Sondrio , 19 novembre 2018   |  

Sondrio, Fiamme Gialle, scoprono evasione dell'Iva per 22 milioni

Una complessa attività investigativa condotta dalla Guardia di Finanza di Sondrio in collaborazione con la Procura della Repubblica di Milano ha permesso di scoprire una truffa ai danni dell'Erario

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da sinistra: Mirko Piersimoni, Antonelli Reni, Riccardo Targetti e Luigi Luzi

La Guardia di Finanza di Sondrio in collaborazione con la Procura della Repubblica di Milano a seguito di un'articolata attività investigativa ha sottoposto a sequestro preventivo disponibilità finanziarie ed immobili per un valore complessivo di circa 22 milioni di euro. L'operazione denominata “Unlawfu tax credit” si è svolta nel settore dei reati tributari.

Le indagini sono scaturite dal monitoraggio di un soggetto sondriese proprietario di una società di trading fallita, ma con interessi sulla piazza di Milano. L'uomo non indagato, già gravato da precedenti di evasioni fiscali ha consentito al corpo dei finanzieri di Sondrio di svelare una sofisticata frode da riscossione fiscale e contributiva che tra crediti Iva inesistenti, indebite compensazioni ed omessi versamenti ha prodotto  un danno all'Erario di oltre 70 milioni di euro.

Stamane, lunedì 19 Novembre, presso l'Aula Magna del Comando Regionale Lombardia della Guardia di Finanza di Milano, alla presenza del Procuratore Aggiunto Riccardo Targetti e il Pubblico Ministero Luigi Luzi della Procura della Repubblica di Milano, insieme al Comandante Provinciale della Guardia di Finanza di Sondrio Colonnello Antonello Reni ed il Ten. Col. Mirko Piersimoni Nucleo Polizia Economica di Sondrio hanno esposto i risultati dell'indagine.

I soggetti destinatari del provvedimento, sono indagati per “indebita compensazione di crediti IVA inesistenti”, sono 12 legali rappresentanti di 17 società , 6 società ubicate in Lombardia, 8 società a Roma e 3 società a Napoli, un privato non imprenditore e 3 commercialisti il cui ruolo nella vicenda non si è limitato alla sola fraudolenta attestazione dell’esistenza dei crediti tributari ma li ha visti più che attivi nel fornire supporto e indicazioni agli altri indagati su come frodare il fisco.

I crediti Iva inesistenti, che hanno permesso agli indagati di scomputare dai tributi e contributi che avrebbero dovuto versare all’erario un importo di circa 23 milioni di euro, hanno origine da una società milanese per il cui fallimento due degli indagati sono stati anche accusati di bancarotta fraudolenta aggravata.

Dalle indagini condotte dal Nucleo di Polizia Economica e Finanziaria di Sondrio i professionisti , per consentire di frodare il fisco, avrebbero: dapprima asseverato crediti IVA inesistenti per oltre € 30 milioni rilasciando un infedele visto di conformità nei confronti di 3 società compiacenti, “scatole vuote”, che li avrebbero poi fittiziamente indicati nella dichiarazione dei redditi (cd. società accollate) e  successivamente consentito il loro utilizzo, con l’artificio dell’accollo fiscale, presentando per conto delle altre società coinvolte dei modelli F24 con saldo 0 (chiamate società accollanti).

Grazie a questo sistema gli imprenditori indagati hanno potuto scomputare dai tributi e contributi che avrebbero dovuto versare all’ erario un importo di circa 23 milioni di euro.

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