Sondrio, 01 dicembre 2017   |  
Opinioni   |  Economia

Editoriale - Vince Amazon, perdono negozianti e artigiani

di Alberto Comuzzi

I soldi si spendono sempre di più nell' e-commerce, un canale di vendite che, non a caso, ha visto esplodere il proprio fatturato.

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Il Black Friday degli sconti non è una tradizione italiana o europea. Si collega alla festa del Ringraziamento statunitense e dal 1924, spinta dalle catene commerciali, segna l'avvio dei grandi acquisti natalizi. Come è arrivata in Italia? Come mai ce la ritroviamo sui cellulari e rilanciata in tutti i telegiornali?

Gli acquisti natalizi non avvengono quasi più nei negozi e cominciano a diventare meno anche negli ipermercati e nei centri commerciali. Le offerte della pubblicità, spesso decisamente invasive, vaggiano in internet dove spopolano i grandi siti di e-commerce. I soldi si spendono sempre di più in quest'ultimo canale di vendite che, non a caso, ha visto esplodere il proprio fatturato. Emblematico il caso di Amazon in questi giorni venuto alla ribalda delle cronache per la protesta dei dipendenti italiani malpagati (che avrebbero dato forza ai colleghi in Germania, scesi anch'essi in sciopero). Amazon vende in Italia, secondo stime annuali, tra un miliardo e mezzo e i due miliardi di euro.

Gli acquisti sui grandi portali funzionano, non c'è dubbio, perché tagliando fuori rivenditori e negozianti, riducono i prezzi delle merci. Amazon e gli altri competitor non sono soggetti italiani e gli utili che si fanno nella Penisola vanno altrove. Spesso anche le tasse vengono pagate al minimo e la Comunità europea oltre ai governi di diversi Paesi stanno cercando di recuperarle.

Ma se vince Amazon e simili, chi perde? In prima battuta non certo chi acquista. I prezzi, come detto, sono più bassi, ma soprattutto le merci arrivano a casa.
Perdono gli operatori commerciali che, in Lombardia come altrove, non vedono più i clienti impegnati nelle scelte e nelle ordinazioni via Internet. In pratica, venendo meno il vis a vis con la clientela, gli esercenti ne perdono i gusti e gli orientamenti.

Perdono poi gli artigiani e i produttori che magari in periodi “clou” come Natale, Pasqua, inizio dell'estate o dell'inverno, facevano affidamento per risollevarsi dalla stagnazione di consumi di altri periodi dell'anno. Sta riducendosi anche l'appeal dei centri commerciali, le città luminose costruite per invitare allo shopping. Non a caso le reti di distribuzione cominciano a protestare contro la concorrenza sleale, quando è sleale, dei grandi portali internazionali.

Se si spengono le insegne luminose dei negozi, costretti a chiudere per gli alti affitti e per una tassazione ormai fuori controllo e se anche i centri commercili cominciano ad entrare in crisi, rischiamo di avere le luci solo dei camioncini che consegnano merci e di qualche sala Bingo (di cui, in vero, faremmo proprio a meno).

Non possiamo chiedere ai nostri lettori, alle famiglie italiane, di privilegiare l'acquisto, sempre e comunque, a chilometro zero. Chiediamo solo una riflessione su questo "black friday di importazione" che è gioioso all'estero e meno nella nostra economia. Non a caso molti negozianti si sono dimostrati piuttosto tiepidi nel comprime eccessivamente i prezzi.

Una ricorrenza di fine Novembre che, poco o tanto, inciderà su negozi tradizionali, fiere dell'artigianato, bancarelle, ipermercati e acquisti dai produttori. Di più: una ricorrenza che rischia di tagliare fuori i saldi di Gennaio, anticipati nei fatti - via Internet - di oltre un mese.

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