Sondrio , 09 febbraio 2021   |  

Sondrio, il via alla stagione sciistica “necessario per la ripartenza dell’economia territoriale”

Il Cts apre alla possibilità di attivare gli impianti sciistici dal 15 febbraio: “Riaprirli almeno in quest’ultimo scorcio di stagione avrebbe effetti sull’intero indotto delle vacanze in montagna”

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La riapertura degli impianti nell’ultima parte della stagione è destinata ad avere effetti non solo sulle piste da sci ma anche sull’intero indotto delle vacanze in montagna per un valore stimabile in circa un miliardo, dall’alloggio alla ristorazione, dagli agriturismi ai rifugi fino alle malghe con la produzione dei pregiati formaggi. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare il via libera del Comitato Tecnico Scientifico alla possibilità di far ripartire gli impianti sciistici a partire dal 15 febbraio nelle Regioni in fascia gialla.

Un provvedimento che sarebbe di grande impatto per la montagna valtellinese e chiavennasca: “Il lavoro degli operatori di montagna – precisa Silvia Marchesini, presidente Coldiretti Sondrio consigliere - ha come mission la valorizzazione del territorio e delle sue tipicità, in provincia di Sondrio la sinergia tra agricoltura, turismo e sport è un modello vincente e virtuoso. La riapertura degli impianti sciistici, nel pieno rispetto delle normative Covid consente di rimettere in moto un’intera filiera che passa da agriturismi, scuole sci, noleggi fino ad arrivare alla ristorazione con le malghe in quota e quindi alla valorizzazione dei prodotti locali”.

Proprio dal turismo invernale – precisa il presidente Marchesini – “dipende buona parte della sopravvivenza delle strutture agricole che con le attività di allevamento e coltivazione svolgono un ruolo fondamentale per il presidio del territorio contro il dissesto idrogeologico, l’abbandono e lo spopolamento”.

Con le presenze praticamente azzerate nel momento più importante della stagione, si guarda ora– continua la Coldiretti - all’ultimo scorcio con la speranza che le aspettative non vengano vanificate dall’aumento dei contagi e dall’andamento climatico avverso. L'economia che ruota intorno al turismo invernale ha un valore stimato prima dell’emergenza Covid tra i 10 e i 12 miliardi di euro all’anno tra diretto, indotto e filiera.

“Il 2021 è iniziato all’insegna di nuovi e fondati timori per gli operatori delle “filiere del cibo”, dopo il lungo periodo di lockdown delle feste che ha provocato ulteriori perdite di svariati milioni di euro” rileva Marchesini.

Uno scenario cupo che, oltre ai locali di ristorazione, coinvolge per intero quell’indotto che parte dai campi per raggiungere la tavola: “Le imprese agricole sono l’anello di partenza, che viene colpito a catena, senza contare le perdite drammatiche per il settore agrituristico”.

Secondo i dati diffusi da Coldiretti Sondrio, i consumi fuori casa per colazioni, pranzi e cene fuori casa sono crollati quasi della metà nel corso del 2020, con una drastica riduzione dell’attività che pesa sulla vendita di molti prodotti agroalimentari, dai formaggi al vino, dalla carne all’ortofrutta, che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. In alcuni settori, come ad esempio quello vitivinicolo, la ristorazione – continua la Coldiretti provinciale – rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato.

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