Sondrio, 08 febbraio 2018   |  
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Tra cinque anni chi troverà un medico troverà un tesoro

di Gianfranco Cucchi

Entro il 2023, andranno in pensione 21.700 medici di medicina generale e altri quarantamila lasceranno il lavoro negli ospedali entro il 2025.

mediccorsia

In questi giorni sulla stampa nazionale e locale è stato lanciato l'allarme sulla carenza dei medici di famiglia e specialisti ospedalieri. Un problema attuale che diventerà dirompente nei prossimi anni. Si rischia il collasso del nostro sistema sanitario con ripercussione sui livelli di assistenza per la tutela della salute dei cittadini.

Alcuni numeri: nel prossimo quinquennio, entro il 2023, andranno in pensione 21.700 medici di medicina generale pari al 45 per cento, su 45.437 attivi e 40.000 medici ospedalieri, pari al 40 per cento, usciranno dagli ospedali entro il 2025.

Dati impressionanti che fanno impallidire di fronte al fatto che solo una minima parte di questi medici in uscita potranno essere rimpiazzati da nuovi medici giovani. Di fronte questa palese carenza si registrano, dal 2005 al 2015, 10.104 medici espatriati in cerca di lavoro e di migliori condizioni all'estero, in particolare nei Paesi Europei.

Da più parti politiche e sindacali, da alcuni anni, ad onor del vero, si fanno diagnosi corrette, si analizza il problema, ma le terapie individuate stentano ad implementarsi con il malato Sistema Sanitario Nazionale che va in affanno.

In alcune situazione le amministrazioni razionano i reparti ed i servizi pubblici con la chiusura di numerose strutture complesse (vedi primariati) circa 400 nell'ultimo anno. La situazione è decisamente più grave nelle zone periferiche disagiate come quelle montane.

Certamente sarebbe necessaria un direttiva europea sulla formazione generale dei medici e per gli specialisti ospedalieri che uniformi i percorsi formativi. L'Italia a questo proposito ha una legislazione burocratica che frena l'accesso dei medici alla formazione con in concorsi nazionali per l'accesso alle specializzazioni e quelli regionali per conseguire l'abilitazione a medico di medicina generale. Inutile dire che spesso questi concorsi vengono impugnati per ipotesi di cattiva organizzazione e valutazione.

Queste cinque proposte possono contribuire a migliorare il problema.

  1. Uniforme la formazione dei medici post laurea ai principali Paesi Europei con un direttiva dell'Unione Europea.

  2. Riconoscere l'accesso dei giovani medici nei reparti specialistici ospedalieri con contratti di formazione diretti nei singoli ospedali, che dopo quattro anni anni garantiscono il titolo di specialista con l'abolizione del concorso nazionale

  3. L'assunzione per 3 anni di giovani medici negli studi di medicina generale che garantisce l'accesso nelle graduatorie di Medicina generale con l'abolizione del concorso regionale.

  4. Il riconoscimento della specializzazioni mediche (medicina interna, ematologia, cardiologia ecc.) per l'accesso alle graduatorie di medicina generale. (Infatti non è ammissibile che un giovane specialista in medicina interna o discipline equipollenti non possa essere idoneo al lavoro di medico di medicina generale).

  5. Favorire il mantenimento in servizio dei medici più esperti che possono andare in pensione anticipatamente con agevolazioni ed incentivi. Infatti alcuni medici che vanno in pensione 5-6 anni prima del raggiungimento dei limiti di età potrebbero rimanere in servizio se debitamente motivati. Basti pensare al privato.

Certamente il problema è già attualmente grave, ma lo sarà ancor di più in futuro nelle zone periferiche, ad esempio, di montagna, lontane dai centri di eccellenza. In queste realtà ancora di più i 5 punti dovrebbero trovare applicazione con la figura di medici responsabili dei reparti, che purtroppo non sempre si coltivano/reperiscono, in grado di attirare, orientare e formare i medici più giovani.

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