Sondrio, 24 aprile 2020   |  
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Una grande opportunità del dopo coronavirus

di Franco Cecchin

L’unico modo di uscire da questa pandemia è proprio la riscoperta della reciprocità, il senso dell’appartenenza, la comunità.

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Cristo Pantocratore

Aprendoci all’inizio del Terzo millennio, pensavamo noi uomini e noi donne dell’era delle grandi conquiste scientifiche e tecnologiche di aver trovato la soluzione di tutti i nostri problemi e di tutte le nostre aspettative.

Dopo l’attacco terroristico alle Torri Gemelle del 2001 e dopo la crisi finanziaria del 2008, ci è voluto la pandemia del coronavirus del 2020 per svegliarci dalla nostra incoscienza, dalla nostra presunzione e dal nostro individualismo.

Questo virus, che sta coinvolgendo ogni abitante della terra, rompe le nostre certezze, tramortisce le nostre vite e ribalta la nostra storia. Tutti gli ambiti personali e comunitari, tutti gli ambiti filosofici e religiosi, e tutti gli ambiti politici ed economici sono stati coinvolti.

È un paradosso ma è vero: la pandemia del coronavirus ha messo in evidenza, in un modo più intenso del solito, il fatto che tutta la realtà, terrena e umana, nei suoi molteplici aspetti, è una relazione, è una reciprocità, è un’interazione.

Dobbiamo renderci conto che l’unico modo di uscire da questa pandemia è proprio la riscoperta della reciprocità, il senso dell’appartenenza, la comunità, il sentirci parte viva di qualcosa di più grande, di cui prenderci cura e che si può prendere cura di noi.

Il travaglio drammatico, che stiamo vivendo in questi giorni, può diventare una grande opportunità se lo vogliamo a tutti i livelli. Evidentemente, da parte di tutti a partire da ciascuno di noi, dobbiamo mettere in atto un cambio di paradigma.

È urgente compiere una svolta eco sociale: la cura dell’ambiente, delle persone, della società, dell’economia, della salute, della cultura e della fede deve essere “presa in carico” da ogni abitante della terra con consapevolezza e corresponsabilità.

Suggeriamo -  uso il “noi” perché quello che sto per indicare è stato condiviso da alcuni cristiani e da alcuni non credenti - alcune piste di impegno:

1 - Riscopriamo la politica come ricerca del Bene Comune nei suoi molteplici aspetti. Ci può essere di aiuto la Dottrina sociale della Chiesa.

2 - Impegniamoci ad attuare un’ecologia integrale come è stata indicata in un modo coraggioso e profetico da papa Francesco, nella sua enciclica “Laudato sì”. Sostenendo gli ecosistemi e riducendo al massimo gli allevamenti intensivi, arriveremo ad una poca probabilità di contatto e trasmissione di agenti patogeni tra esseri umani, bestiame e fauna selvatica. E soprattutto praticando uno stile di vita ecologico da parte di tutti (individui, famiglie, nazioni… ) faremo l’esperienza stupenda di percepire la terra come la “nostra casa”. 

3 - E’ urgente, poi, tutelare, sostenere e allargare la sfera dei beni pubblici: sanità (sanitari, prevenzione, terapie, superamento delle diseguaglianze sanitarie… ); educazione (scuola, università e ricerca devono raggiungere i livelli dei Paesi come Francia e Germania… ); industria (un agenzia nazionale pubblica a difesa della produzione e dell’occupazione… )  e agricoltura (sostegno educativo ed economico per una vera cultura della terra italiana… ).

4 – E’ indispensabile mettere in atto i presupposti perché tutti paghino le tasse giuste; perché chi ha grandi patrimoni siano disponibili a devolverne una parte alla comunità per sostenere i più deboli; perché si arrivi ad una radicale riduzione delle  spese militari (a cominciare dal 25%) sapendo che oggi non ha più senso la corsa agli armamenti (non facciamo parte della  stessa famiglia umana!); perché cresca sempre più la solidarietà effettiva e responsabilizzante tra gli Stati europei e tra tutti gli Stati del mondo (ONU e tutti gli altri organismi non siano più istituzioni formali!).

5 – E’ salutare, inoltre, che ci sia un’informazione e una formazione adeguate perché ogni cittadino abbia la capacità di discernere e di verificare le varie informazioni per neutralizzare le false notizie e per orientare tutti a una conoscenza vera e responsabile in modo che tutti siano soggetti della fraternità del mondo.

6 – Escludendo alcune eccezioni di violenza interpersonale nelle abitazioni, il fenomeno del coronavirus ha portato anche un avvicinamento tra le persone, dettato molto spesso dalla paura o dal bisogno. Siamo sollecitati perché questa ripresa di prossimità si approfondisca con la consapevolezza che facciamo parte della stessa famiglia umana.

7 – Infine, è provvidenziale che chi crede in Dio e soprattutto i cristiani sono chiamati ad essere “l’anima del mondo”, non nella dinamica del proselitismo, ma della testimonianza, ad un impegno fattivo e continuativo della giustizia, della pace e della custodia del creato. Il nostro essere i primi in questa missione porterà molti a chiedersi: “Chi te lo fa fare?”. E allora risponderemo annunciando l’Evangelo: la buona e lieta notizia, che Dio Padre ha tanto amato l’umanità da  offrirci suo Figlio per darci la possibilità con il dono dello Spirito Santo di essere suoi figli e tra di noi fratelli. *

* Assistente diocesano del Movimento della Terza Età  della Chiesa  ambrosiana

 

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