prima del terremoto). Sono i primi risultati che la Caritas di Norcia, gemellata con quelle del Nordest, sta ottenendo grazie ad una presenza puntuale e concreta (in questi giorni è stato inaugurato il “presidio Caritas” in città; due prefabbricati, due tendoni e alcuni depositi sono diventati un grande centro di ascolto per la comunità) di volontari e collaboratori. Non a caso per il presidio è stato scelto il sito della Madonna delle Grazie, storico luogo di incontro e formazione per moltissimi giovani umbri (e non solo) con un convento ora gravemente lesionato ed una chiesa che non esiste più. La gente qui è tenace e orgogliosa e per buona parte si è autorganizzata: camper e roulotte sono arrivati in fretta, alcuni grazie alla Caritas, altri grazie alla generosità spicciola di amici, parenti o semplici benefattori (di tante parti di Italia, a testimonianza che la solidarietà non ha confini). E poi le casette comprate o affittate da alcuni campeggi, che formalmente rappresenterebbero un abuso edilizio ma su cui le istituzioni (che solo ora stanno posando i primi moduli abitativi per gli allevatori) cominciano a chiudere un occhio. Ora arriveranno anche i tunnel come quello promesso a Luciano, strutture (considerate provvisorie ma che è facile immaginare resteranno per diversi anni) che possono costare dai 20 ai 40mila euro. Una decina di esse saranno a carico della Caritas, così da dare gambe ad un’economia in questo momento in grave difficoltà ma soprattutto per dare futuro a questa terra che rischia lo spopolamento. E forse in questo Natale, oltre ai profughi che scappano per il mondo, è giusto che un pensiero vada anche a queste persone, che vivono in un mondo che non c’è più, vittime (fino a quando?) di una precarietà che non deve diventare normalità, ma soprattutto che non deve trasformarsi in quieta disperazione e poi in disperata solitudine. Molti stanno già facendo la loro parte, ognuno può aggiungere un ulteriore tassello, a partire da una presenza fisica di volontari che nei prossimi mesi potrebbero andare a sostenere il lavoro di Rinaldo e Francesca, gli sposi che da un paio di mesi provano ad ascoltare e sostenere tutti coloro che hanno un bisogno e sono il segno della speranza nella terra di S.Benedetto"

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