Sondrio , 23 gennaio 2018   |  

Teresio il beato di Bellaggio

Sabato 3 Febbraio, al Palazzetto dello Sport di Vigevano, si svolgerà la cerimonia di beatificazione del Servo di Dio Teresio Olivelli

Olivelli Alpino

Teresio Olivelli alpino

Sabato 3 Febbraio, alle ore 10,30, avrà luogo a Vigevano il Rito di Beatificazione del Venerabile Teresio Olivelli. La celebrazione sarà presieduta da Sua Eminenza il Cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, concelebrata dal Vescovo di Vigevano, S.E. Mons. Maurizio Gervasoni, da altri Presuli e Sacerdoti. Il rito si terrà presso il Palasport di Vigevano. 

Teresio Olivelli nasce il 7 gennaio 1916 a Bellagio (Como) e vive i primi anni della sua infanzia a Tremezzo (Como).  Nel 1923 si trasferisce con la famiglia a Zeme, dove riceve la Prima Comunione il 29 aprile 1925 e conclude le scuole elementari nel 1926. Nel 1926 la famiglia Olivelli si trasferisce definitivamente a Mortara, dove Teresio frequenta il ginnasio “Travelli”. Nel 1927 frequenta la sezione aspiranti del Circolo San Lorenzo, inserendosi sempre più attivamente nella vita ecclesiale. Dal 1931 al 1934 frequenta il liceo classico Cairoli di Vigevano, conseguendo il diploma di maturità classica; in quegli anni entra a far parte della Conferenza di San Vincenzo de’ Paoli, dove svolge un'intensa attività caritativa, e si iscrive all'Azione Cattolica Italiana. Si mostra samaritano per i compagni in difficoltà, che aiuta a scuola e nelle ripetizioni pomeridiane. Negli anni del liceo ama il gioco ed è sempre lui che seda le liti e difende i perdenti.  Dal 1934 al 1938 frequenta il Collegio Universitario “Ghislieri” di Pavia; immatricolatosi nella facoltà di giurisprudenza il 13 novembre 1934, consegue la laurea in giurisprudenza il 23 novembre 1938.

Negli anni della guerra diventa ufficiale degli Alpini chiede di andare volontario nella guerra di Russia per stare accanto ai giovani militari e condividerne la sorte. Sopravvissuto alla drammatica ritirata, mentre tutti fuggono egli si ferma a soccorrere eroicamente i feriti, con gravissimo rischio. Rientrato in Italia nella primavera del 1943, abbandona definitivamente la brillante carriera “romana” e, all’età di 26 anni, ritorna in Provincia per dedicarsi all’educazione dei giovani come Rettore del Collegio Ghislieri, avendo vinto il relativo concorso al quale si era presentato prima di partire per il fronte russo.

Dopo la caduta del fascismo, si schiera al fianco della Resistenza cattolica con chi sogna libertà, giustizia e pace. Dopo l’8 settembre 1943, nei territori da loro occupati, prendono di mira la Chiesa arrestando i sacerdoti, i consacrati o i fedeli laici ritenuti pericolosi per la loro intraprendenza nel manifestare opposizione. Olivelli diventa oggetto dell’odio dei nazisti e dei fascisti a causa dell’opera di evangelizzazione e di moralizzazione che svolge mediante l’attività editoriale del giornale clandestino Il Ribelle, i cui articoli sono carichi di carità e di propositi edificanti, e ciò va decisamente a “rompere” la loro strategia dell’odio.

Inoltre, coopera alle attività caritative e assistenziali delle associazioni cattoliche di Milano: qui si dona a favore degli ultimi preparando i cuori alla costruzione di una società futura basata sui valori evangelici. Appartiene alla Resistenza cattolica e in particolare a quel laicato cattolico milanese. 

Arrestato a Milano il 27 Aprile 1944 è condotto al carcere di S. Vittore, poi a Fossoli, Bolzano e infine Flossenburg ed Hersabruck.  La sua fede cristiana, che si esprime in un’intensa vita spirituale, in atteggiamenti religiosi e in gesti di solidarietà, è il motivo principale dell’inasprimento dei maltrattamenti nei suoi confronti. Egli ha fatto sí che nei lager, in quei moderni inferni dell’odio, brillasse la fiamma dell’amore evangelico, della bontà, della speranza. La sua opera di assistenza, la sua abnegazione, i suoi interventi presso le SS sono innumerevoli e volti a sostenere i piú fragili fino a quando gli viene inflitto il colpo letale. Un giovane ucraino viene brutalmente pestato dal kapò: Teresio si lancia in un estremo gesto di difesa della vittima, facendo da scudo con il proprio corpo alle percosse. Il kapò, irritato per questo ennesimo gesto di carità cristiana, lo colpisce con un calcio al ventre, che lo condurrà alla morte dopo qualche giorno, il 17 gennaio 1945. Il suo corpo è bruciato nel forno crematoio.

 

 

 

 

 

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