Sondrio, 17 gennaio 2017   |  

Trenord come l'Armir: “cavalli quattro, uomini quaranta”

Un nostro lettore, certamente non isolato stando alle segnalazioni che ci giungono da più parti, segnala l'affollamento dei treni frequentati dai pendolari. Non è forse il peggiore dei mali, ma Trenord non può fingere che il problema non esista.

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Egregio dottor Alberto Comuzzi, direttore di Valtellina News,

mi permetto scrivere per chiederLe la cortesia di pubblicare questa mia lettera sul giornale on line da Lei diretto, in quanto ritengo che il mio pensiero possa essere profondamente condiviso dalla maggior parte dei Valtellinesi e Valchiavennaschi.

Mi riferisco al problema della società Trenord che in generale mal gestisce il trasporto ferroviario nella nostra regione, inclusi i treni che partono e arrivano nella nostra provincia di Sondrio.

Carrozze gelide, treni in ritardo, se non addirittura cancellati senza motivazione, carrozze sporche, treni desueti sembra risalenti all’”epopea del Far West”, vagoni simili a “carri bestiame” sui quali caricare pendolari costretti a stare in piedi (alla faccia della sicurezza) pur avendo pagato il biglietto a prezzo pieno.
Eh sì; prezzo pieno vorrebbe dire viaggiare serenamente seduti, al caldo nei periodi freddi e al fresco in quelli caldi, vorrebbe dire non avere schifo a sedersi per lo sporco imperante nelle carrozze.
Ha ragione Giorgio Nana (FiltCgil), unica voce che grida nel deserto, nel chiedere alla Caritas coperte per i pendolari che si trovano a viaggiare su vagoni freddi e, spesse volte, senza luce! Altro che ironia, come si difende Trenord senza ragione alcuna, questa è una grande verità!
Trenord la finisca di prenderci in giro anche perché siamo veramente stanchi di questo trattamento da terzo mondo, quando regolarmente paghiamo per un servizio adeguato alle nostre attese.

Egregio dottor Comuzzi, Le chiedo di diventare voce di tutti noi che utilizziamo in via diretta o indiretta il treno; basta l’arroganza di Trenord, basta essere presi in giro; pretendiamo il trattamento adeguato al biglietto che paghiamo e, visti gli ultimi aumenti, forse è arrivato il momento di alzare veramente la voce.

Nella speranza che possa pubblicare integralmente la mia missiva, oltre a dedicare uno spazio sul Suo giornale on line a tutti coloro che hanno qualcosa da dire in proposito, gradisca i miei cordiali saluti.

Lettera firmata

Gentile Signore, oltre che scrivere con cognizione di causa su un argomento serio come quello della mobilità (evidentemente lei è uno dei tanti pendolari che ogni giorno per raggiungere il posto di lavoro sono costretti a percorre decine di chilometri), dobbiamo darle atto che la sua è una civilissima denuncia che i vertici di Trenord non dovrebbero sottovalutare. Il nostro giornale non è la prima volta che documenta il disagio di tanti viaggiatori lungo le tratte della Valtellina e della Valchiavenna. L'affollamento di tante carrozze ci ricorda il comando dell'Armir che, sui treni diretti al fronte russo nella Seconda guerra mondiale, disponeva che su ogni vagone fossero alloggiati: “cavalli quattro, uomini quaranta”, mostrando di avere più cura degli animali che degli uomini. Le confermiamo che in questa giusta battaglia per migliorare il servizio di Trenord troverà Valtellinanews schierata al suo fianco e a quello dei tanti che la pensano come lei. (a.com.)

 

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