Sondrio , 11 luglio 2017   |  

Tre giorni nella capitale che riposa sul Tamigi

di Martina Bricalli

Consigli di una giovane valtellinese per una toccata e fuga a Londra

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Alla fine di Giugno sono partita per un breve viaggio che mi ha portata a scoprire la capitale inglese. Una volta tornata a casa, ho realizzato di aver avuto la fortuna di visitare molti luoghi e culture diverse nel solo spazio di una grande metropoli.  Ora riesco a comprendere con maggiore chiarezza ciò che voleva intendere il critico letterario, poeta, saggista, biografo e lessicografo britannico Samuel Johnson quando scriveva “A Londra c’è tutto ciò che questa vita possa offrire”.

Scendendo nei dettagli, il mio viaggio è cominciato all’aeroporto Caravaggio di Orio al Serio (Bg), da dove partono i voli più convenienti per la tratta Milano-Londra, e sono atterrata all’aeroporto londinese di Stansted. Di qui, in base al traffico, si impiega un tempo di circa un’ora e mezza/due ore per raggiungere il centro. Ci sono molteplici autobus che portano in città; tra questi c’è Airport Bus Express che sembra essere un buon affare a livello economico e di gestione completamente italiana, per coloro che avessero maggiore difficoltà con la lingua. Di qui sono scesa alla stazione di Victoria, la principale stazione londinese, e ho preso un treno che in cinque minuti mi ha condotta a Clapham, il quartiere in cui alloggiavo.
Ovviamente Londra è una grande metropoli con distanze chilometriche tra le diverse aree della città – indicate con numeri in ordine crescente, dove 1 indica il centro e 6 la periferia  dunque è auspicabile utilizzare i mezzi pubblici per gli spostamenti più impegnativi. Il consiglio è quello di utilizzare una carta Oyster, un biglietto elettronico su cui si carica del credito che potrà essere utilizzato sia per la metro, per l’overground, per i treni della National Rail, per i bus, per i battelli sul Tamigi e per la linea DLR.

Nell’arco di due giorni e mezzo di permanenza, è difficile poter ammirare tutta la città ma, essendo disposti a camminare molto, è un tempo sufficiente per poter visitare le attrazioni principali.  La mia avventura è iniziata alla fermata della metro di Embankment, alla quale è vicinissima Trafalgar Square, la piazza che ricorda, per l’appunto, la battaglia di Trafalgar del 1805 durante la quale la Royal Navy di Horatio Nelson sconfisse la flotta francese e spagnola. Il lato nord della piazza si affaccia sulla National Gallery che vale la pena visitare (gratuitamente), poiché ospita opere di grande prestigio, dalle vedute del Canaletto ai Girasoli di Van Gogh.
Percorrendo la Great Scotland Yard, si giunge a una delle attrazioni principali: il Palazzo di Westminster con la sua Elisabeth Tower. Esatto “Elisabeth Tower” e non “Big Ben”, come si è soliti chiamare la torre che svetta sul Tamigi, poiché il secondo termine indica solamente il nome della campana. Da qui, attraversando il ponte, ci si trova sulla sponda sud del fiume, dove si erge l’immensa ruota panoramica del Coca-Cola London Eye e, continuando in questa direzione, accompagnati da musicisti di strada, si arriva al Tate Modern, una ex centrale elettrica trasformata in museo di arte moderna dalla cui sommità è possibile ammirare gran parte della città. Il belvedere è completamente gratuito e consente ottime fotografie. Quasi in fronte al Tate, oltre il Tamigi, c’è la chiesa di St. Paul, raggiungibile tramite il Millennium Bridge, il ponte pedonale che viene distrutto dai Mangiamorte nel film "Harry Potter e il principe mezzosangue".

Nelle vicinanze, del ponte pedonale,  c’è il Borough Market, un mercato alimentare all’aperto che offre specialità di tutto il mondo. Tramite il London Bridge, eccoci nella City: il cuore economico della capitale costellato da una serie di grattacieli e uffici. Un quartiere pieno di vita, se lo si visita durante la settimana.
Di qui si raggiunge la Tower of London, il castello del XIII secolo che oggi funge da museo dei gioielli della corona e, dal 1988, è Patrimonio dell’umanità riconosciuto dall’Unesco. Poco lontano dalla struttura medievale, c’è un altro dei simboli della città il "Tower Bridge". Attraversato il ponte, ho preso la metropolitana che mi ha portata a Brick Lane (fermata Aldagate East), una delle aree più particolari della città. C’è una chiara influenza indiana, un’affasciante mescolanza di culture e la predilezione per l’arte di strada e i mercati eccentrici. Della zona ho apprezzato particolarmente il Cereal Killer Cafè, il primo locale del Regno Unito dedicato ai corn-flakes, che ha a disposizione una varietà di 120 cereali da gustare con una tazza di latte. Per la sera, ho lasciato China Town, Piccadilly Circus e Carnaby Street, i quartieri più famosi e movimentati di Londra, pieni di luci e persone.

Il giorno seguente sono partita da Holland Park, nell’area di Kensington. Il parco ha un’area dedicata all’oriente, con un giardino zen molto rilassante. Per di più, ci sono tanti simpatici scoiattoli abituati al pubblico che non vedono l’ora di qualche nocciolina. Da qui, con i tipici pullman a due piani, ho raggiunto il famoso quartiere di Notting Hill, con le sue case signorili e decorate con colori pastello e la chiesa di St. John in cima alla collina. Poco lontano dai “quartieri alti”, c’è Portobello Road, caratterizzato anch’esso da una miriade di dimore colorate, ma con uno stile più leggero e celebre per il suo famoso Portobello Market: un’immensa fiera dove si possono fare ottimi affari, con merce che va dal vestiario, alle cianfrusaglie, ai souvenir, all’arte e al cibo.   Ho lasciato a malincuore Portobello per raggiungere Hyde Park in pullman. Una volta attraversato il parco, ecco comparire i cancelli dorati di Buckingham Palace. Ed è qui, presso la dimora reale settecentesca, che si è concluso il mio viaggio.

Vorrei terminare con qualche consiglio: com’è risaputo, Londra è famosa per il suo meteo variabile, e non potrebbe essere più vero, per cui, quando uscite al mattino, ricordate di vestirvi a strati o di portare sempre qualcosa con cui coprirsi.  Per quanto riguarda i controlli, al momento il passaporto non è ancora necessario ed è sufficiente la carta d’identità. Inoltre, una volta atterrati, tenete conto che dovrete passare circa un’ora in coda agli Uk border, gli uffici d’accesso al Paese che controlleranno il vostro documento e vi faranno qualche domanda a proposito del motivo per cui vi trovate nel Regno Unito.

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